Lei che aveva giurato che mai avrebbe diviso la pista con qualcuno, pattina sul ghiaccio da dieci anni mano nella mano con il suo partner. Lui che vedeva la sua carriera già al tramonto, oggi è uno dei pattinatori più completi al mondo, per maturità, esperienza e forma fisica. Sei anni dividono Rebecca Ghilardi, che oggi ne ha 27, e Filippo Ambrosini, 33. Quella delle Olimpiadi di Milano Cortina sarà la loro ultima competizione sul ghiaccio.

Rebecca Ghilardi e Filippo Ambrosini, quando vederli al Forum di Assago

Li potremo vedere il 15 e 16 febbraio al Forum di Assago, quando tutti staremo col fiato sospeso, incollati alla tivu: negli occhi, i tripli twist di Rebecca, letteralmente lanciata in aria e ripresa da Filippo. E poi i tripli salti in coppia, perfettamente sincronizzati. E le prese acrobatiche, con Rebecca tenuta in aria con un solo braccio, scivolando sul ghiaccio, oppure recuperata dopo avvitamenti spettacolari sul corpo di Filippo. Quella spettacolarità che, come nella ginnastica artistica, anche nel pattinaggio acrobatico si è evoluta, spingendosi sempre più in là, a livelli impensabili fino a qualche anno fa, come spiega Rebecca: «Ci sono atleti che fanno anche i salti quadrupli, proprio perché oggi si ricerca una maggiore performance atletica. Un tempo contava di più l’aspetto artistico, l’interpretazione, a cui noi però noi continuiamo a dare ancora molta importanza». Filippo infatti aggiunge: «La nostra disciplina è completa e complessa proprio perché, oltre alla fisicità, conta molto il lato artistico, la parte coreografica, l’interpretazione». In questa disciplina si è artisti sul ghiaccio, oltre che atleti.

Una carriera lunghissima, prima da soli e poi in coppia

Le musiche che la coppia interpreta, infatti, richiedono una certa capacità artistica. I due nelle loro prime stagioni insieme hanno interpretato i famigerati fuorilegge degli anni Trenta Bonnie e Clyde.

Poi hanno pattinato sulle musiche di Moulin Rouge, Il fantasma dell’opera, Il buono, il brutto, il cattivo, nonché sull’opera di Rossini Il barbiere di Siviglia. E poi Volare, C’era una volta in America, Dracula di Bram Stoker.

Dopo le Olimpiadi questa coppia chiuderà la sua carriera, fatta di alti e bassi, di momenti in cui rivedere tutto e di altri in cui toccare il cielo. Come agli Europei del 2023 a Espoo, in Finlandia, quando conquistano la medaglia d’argento. O a quelli di Kaunas, in Lituania, nel 2024, dove chiudono in terza posizione: «Forse il momento più bello della carriera, perché abbiamo performato con spensieratezza, eravamo nel flow», dice Filippo Ambrosini.

L’incontro nel 2015

Non è affatto facile trovare il flow, quella magica combinazione di concentrazione e assorbimento che ti fa quasi perdere la nozione del tempo. Uno stato mentale in cui si raggiungono prestazioni altissime. Ma non è stato sempre così per questa coppia. Rebecca è di Pedrengo, alle porte di Bergamo. Aveva 16 anni quando le viene chiesto di provare a pattinare con Filippo. Era pronta al suo debutto senior dopo aver iniziato a otto anni e non aveva mai gareggiato in coppia. Solo pochi mesi dopo, con Filippo Ambrosini vince la medaglia di bronzo al Lombardia Trophy e, un mese più tardi, conquista il bronzo alla Coppa internazionale di Nizza. La loro strada era aperta.

I due atleti con la divisa delle Fiamme Azzurre, l’Arma a cui appartengono

Filippo e Rebecca si scelgono

Filippo invece pattinava già in coppia. La sua partner per diversi anni è Alessandra Cernuschi, con la quale vince la medaglia di bronzo ai campionati italiani. Poi lei prende strade diverse, mentre lui prova a ripartire con diverse partner, ma senza trovare l’intesa perfetta. «A dicembre 2015 andai a vedere i Campionati italiani junior a Torino» racconta Ambrosini. «L’allenatore mi disse di osservare bene chi potesse fare al caso mio. Sapevo che per me probabilmente sarebbe stata l’ultima chance. Guardai tutti i campionati e scelsi Rebecca, e fu la stessa scelta – seppi più tardi – che fecero anche i miei allenatori».

Filippo Ambrosini e l’amore per il pattinaggio

Lui aveva 22 anni quando iniziò a pattinare con lei. Suo padre voleva che diventasse un campione di hockey, una disciplina così maschia, dove la competizione si gioca anche nella forza di sbaragliare fisicamente l’avversario. Ma Filippo voleva altro, voleva danzare sul ghiaccio, voleva che la sua forza e la sua fisicità esplodessero in grazia ed eleganza. E lo voleva con così tanta determinazione da convincere i suoi genitori a lasciarlo trasferire da Asiago (la sua città) a Milano, per potersi allenare ad Assago. Anni duri, con la scuola da seguire e terminare. Anni in cui le tue energie fisiche e mentali devono spartirsi tra lo studio e la pista, tra le lezioni e il concentrato di palestra a secco, ghiaccio, Pilates e danza che questa disciplina così complessa rappresenta.

Non sacrifici, ma scelte consapevoli

Ma quando li vedi danzare, tutto è talmente fluido, aggraziato e apparentemente semplice, che non puoi percepire il lavoro minuto e quotidiano che sta dietro. «Per noi è normale, fa parte delle nostre vite allenarci sul ghiaccio, poi studiare la tecnica a secco, provare i i passi e le coreografie, fare Pilates quando serve, e poi fisioterapia. Mi rendo conto che da fuori sembra una vita di sacrificio, che quando tutti fanno vacanza d’estate, per noi è il momento più importante di preparazione in vista della stagione, che comincia a settembre. Ma questa vita ce la siamo scelta e non potremmo viverne altre».

Dove sta l’equilibrio perfetto

Arriva un momento, però, in cui ti accorgi che sei arrivato al limite. «Quest’anno per me rappresenta il punto più alto della mia condizione mentale e fisica, un punto di equilibrio perfetto» dice Filippo. «Ho capito come allenarmi, come capitalizzare il tempo e gli sforzi. Ho capito che a volte non serve fare di più per ottenere di più ma che occorre fare ciò che serve. E a questo ci arrivi anche grazie al team che ti segue, a una squadra di persone che conoscono la tua testa, il tuo corpo e i tuoi limiti. Da Daniel Aggiano e Raffaella Cazzaniga per il ghiaccio, da Matteo Artina per la preparazione atletica a Corrado Giordani, Prisca Picano e Salvatore Tarascio per danza e postura». Lo stesso team che segue Rebecca, pronto all’ascolto e a cercare sempre soluzioni su misura. «Il lavoro vero si fa sul ghiaccio, quello fuori serve come rinforzo e mantenimento. Il segreto della forma perfetta è trovare l’equilibrio tra ciò che ti occorre e ciò che puoi fare davvero».

Un Capolavoro loro l’hanno già compiuto

In tutto ciò, tra gli esercizi e le prove sul ghiaccio, per la coppia Ghilardi – Ambrosini la parte artistica resta fondamentale. «Se la musica che ci viene proposta non ci piace, la cambiamo. Un programma dobbiamo “sentirlo” a 360 gradi, in tutte le sue parti: musica, coreografia, interpretazione. Quei personaggi ci devono entrare sottopelle, nel cuore prima che sulle gambe». E allora sì che si può creare un Capolavoro, come la loro prova diventata iconica.