È morto Umberto Bossi, figura di primo piano della politica italiana, all’età di 84 anni. Si è spento dopo settimane di ricovero all’ospedale di Varese, dove le sue condizioni si erano aggravate progressivamente.
Fondatore della Lega Nord e figura centrale della politica italiana per decenni, Bossi aveva subito nel 2004 un grave ictus che lo aveva costretto a un lungo periodo di riabilitazione.
Nonostante gli anni e le difficoltà, il suo nome è rimasto legato alla storia del federalismo e dell’autonomismo nel Nord Italia, e la sua presenza politica ha continuato a essere significativa per i sostenitori del movimento.
La malattia
Nel 2004, un ictus impose a Umberto Bossi un temporaneo ritiro dai ruoli di primo piano della politica, ma non lo allontanò dalla Lega. Nonostante i problemi fisici e le periodiche voci su una fine imminente, Bossi mantenne una posizione centrale all’interno del partito, anche se la sua influenza si ridusse inevitabilmente con il passare degli anni.
Negli ultimi mesi, la sua salute è peggiorata in modo drammatico. Ricoverato a Varese per un malore, ha trascorso le ultime settimane in condizioni sempre più critiche, isolato, fino al decesso.
La vita di Bossi prima della Lega
Umberto Bossi nacque il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago, in provincia di Varese, primogenito dell’operaio tessile Ambrogio Bossi e della portinaia Ida Mauri. Cresciuto insieme ai fratelli Franco e Angela, Bossi frequentò il liceo scientifico e iniziò la facoltà di medicina a Pavia senza conseguire la laurea.
Da giovane coltivò la passione per la musica, esibendosi come chitarrista dilettante sotto il nome d’arte Donato. Questa attività lo mise in contatto con Roberto Maroni, tastierista e futuro collaboratore politico. Negli anni giovanili Bossi militò in diversi ambienti della sinistra radicale, con un breve periodo nel PCI, partecipando anche a iniziative culturali e sociali locali, dalla poesia in dialetto lombardo alla promozione della storia del territorio.
La svolta autonomista avvenne nel 1979, quando Bossi conobbe Bruno Salvadori e si avvicinò alle idee federaliste e autonomiste. Insieme a Maroni iniziò a costruire una rete di movimenti autonomisti nel Nord Italia e fondò giornali e riviste che anticiparono la nascita della Lega Lombarda. Dopo la morte di Salvadori nel 1980, Bossi continuò l’attività editoriale e politica, dando vita alla Lega Autonomista Lombarda nel 1984, che si sarebbe evoluta nella Lega Nord.
La Lega Nord
Umberto Bossi fondò la Lega Autonomista Lombarda nel 1984, con l’obiettivo di dare voce alle istanze federaliste e autonomiste del Nord Italia.
Negli anni successivi il movimento si ampliò, unendo diverse forze regionali e dando vita alla Lega Nord, che partecipò a elezioni locali, regionali e nazionali, ottenendo progressivamente seggi nei comuni e nelle province settentrionali.
Il 1987 segnò un momento importante della carriera di Bossi: fu eletto senatore, guadagnandosi il soprannome di “Senatùr”, simbolo della sua presenza costante nel Parlamento. Sotto la sua guida, la Lega consolidò la propria organizzazione sul territorio, sviluppando una rete capillare di rappresentanza e comunicazione, e diventando un punto di riferimento stabile per le istanze federaliste.
Il partito attraversò diverse fasi, dalle prime vittorie elettorali locali agli accordi e alle alleanze nazionali, mantenendo sempre al centro l’autonomia delle regioni settentrionali.
I due matrimoni di Umberto Bossi
Umberto Bossi si sposò per la prima volta il 31 agosto 1975 con Gigliola Guidali. La separazione avvenne nel 1982, dopo la scoperta da parte di Guidali che Bossi non esercitava la professione medica come le aveva fatto credere.
In seguito, Bossi incontrò Manuela Marrone, di origini siciliane, insegnante elementare trasferitasi a Milano. La coppia si legò sentimentalmente nei primi anni ’80, in un periodo cruciale per la nascita del movimento che sarebbe diventato la Lega Nord, e si sposò il 21 gennaio 1994. Manuela Marrone fu al fianco di Bossi per oltre quarant’anni, sostenendolo nella politica e nella gestione della famiglia, e accompagnandolo anche durante la lunga riabilitazione post-ictus.
Le polemiche sulla moglie baby pensionata
Tra gli episodi più discussi legati alla figura di Umberto Bossi, nel corso degli anni è tornata più volte alla ribalta proprio la vicenda della seconda moglie, Manuela Marrone. L’ex insegnante andò in pensione nel 1992 a 39 anni, usufruendo delle cosiddette baby pensioni, allora consentite dalla normativa. Il caso emerse soprattutto tra il 2011 e il 2012, quando venne citato nel libro-inchiesta Sanguisughe di Mario Giordano e ripreso da diversi commentatori, tra cui Luca Telese. La notizia suscitò polemiche in un momento in cui la Lega portava avanti una dura critica ai privilegi e agli sprechi dello Stato. Un contrasto che alimentò il dibattito pubblico, mettendo in luce le tensioni tra narrazione politica e vicende personali.
I guai con la giustizia del primogenito Riccardo
Dal primo matrimonio di Umberto Bossi nacque Riccardo che rimase legato alla famiglia, ma senza un coinvolgimento pubblico costante. Il primogenito è stato coinvolto in diversi procedimenti, con sviluppi anche recenti. Nel 2025 è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Varese a un anno e quattro mesi per maltrattamenti nei confronti della madre, in un contesto segnato – secondo l’accusa – da richieste di denaro e tensioni familiari. Nello stesso anno è arrivata anche una condanna a due anni e sei mesi per indebita percezione del Reddito di cittadinanza.
Gli altri figli del Senatur
Con Manuela Marrone, Bossi costruì una famiglia numerosa: Renzo, Roberto Libertà ed Eridano Sirio. Renzo, nato nel 1988 e soprannominato “Il Trota”, intraprese inizialmente la carriera politica seguendo le orme del padre, diventando il più giovane consigliere regionale della Lombardia, e in seguito si dedicò all’attività imprenditoriale nel settore agricolo.
Roberto Libertà, nato nel 1990, ha mantenuto un profilo più riservato, partecipando a iniziative legate alla famiglia e al movimento politico del padre.
Eridano Sirio, nato nel 1995, ha condotto una vita simile, lontana dai riflettori ma sempre inserito nel contesto familiare.
L’eredità di Umberto Bossi
Il patrimonio di Umberto Bossi comprendeva diverse proprietà immobiliari e terreni, molti dei quali intestati alla moglie Manuela Marrone. Tra queste figurano due case, due fabbricati e quattordici terreni, inclusa la villa di Gemonio, simbolo del Carroccio, con una valutazione stimata di circa 430.000 euro. A questi beni si aggiungono quote di proprietà e possibili ricavi derivanti da passate vendite immobiliari.
Con la scomparsa di Bossi, la successione si concentra principalmente su Manuela Marrone. A seguire, i quattro figli risultano eredi secondo le quote previste dalla successione legittima. Gran parte delle proprietà immobiliari sono già intestate alla moglie, quindi la divisione interesserà principalmente conti, quote di proprietà e beni mobili, oltre agli eventuali ricavi futuri legati agli immobili.
Oltre all’aspetto materiale, l’eredità di Bossi comprende anche il patrimonio simbolico e politico, con un ruolo nella storia della Lega e nella promozione del federalismo e dell’autonomismo nel Nord Italia.