Per quasi la metà degli adolescenti italiani l’intelligenza artificiale è diventata una presenza a cui rivolgersi quando l’ansia o la solitudine si fanno più intense. A dirlo è la nuova edizione dell’«Atlante dell’Infanzia (a rischio)» di Save The Children. Secondo il report, il 41,8% dei ragazzi tra i 15 e 19 anni ha chiesto supporto emotivo a chatbot e strumenti digitali. Dati che raccontano un rapporto sempre più stretto con la tecnologia e, allo stesso tempo, un bisogno crescente di ascolto in una fase della vita fragile e complessa.
Perché gli adolescenti cercano sostegno emotivo nell’AI
Molti adolescenti considerano l’intelligenza artificiale un luogo sicuro in cui aprirsi. Il 58,1% degli utilizzatori ha chiesto consigli su aspetti importanti della propria vita. Tra loro, il 14,3% lo fa spesso e il 43,8% qualche volta. La motivazione più ricorrente è semplice: «l’IA non mi giudica». Per una fascia d’età che fatica a trovare ascolto negli adulti o nei coetanei, la tecnologia diventa una sorta di spazio neutro, disponibile in ogni momento. Il rapporto di Save The Children evidenzia anche che oltre il 63% di chi usa questi strumenti trova più gratificante il confronto con un’interfaccia digitale rispetto a una persona. Una presenza sempre accessibile e percepita come comprensiva contribuisce a spiegare perché i ragazzi condividano anche dettagli personali, considerandola una zona di espressione libera.
Come i ragazzi utilizzano l’AI nella vita quotidiana
L’uso dell’AI tra i 15-19enni è ormai diffuso: il 30,9% la utilizza ogni giorno o quasi, mentre il 43,3% la consulta alcune volte a settimana. Solo il 7,5% dichiara di non usarla mai. La distanza con gli adulti è netta: più della metà degli over 18 non ricorre a questi strumenti. I chatbot sono l’opzione più comune (68,3%), seguiti da traduttori (42,5%) e assistenti vocali (33,3%). Una quota più ridotta, il 9,3%, preferisce chatbot relazionali che simulano una presenza continuativa. Oltre alla ricerca di informazioni (35,7%) e al supporto nello studio (35,2%), quasi uno studente su cinque utilizza l’AI per scrivere testi. Per il 7,1% diventa uno strumento per migliorare il benessere emotivo.
I segnali di disagio: ansia, isolamento e cyberbullismo
Accanto alla diffusione dell’AI emergono indicatori di fragilità importanti. Il 38% dei ragazzi guarda spesso lo smartphone anche quando è in compagnia di amici o familiari. Il 27% prova nervosismo quando non lo ha con sé. Secondo il report, il 13% presenta un profilo di iperconnessione legato a un uso problematico di internet. Il cyberbullismo è un fenomeno in crescita: quasi il 47% degli adolescenti lo ha subìto, contro il 31,1% rilevato nel 2018. Anche l’isolamento volontario rappresenta un campanello d’allarme: più del 9% dei ragazzi afferma di essersi chiuso in casa per motivi psicologici. Tutti segnali che compongono un quadro complesso, fatto di nuove vulnerabilità e comportamenti sempre più mediati dalla tecnologia.
Differenze di genere e benessere psicologico
Il report mostra un divario significativo tra ragazze e ragazzi. Nel complesso, il 60% degli adolescenti si dichiara soddisfatto di sé, ma tra i maschi la percentuale sale al 71%, mentre tra le ragazze scende al 50%. Anche l’equilibrio emotivo segue lo stesso trend: solo il 34% delle adolescenti lo descrive come buono, contro il 66% dei coetanei. Un altro dato riguarda l’uso di psicofarmaci senza prescrizione, che coinvolge quasi un adolescente su otto. È un fenomeno più diffuso tra le ragazze, con un’incidenza del 16,3%. Meno della metà dei giovani intervistati mostra un benessere psicologico definibile soddisfacente.
Le altre abitudini dei 15-19enni tra cultura, sport e tempo online
Le attività culturali risultano moderate: solo il 50% ha visitato mostre o musei nell’ultimo anno. Nel Mezzogiorno le percentuali sono ancora più basse. L’attività fisica non è parte della routine di un ragazzo su cinque. Quasi la metà non legge libri. Inoltre, il 37% dichiara di visitare siti per adulti, argomento spinoso sul quale si sta lavorando per il divieto ai minori, con una prevalenza maschile evidente. Un quadro che, insieme alle altre abitudini digitali, racconta un momento storico in cui gli adolescenti vivono esperienze molto diversificate, spesso frammentate e mediate dagli schermi.