Stefano Argentino, il femminicida di Sara Campanella, si è tolto la vita nel carcere messinese di Gazzi. La 22enne studentessa universitaria era stata uccisa lo scorso marzo a coltellate in strada a Messina dopo mesi di stalking.
Revocata la sorveglianza a Stefano Argentino
Argentino, 27 anni, era stato sottoposto ad attenta sorveglianza, revocata 15 giorni fa, perché dai primi giorni della sua detenzione aveva manifestato intenti suicidi. Grazie ai colloqui con psicologi e terapeuti la sua situazione era migliorata, aveva anche ripreso a mangiare dopo un periodo di rifiuto del cibo, ed era tornato a un regime carcerario ordinario in cella con altri detenuti. Sull’accaduto ha aperto un’inchiesta la Procura di Messina.
Legale famiglia Argentino: «Lo Stato dovrà sentirsi responsabile»
Per l’avvocato della famiglia Argentino, la morte di Stefano è «il triste, drammatico epilogo di una storia di cui si supponeva già il finale: Sara è stata uccisa, Stefano si è tolto la vita e l’unica responsabilità è da attribuire allo Stato».
«Avevo chiesto una perizia psichiatrica – rivela il legale – perché avevo compreso Stefano e i suoi problemi… mi ero fatto portavoce degli stessi fuori dal carcere e il gip me l’ha negata. Avrebbe potuto salvare almeno una delle due vite, invece lo Stato dovrà sentirsi responsabile del misfatto».
Di «tragedia annunciata» parla anche il segretario del Sindacato della polizia penitenziaria, Aldo Di Giacomo: «Argentino aveva già manifestato intenti suicidari dopo l’arresto e per questo aveva bisogno di un controllo costante».

Legali: «Lotteremo affinché storia Sara non sia dimenticata»
«Con la sua morte, Stefano Argentino ha interrotto bruscamente il percorso giudiziario che avrebbe accertato le sue responsabilità per il femminicidio di Sara Campanella: il gesto, oggi, lascia spazio solo alla pietà, ma non ferma tuttavia la nostra battaglia. Continueremo a lottare, nella memoria di Sara, per far sì che la sua storia non venga dimenticata». Lo affermano gli avvocati Cettina La Torre, Filippo Barbera e Riccardo Meandro, legali della famiglia di Sara Campanella.
«Il suo sacrificio – aggiungono – deve restare un monito per la società, un’occasione per riflettere sulla piaga della violenza sulle donne. È in nome di Sara e di tutte le vittime di femminicidio che chiediamo un impegno sempre maggiore e concreto per prevenire e contrastare questa barbarie».
«È l’epilogo terribile di una storia terribile – commenta ancora l’avvocata La Torre -. Ha deciso lui le sorti di due famiglie. Per noi è un colpo molto doloroso. Non possiamo che essere addolorati in questo momento. Non ci sono parole per descrive i sentimenti che stanno provando i familiari di Sara».
Per il femminicidio di Sara, il 10 settembre prossimo si sarebbe dovuta tenere la prima udienza del processo davanti la Corte d’assise di Messina. Lo scorso 12 giugno il procuratore Antonio D’Amato aveva chiesto il giudizio immediato per Argentino, che era reo confesso, contestandogli anche le aggravanti della premeditazione e della crudeltà.
Gli audio sul cellulare di Sara
Le indagini dei carabinieri hanno accertato che Sara Campanella il giorno del suo femminicidio si era accorta di essere seguita e aveva inviato un messaggio alle amiche con la scritta «il malato mi segue».
Per documentare le molestie quel giorno la studentessa aveva attivato la registrazione audio sul suo cellulare. «Non voglio nulla con te – aveva detto Sara a Stefano – spero ora, dopo un anno, di essere stata chiara. L’ultima volta ti ho detto di lasciarmi in pace, cosa hai capito di questa cosa? Tu te ne torni a casa tua, io continuo per la mia strada, o mi devi seguire fino… Mi stai seguendo». E alle contestazioni di lui era stata ancora più chiara: «Ti fai film come se noi avessimo avuto non lo so che cosa. Se c’è stato, c’è stato tipo un saluto e basta». L’audio, confluito negli atti dell’inchiesta, documenta tutte le fasi che hanno preceduto il femminicidio fino alle coltellate, fatale una alla gola.
La premeditazione dell’omicidio
Le indagini dei carabinieri del comando provinciale di Messina avevano anche dimostrato la premeditazione del femminicidio. Sul telefonino di Stefano Argentino i militari dell’Arma hanno trovato una foto di Sara, scarabocchiata, accompagnata da una frase che manifestava il proposito di
ucciderla. Pedinava la compagna di facoltà Sara Campanella e sul cellulare scriveva «dal sognarmi, a essere il tuo peggiore incubo…».
Secondo l’accusa, avrebbe studiato sul web, diversi mesi prima, come colpirla e in quale parte del corpo e avrebbe acquistato su Amazon un coltello, la cui scatola è stata successivamente recuperata nell’abitazione che occupava durante il periodo di studio a Messina. L’arma, mai ritrovata, sarebbe perfettamente compatibile, secondo l’accusa, con le ferite letali inferte a Sara.