Le abbiamo aspettate per mesi con una punta di eccitazione e il fastidio che spesso accompagna le sciagure necessarie. Col fare tipico di chi è abituato ai grandi eventi e li guarda con sufficienza, dall’alto in giù. Sono così i milanesi, programmati all’understatement, refrattari all’entusiasmo ostentato e chiassoso, minimali. E, tuttavia, ben consapevoli dei loro atout. Efficienza, rigore, risultato. Ora che l’attesa della vigilia è passata e il ghiaccio è rotto, in tutti i sensi, ce lo possiamo dire che sono, che siamo, stati bravi. Queste Olimpiadi ci piacciono da pazzi, al netto delle solite polemiche e degli irriducibili che portano spregio e distruzione ovunque.

Olimpiadi: Milano di nuovo the place to be

La città rivive la gioia dell’Expo. L’orgoglio di trovarsi di nuovo sotto i riflettori, di essere ancora “the place to be”. Anche se deve spartire la gloria con Cortina. Del resto, la neve è roba loro. Benché le previsioni siano un po’ sotto le stime, e alberghi e affitti brevi non abbiano neanche sfiorato i record del ciclone Taylor Swift, oltre 2 milioni di visitatori si sono riversati per le strade, tra appassionati di sport, delegazioni, troupe televisive e cronisti venuti da ogni dove. Un variopinto popolo di addetti ai lavori e “sfaccendati” che girano felici tra i punti chiave della kermesse, in mise più adatte a latitudini polari – per stare in tema – che alle temperature imprevedibili della città dello shopping, dove l’inverno si alterna ai climi tropicali dei negozi.

Gli indirizzi dei local a Milano

Francesi, olandesi, americani, giapponesi, australiani, norvegesi… Un campionario di varia umanità si mette in posa per i selfie vista Duomo, aspetta pazientemente in coda per entrare nelle strutture dedicate al merchandising, si appropria delle abitudini del Belpaese seguendo le dritte di siti e Lonely Planet. Al Camparino in Galleria si affollano i turisti per farsi uno Spritz come si deve, i panzerotti di Luini sfamano le orde di disperati che non hanno trovato posto nei bistrot, la Rinascente ingoia e sputa tutto il giorno fashion victim più attratte dagli ultimi saldi di stagione che dalle performance degli atleti sugli sci.

L’orgoglio dell’Italia

Mentre l’Italia vince. Non solo le medaglie – tra l’oro di Francesca Lollobrigida che sfonda con un record i pregiudizi sulla maternità e quelli “in combo” sullo slittino – ma le riserve, i dubbi, le crisi di reputazione che sempre minacciano gli eventi planetari. È l’Italia al suo meglio. Emozionante e splendente nella cerimonia d’apertura, esagerata eppure umana – nel viaggio in tram del suo Presidente, nelle parole di Malagò, nella sfilata caciarona degli azzurri – e votata all’eccellenza ma con quell’attitudine affabile e guascona che sembra scritta nel nostro Dna. Brava, ma senza spocchia. Al contrario di certi vicini…

L’accoglienza Made in Italy per gli atleti

E godono gli atleti di questa calorosa accoglienza tricolore. E delle cose che funzionano. A cominciare dal Villaggio Olimpico, che sorge nell’area più avant-garde della città, l’Ex Scalo di Porta Romana, di fronte alla Torre di Fondazione Prada, fiore all’occhiello della gentrificazione urbana. Un mastodonte che accoglie 1.154 camere da letto, accessoriate di bagno e bidet (oggetto misterioso per molti “inquilini”, a rischio trending topic su TikTok), spazi di socializzazione e di recupero, videogiochi, calcio balilla, distributori gratuiti di bibite e snack, sala preghiera e sala yoga, mind zone e mensa strabordante di cibi 100 % made in Italy, dalla pizza al fiordilatte, dal Parmigiano alla pasta, anche in versione lasagna. Il maggior rischio qui è il colesterolo più che la rottura ai legamenti. Si mangia bene, si dorme bene. Che vuoi di più? Poi, certo, c’è la gara.

Il fair play dello sport

Ma è una competizione sana e senza acredine. La sfida nobile dello sport. È questo il valore più grande che ci regala Milano Cortina. Si è avversari sul campo, ma mai nemici oltre la linea del traguardo. Fratelli della stessa famiglia. Portabandiera del fair play. Veder sfilare le squadre all’apertura dei Giochi ci ha fatto ricordare che ancora esiste un’umanità coesa e solidale, che vuole, e può, vivere in pace. Senza confini e senza muri. Ecco la grande lezione delle Olimpiadi invernali: unire, non dividere. Lo ha detto pure il sindaco di Milano. E ben lo sanno i suoi cittadini. Che fanno gli snob e sbuffano dentro la calca delle metropolitane. Ma poi sono orgogliosi più di tutti. Se c’è da “perfomare”, non c’è gara.