Meno docenti disposti ad accompagnarli in gita scolastica, più studenti indisciplinati, crisi economica e internazionale sono alcune delle motivazioni. Ma aumentano anche i giovani che scelgono di non voler socializzare coi compagni dentro e fuori da scuola

Era uno dei momenti più desiderati dell’anno scolastico, se il più agognato: la gita scolastica. C’era chi la sognava all’estero e chi si accontentava anche di una sola notte in una qualsiasi città o borgo italiano, purché gita fosse. Quel momento di condivisione con i compagni di classe, in cui persino i professori erano visti in una luce diversa e forse realmente cambiavano atteggiamento. Eppure oggi quella pausa dalla routine delle lezioni sembra essere scomparsa o quantomeno molto ridimensionata.

Meno gite scolastiche per tutti

Ben il 44% degli studenti delle scuole medie e superiori, infatti, rinuncerà al tradizionale momento di sospensione delle lezioni per lasciare spazio ai “viaggi di istruzione”, come sono ufficialmente definiti. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Gite Scolastiche del portale Skuola.net, che ha “interrogato” un campione di 1.500 studenti tra gli 11 e i 18 anni, il 28% di chi resterà a casa spiega la scelta come una decisione della scuola, anche se non manca chi ha optato volontariamente per rinunciare alla gita, indicato nel 6%.

Perché non si parte più in gita scolastica

I motivi sono diversi: nel 34% dei casi sono i professori che non vogliono accompagnare i loro studenti in gita, mentre il 23% dei ragazzi ha spiegato che non è stato raggiunto il numero sufficiente di partecipanti. A colpire è anche il fatto che un sesto delle volte la causa del mancato viaggio è da ricondurre a motivi disciplinari (12% dei casi). Se qualche volte si è rimasti frenati da motivi burocratici, come il nuovo codice degli appalti per i fornitori di servizi), non manca l’influenza del clima di incertezza dovuto agli scenari internazionali, come guerre e crisi (2%).

C’è chi non vuole andare in gita scolastica

Ma come spiegare la rinuncia da parte degli studenti? Se il 38% dei giovani dovrà fare a meno del viaggio di istruzione per cause di forza maggiore dovute alla scuola, per 6 su 100 il motivo ha a che fare con la sfera personale: tra chi non fa le valigie, infatti, il 36% indica la spesa economica come vero ostacolo, mentre per il 52% si tratta di non voler trascorrere del tempo con i compagni di classe, al di fuori delle aule scolastiche.

Quei Gen Z che non amano stare coi compagni

In molti ritengono che sia un effetto del post pandemia, che ha impedito le gite e le lezioni in presenza, e che ha lasciato un gap di socializzazione. Per questo si parla talvolta di “ansia sociale” che circola tra la Gen Z (e Alpha?), complice l’uso massiccio di smartphone. «Penso siano entrambe due spiegazioni. Va applaudito il ministero dell’Istruzione perché il divieto di utilizzo di cellulari a scuola ha posto un argine a un fenomeno dilagante: persino durante la ricreazione a scuola i ragazzi non socializzavano, preferendo consultare lo smartphone. La scelta di non relazionarsi, quindi, la dice lunga sul fatto che oggi la socializzazione avvenga prevalentemente tramite social media. Ma attenzione perché, come ricordano i pedagogisti, l’apprendimento e la crescita non avvengono solo tramite lo studio mnemonico», osserva Alessandro Giuliani, direttore de La Tecnica della Scuola.

Genitori più timorosi?

Certamente il ruolo delle famiglie non va sottovalutato. Per il 29% di chi non ha aderito alla gita, questa pesa troppo sul budget familiare (specie se si tratta di più giorni fuori casa); il 12% indica motivi differenti e più generici, mentre il 12% dice che i genitori non si fidano a mandare i figli in gita. Troppi pericoli, dunque, o anche meno disciplina da parte degli studenti, come indicano molti casi di cronaca recenti?

Studenti troppo indisciplinati

Dal punto di vista dei docenti, infatti, il principale ostacolo alla mobilità degli studenti resta la responsabilità di dover vigilare su giovani spesso indisciplinati, come ammettono alcuni insegnanti (ufficialmente il 12% anche se c’è da supporre che la quota reale sia anche maggiore). Per questo non si rendono disponibili a trascorrere giornate (e nottate) in compagnia dei propri studenti. I recenti casi di cronaca, con episodi violenti dentro le aule e nei corridoi, sembra confermare una sensazione di insicurezza crescente, dall’accoltellamento di Trescore Balneario ai danni di una professoressa, senza dimenticare quanto accaduto a La Spezia con la morte di uno studente, accoltellato durante le lezioni.

Docenti non retribuiti in modo adeguato

«Va chiarito che spesso, anche in mancanza di docenti della classe disposti a portare in gita i propri studenti, si può chiedere ad altri insegnanti d’istituto. Ma se non si trova personale neppure così, il viaggio non si può effettuare. I motivi di solito sono due: la mancanza di un adeguato compenso, per cui si attinge al Fondo di Istituto, che però serve anche per finanziare i collaboratori del dirigente, per esempio, o i corsi di recupero e i progetti scolastici. Teniamo presente che in genere si arriva a un modesto rimborso spese, lordo: se fossero 200 euro per pochi giorni a Venezia, ad esempio, al docente ne arriverebbero netti 100. Troppo pochi a fronte delle responsabilità», spiega Giuliani.

Troppa responsabilità per gli insegnanti

È su questo punto che le criticità aumentano: «Consideriamo che, più si alza l’età degli studenti, maggiori sono i rischi sul fronte della sicurezza: la responsabilità è tutta in carico al docente, che deve vigilare 24 ore al giorno. Pur senza generalizzare – sottolinea Giuliani – sappiamo che bastano 2 o 3 ragazzi per creare situazioni a dir poco “antipatiche”: uscite non autorizzate dagli hotel, non rispetto degli appuntamenti orari, baccano. Ricordiamo anche che in caso di pernotto, molti alberghi ormai pretendono una cauzione in anticipo, che spesso è di 10 euro a studente per ciascun giorno di permanenza. Spesso non viene restituita proprio per schiamazzi o danni di vario genere, come rotture di vasi e danneggiamenti».

Colpa anche della burocrazia

Come se non bastasse, poi, è aumentata la burocrazia. In base al nuovo Codice dei Contratti per i fornitori (in questo caso del pacchetto di viaggio), per importi superiori a 140mila euro bisogna fare ricorso a piattaforme certificate o strumenti messi a disposizione da centrali di committenza. Secondo il 14% degli studenti interpellati è questa una delle ragioni che hanno fatto calare il numero di gite, nonostante il Ministero dell’Istruzione e del Merito abbia avviato e concluso delle gare, che hanno permesso di individuare fornitori qualificati, senza dover bandire apposite gare in autonomia.

L’organizzazione dei viaggi è più complicata

«Molti istituti tendono cercano di restare sotto la soglia indicata proprio per questo motivo, scegliendo mete che non richiedano voli aerei o che siano più contenuti nei costi, anche per venire incontro alle esigenze delle famiglie. È evidente che, dover ricorrere alla piattaforma, certificata comporta anche un aggravio di tempi e procedure. È diventato più difficile, quindi, gestire le gite rimanendo al di sotto dei limiti di spesa oltre i quali scatta la nuova norma. Spesso è persino impossibile perché gli istituti oggi sono plessi che contano almeno poco meno di 1000 studenti ciascuno, a fronte di una sola dirigenza. Per i fortunati che riescono a poter partino, dunque, non resta che la scelta della meta.

Le mete più gettonate

Nella maggior parte dei casi (60%) insegnanti e studenti trascorrono i giorni di istruzione in una meta in Italia anche se l’interesse per l’estero è in aumento: quest’anno si attesta al 40% contro il 35% del 2025. Le grandi città d’arte sono le preferite, con in testa Firenze (13%), Roma (12%) e Napoli (11%), seguite da Torino (per la classica visita al Museo egizio), Palermo e Bologna. Se, invece, si sposta l’orizzonte oltre confine, Vienna è la città più gettonata (9%) seguita da Berlino (8%), per motivi di lingua e attrazioni, ma Atene è pari merito sul secondo gradino del podio (8%), con alle spalle Praga, Barcellona e Budapest.