Nel mio ultimo trekking, la GTE (la Grande traversata Elbana, più di 70 chilometri lungo l’asse montuoso dell’Isola d’Elba), ho pensato che la vera vacanza rivoluzionaria dell’estate 2026 sia proprio andare a piedi. Contro i rincari, le speculazioni, i sovrapprezzi; l’ansia da performance vacanziera; i vari CEO che prima rassicurano, poi lanciano allarmi, poi tagliano, bruciando posti sugli aerei ma anche altri posti, quelli di lavoro: che vuol dire sogni, vite.
Le vacanze a piedi sono un atto di ribellione economica
Camminando con lo zaino, pensavo come, soprattutto oggi, il modo di spostarsi dei nostri antenati possa diventare un atto di ribellione economica, una scelta anche etica contro la tendenza a spendere soldi fuori da budget ormai sempre più rosicchiati dai rincari ma che, si sa, gli italiani si ritagliano sempre, pur di partire. Magari chiedendo finanziamenti: 220 sono stati i milioni di euro chiesti per fare le ferie, pagandole a rate, come il frigorifero.
Solo in Europa sono fallite tre compagnie aeree nell’ultimo mese, con il carburante che su ogni compagnia grava per il 40 % sui costi operativi. Carburante che è aumentato dell’85 % (cioè è quasi raddoppiato) dall’inizio della guerra in Medio Oriente. E così sono stati cancellati 12mila dei voli previsti a maggio, per un totale di 2 milioni di posti, secondo un’analisi della società specializzata Cirium citata dal Financial Times.
Loud budgeting nei viaggi: scegliere un’altra vacanza
In questo contesto, dire «Non me lo posso permettere» smette di essere un imbarazzo e diventa un atto di lucidità economica. Atto che abbiamo già sdoganato e a cui abbiamo pure dato un nome: loud budgeting, cioè parlare apertamente di quanto siamo disposti a spendere, senza tabù. Applicato ai viaggi, il loud budgeting diventa ancora più radicale: non è rinunciare alla vacanza, ma sceglierne un’altra. Una che non chiede di indebitarsi per una settimana a Formentera o di spaccare il budget per un weekend a Londra. Una vacanza vecchia come il mondo: camminare.
I Cammini riconosciuti anche dalla legge
Da poco è stata approvata, dopo anni di gestazione, la Legge sui Cammini, che ha stanziato cinque milioni di euro fino al 2028 e un milione annuo dal 2029. Un investimento poderoso che vuol dire dare riconoscere ufficialmente i cammini come asset strategico per il turismo nazionale. Tradotto per noi umani: si investiranno risorse per promuoverli, valorizzarli, svilupparli, non solo facendo manutenzione sui sentieri ma anche integrando le comunità locali, i siti storici, le minoranze linguistiche. Sviluppando quel lato del nostro Paese ancora autentico e a misura d’uomo. Si chiama turismo lento ed è quello che ti fa dormire nelle piccole locande, negli ostelli, mangiare nelle traiettorie dei paesi da 250 anime, acquistare la colazione al bar della piazzetta.
Quanta ricchezza producono le vacanze a piedi
Un turismo che costa poco a chi lo pratica (per 4 giorni di cammino puoi spendere in media fino a un massimo di 400 euro, viaggio compreso) ma produce una grande ricchezza. Secondo uno studio condotto dalla Banca d’Italia nel 2023, ha generato un impatto economico diretto di 9 miliardi di euro in quello stesso anno, con un tasso di crescita annuale del 15%.
E questo vuol dire creazione di nuovi posti di lavoro in aree con borghi e destinazioni meno conosciute, quindi più depresse, ma anche inclusione di giovani e donne, spesso coinvolti in attività legate all’accoglienza e alla promozione culturale. Confartigianato segnala anche un aumento di vendite dirette di prodotti artigianali presso i mercati locali del 30%. Un modo di fare turismo, insomma, che crea e ridistribuisce la ricchezza.
I camminatori sono in aumento
Pare che gl italiani dopo il Covid lo stiano scoprendo. Secondo i dati del dossier Italia paese di cammini realizzato da Terre di Mezzo Editore, nel 2025 sono stati superati i 200.000 camminatori registrati tramite credenziali, con una crescita costante anno dopo anno. Nel 2017 erano meno di 18.000. C’è poi chi non si registra e dorme in tenda, come molti ragazzi. Io, per conto mio, camminando zaino in spalla non penso di rinunciare a qualcosa. Non mi pesa rinunciare alla settimana a Zanzibar o ai 15 giorni in Vietnam se non posso permettermelo. Mi peserebbe invece non riuscire a fare tutta la traversata del Gran Sasso, in un Abruzzo tutto da scoprire, che ho già programmato.