Si chiude con un risarcimento non voluto la vicenda giudiziaria di Leonardo Apache La Russa, il figlio 21 enne del Presidente del Senato Ignazio La Russa.

La denuncia contro Leonardo La Russa per violenza sessuale e revenge porn

Il giovane era stato denunciato per violenza sessuale e revenge porn da una ragazza di 22 anni, sua ex compagna di scuola incontrata in discoteca la sera del 18 maggio 2023 a Milano. I due, dopo aver lasciato il locale, avevano avuto un rapporto sessuale a casa di La Russa. Quaranta giorni dopo, la denuncia della giovane donna per violenza sessuale e revenge porn, per la diffusione di video intimi all’insaputa della vittima.

Archiviata prima la denuncia per violenza sessuale

L’accusa di violenza sessuale era stata già archiviata lo scorso ottobre malgrado la giovane fosse stata considerata sincera dal magistrato. Il giudice però non aveva riscontrato la prova della coercizione. Nel frattempo, La Russa aveva chiesto di accedere a un percorso di giustizia riparativa per il reato di revenge porn. La Russa junior infatti era accusato di aver inviato all’amico Tommaso Gilardoni un video a contenuto sessualmente esplicito che ritraeva la vittima, destinato a rimanere privato.

L’offerta di 25mila euro alla vittima

Gilardoni alla fine è stato condannato a un anno, nel caso di La Russa junior invece la giudice dell’udienza preliminare ha considerato congrua la cifra di 25mila offerta alla ragazza. La decisione della giudice rende estinto il reato. Non ci sarà quindi processo né percorso di recupero per La Russa. Cade anche l’ipotesi di giustizia riparativa avanzata dai legali di La Russa.

Leonardo Apache, figlio di Ignazio La Russa in uno dei suoi video pubblicati su youtube.

La donna obbligata ad accettare il risarcimento economico

«Dopo l’archiviazione della violenza sessuale, la donna che aveva denunciato La Russa jr è obbligata ad accettare il risarcimento economico che aveva sempre rifiutato e vedere estinto il reato di revenge porn» dichiara Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza.

«Ancora una volta, il sistema giudiziario non rende giustizia alla donna. L’utilizzo della giustizia riparativa, in questi casi, si poggia su una disparità che agendo di fatto con una mediazione, non consente alla vittima un reale risarcimento e la fa sentire nuovamente vittima, questa volta da chi avrebbe dovuto tutelare la sua persona e la sua dignità» continua Carelli.

La giovane donna ha annunciato ricorso

L’avvocato della ragazza ha annunciato ricorso, sottolineando che solo per la diffamazione a mezzo stampa il risarcimento è di 50mila euro. La ragazza quella sera aveva bevuto alcol e assunto droga. Il Presidente del Senato dopo la denuncia aveva raccontato di aver interrogato a lungo il figlio e si era detto certo che il ragazzo non avesse commesso nulla di penalmente rilevante.

Le proteste davanti al Palazzo di Giustizia

«In un clima di attacco generale alla libertà e all’autodeterminazione delle donne, questo caso giudiziario conferma tutte le preoccupazioni che D.i.Re e il movimento delle donne stanno da tempo denunciando, anche relativamente all’applicazione della giustizia riparativa ai reati contro le donne» conclude la presidente di D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. Anche Non Una Di Meno fa sentire la sua voce con un flash mob davanti al Palazzo di Giustizia di Milano: «Sorella, noi ti crediamo anche quando lo sturpatore si chiama La Russa».