Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha annunciato di voler introdurre il divieto di utilizzare i social network alle persone con meno di 15 anni a partire dal prossimo anno. Ha spiegato che i social sono pensati e disegnati per creare dipendenza e trarne profitto, e che il governo ha intenzione di presentare una proposta di legge sul divieto entro l’estate, con l’obiettivo di farla entrare in vigore a partire dal 1° gennaio del 2027.
Questa misura si inserisce in un dibattito internazionale che vede alcuni Stati adottare già il divieto.
Il progetto di legge della Spagna
La Spagna intende vietare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni. L’annuncio è arrivato dal presidente del governo Pedro Sánchez, intervenuto al World Government Summit di Dubai, dove ha presentato le linee guida di una futura normativa dedicata alla protezione dei più giovani nello spazio digitale.
Non si tratta di un caso isolato, ma di una proposta che si inserisce in un dibattito già avviato a livello internazionale sul rapporto tra minori, piattaforme digitali e responsabilità degli Stati.
Il progetto del governo spagnolo
Secondo quanto dichiarato da Sánchez,l’obiettivo è fissare per legge un limite chiaro all’uso dei social network, superando l’attuale sistema basato sulle condizioni d’uso delle piattaforme. Il divieto per gli under 16 si inserisce in un pacchetto di cinque misure volto a rafforzare il controllo pubblico sulle grandi piattaforme digitali.
«I social network non possono continuare a operare come se fossero territori senza regole», ha affermato il premier, sottolineando la necessità di un intervento pubblico per tutelare i minori da rischi ormai ampiamente documentati, dalla dipendenza digitale all’esposizione a contenuti dannosi.
Verifica dell’età e obblighi per le piattaforme
Un punto centrale della proposta riguarda i meccanismi di verifica dell’età. Sánchez ha chiarito che «non basta più chiedere agli utenti di dichiarare quanti anni hanno».
Il governo spagnolo intende introdurre obblighi specifici per le piattaforme, chiamate a dotarsi di sistemi di controllo più efficaci e a rispondere in prima persona in caso di violazioni. La responsabilità, nelle intenzioni dell’esecutivo, non dovrà ricadere solo sulle famiglie.
Protezione dei minori e contenuti online
Nel suo intervento, Sánchez ha collegato il tema dell’età minima a quello della qualità dell’ambiente digitale. «Non possiamo accettare che i minori crescano in uno spazio dominato dall’odio, dalla disinformazione e dalla polarizzazione», ha dichiarato.
Il progetto spagnolo si inserisce quindi in una strategia più ampia che punta a rafforzare la tutela dei dati personali, limitare la diffusione di contenuti nocivi e aumentare la trasparenza degli algoritmi.
La strategia per contrastare gli abusi dei colossi digitali
Oltre a vitare i social network ai minori di 16 anni, il premier Spagnolo ha annunciato altre strategie per contrastare gli abusi dei colossi digitali.
Tra gli interventi previsti figurano la fine dell’impunità per i dirigenti delle aziende tecnologiche, la qualificazione come reato della manipolazione degli algoritmi e dell’amplificazione di contenuti illegali, la creazione di un sistema di tracciamento e quantificazione capace di misurare una vera e propria «impronta di odio e polarizzazione» e l’avvio di un lavoro congiunto con la procura per valutare possibili violazioni legali da parte di piattaforme come Grok, TikTok e Instagram.
«So che non sarà facile: i social network e le loro aziende sono più ricchi e più potenti di molti Paesi, compreso il mio, ma il loro potere e la loro influenza non devono spaventarci, perché la nostra determinazione è più grande della loro ricchezza», ha detto Pedro Sánchez.
Australia e Francia: cosa è già stato fatto
Riguardo allo stop all’utilizzo dei social network per gli under 16, la Spagna non è un caso isolato a livello internazionale.
Il primo Paese ad aver introdotto un divieto esplicito è stato l’Australia a dicembre, con una legge già entrata in vigore che impone alle piattaforme l’obbligo di impedire l’accesso agli under 16, prevedendo sanzioni in caso di inadempienza.
In Francia, invece, il percorso è stato diverso: la normativa approvata negli ultimi anni prevede limiti all’accesso dei minori ai social network e introduce il consenso dei genitori come requisito essenziale sotto una certa soglia d’età.
Un modello meno radicale, ma comunque orientato a rafforzare il controllo pubblico sull’ecosistema digitale.
La posizione dell’Italia
In Italia non esiste al momento un divieto legale che impedisca ai minori di 16 anni di utilizzare i social network. La soglia di età resta quella fissata dalle piattaforme, generalmente a partire dai 13 anni, in linea con il regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR).
Il tema, però, è ciclicamente al centro del dibattito politico e istituzionale. Negli ultimi anni, autorità e governi hanno puntato soprattutto su educazione digitale, responsabilità genitoriale e strumenti di controllo, più che su un divieto generalizzato.
L’annuncio della Spagna riporta ora la questione al centro della discussione: se seguire l’esempio di chi ha scelto la via del divieto o continuare a muoversi su un terreno di regolazione graduale.