Ufficialmente si rimane sposati, si vive insieme, si frequentano persino amici vecchi e nuovi, ma di fatto quando si è in casa si diventa quasi estranei: ciascuno coltiva i propri hobby, arrivando persino a cucinare ognuno per sé ciò che si preferisce. Sono i cosiddetti empty shell marriages, i matrimoni “dal guscio vuoto”. Quelli dove la forma rimane, proprio come per alcune conchiglie, ma di fatto il contenuto sparisce: non solo il trasporto di un tempo, che fisiologicamente lascia spesso spazio ad altri sentimenti, ma persino quella condivisione di momenti che rende speciale un’unione.
Crescono i “matrimoni vuoti”
Fino a poco tempo fa a far discutere sono stati i grey divorces, i “divorzi grigi”, con un aumento considerevole di separazioni tra gli over 50 e 60. Oggi che il fenomeno si è stabilizzato (o forse solo normalizzato), la nuova tendenza che rilevano i sociologici riguarda anche chi formalmente rimane sposato e continua a vivere sotto lo stesso tetto, nonostante il matrimonio di fatto abbia persino il suo vero significato. Ad analizzare gli empty shell marriages è stato di recente il New York Times, offrendo una serie di spunti di riflessione sui cambiamenti che la società attuale sta attraversando.
Condividere il tetto, ma non la vita
Il concetto alla base degli empty shell marriages è la condivisione dello stesso tetto, ma non più della vita e del suo senso più profondo. Significa abitare allo stesso indirizzo, avere magari anche gli stessi account social, dove fanno bella mostra di sé persino le foto di matrimonio o di qualche momento speciale. Nessuna rottura ufficiale, dunque, né alcuna tensione apparente turba l’equilibrio formale della coppia, che però semplicemente vive un distacco emotivo: moglie e marito diventano di fatto estranei. O “soci”.
Quali sono le coppie che si svuotano
È un fenomeno che riguarda soprattutto gli over 50 e 60, quelli che non scelgono la separazione o il divorzio (negli USA è ormai una realtà per più di 4 ultracinquantenni su 10, raddoppiati rispetto agli anni ’90). Il motivo, come spiega al NYTimes Susan Brown, psicologa della Bowling Green State University, è che
Questa generazione vive più a lungo delle precedenti e questo porta a chiedersi se abbia ancora senso portare avanti un matrimonio senza senso
Come osserva anche un altro psicologo, Leahcim Semaj, nel caso delle coppie “vuote”, il matrimonio non viene sciolto, ma va avanti per inerzia, per interesse economico, per paura di essere giudicati in caso di separazione o per non turbare i figli.
Il matrimonio cambia nel tempo
«Il matrimonio non è un dato immobile. È una forma culturale, e come tutte le forme culturali porta scritta dentro di sé un’epoca. Il problema è che quell’epoca è finita, ma la forma è rimasta la stessa», osserva Cristina Berrettini, antropologa e consulente familiare. «Per secoli il matrimonio si è retto anche senza amore: bastavano l’alleanza, la discendenza, l’organizzazione economica. Poi è diventato un legame affettivo e infine un progetto identitario totale in cui si chiede all’altra persona di essere il tutto. È un carico pesante e spesso la coppia finisce con il rompersi. Resta in piedi come forma, ma perde la sostanza», aggiunge Berrettini, che definisce questo fenomeno una “coabitazione amministrativa”: due persone che condividono casa, conti, figli, agenda. Ma non condividono più un progetto affettivo vivo.
Una coabitazione oggi più evidente
La tendenza sembra aumentare, ma forse a crescere è soprattutto la visibilità: «In passato molte coppie si svuotavano allo stesso modo. Restavano insieme più a lungo per vincoli religiosi, economici, sociali. Il giudizio pubblico teneva insieme quello che l’affetto non teneva più, mentre ora quei vincoli sono più deboli. Il matrimonio non è più un’istituzione da preservare a ogni costo, ma una relazione da vivere in modo autentico. Quindi lo svuotamento, prima nascosto dentro un guscio formale accettato, oggi emerge, si racconta, si separa», sottolinea l’antropologa.
Oggi si finge meno
Le coppie, quindi, possono permettersi di non fingere, come spiega Berrettini che va alle radici dei motivi: «L’inerzia esiste: separarsi costa energia, decisioni, ricostruzione. Anche l’economia pesa, spesso più di quanto si ammetta: due case, due bilanci, pensioni da ridefinire. E poi il giudizio sociale resta forte in molti contesti, dove la separazione è ancora percepita come un fallimento pubblico. Anche i figli – e anche se sono adulti – restano un freno reale: molti genitori restano insieme per non destabilizzare un equilibrio che percepiscono come fragile. Ma dietro questi motivi ce n’è uno meno visibile, e più decisivo: la difficoltà di riconoscere che il rapporto è già diventato altro».
Capire quando il rapporto cambia
«Si continua a condividere la gestione della casa, senza più condividere un progetto. Il matrimonio si svuota esattamente in quel momento: quando resta organizzazione domestica e smette di essere relazione viva», spiega Berrettini, che sottolinea come si tratti di un fenomeno fisiologico, anche se non inevitabile: «Il matrimonio era stato pensato per durare quanto durava la vita media, non quanto dura oggi una vita che si allunga di decenni. Nessuno ha mai riscritto quel rito per adattarlo al tempo nuovo. Continuiamo a entrarci con lo stesso gesto simbolico di due secoli fa, e poi ci sorprendiamo se non regge fino in fondo». D’altro canto anche i grey divorces sono legati allo svuotamento del matrimonio perché, come spiega Berrettini, quasi mai sono il primo atto della crisi. Sono il suo esito finale».