Quali sono i regali più ambiti o semplicemente desiderati? Se gli oggetti e i pacchetti da aprire sono sicuramente graditi, si fa largo una nuova tendenza: sperare di “ricevere” più tempo per se stessi. Emerge da una ricerca, secondo la quale per 7 italiani su 10 avere tempo per sé è quanto di più prezioso si possa volere per questo Natale. Relax e attività all’aria aperta occupano lo stesso posto in classifica mentre il terzo, nella speciale wishing list del 2025, è rappresentato dal cibo.
Cosa desideriamo di più a Natale
La corsa alla ricerca degli ultimi regali è ormai agli sgoccioli, perché c’è chi si è ridotto fino all’ultimo nell’acquisto dei doni per amici (e talvolta anche parenti). Eppure – o forse proprio per questo – c’è chi sotto l’albero non desidererebbe trovare pacchetti da scartare, bensì solo tempo. Tempo per sé, in particolare. A dirlo è il risultato di una ricerca condotta da AstraRicerche per Imperial Brands. Per il 70% del campione ciò che è più desiderabile non sono profumi, capi di abbigliamento, oggetti vari, bensì momenti da potersi dedicare, con più tranquillità e senza preoccuparsi sempre del lavoro o degli altri. A pari merito si trovano il relax e le attività all’aria aperta (70%), seguiti dal cibo (69%).
Meno lusso, più piaceri autentici
Le indicazioni che arrivano dal sondaggio confermano una tendenza che si contrappone a quella del consumismo in senso stretto: alle spalle dei piaceri della buona tavola, infatti, si trovano le relazioni affettive (68%) e le risate (66%). Insomma, sembrerebbe di capire che ai beni materiali si preferiscano quelli “umani”: «Solo il 23% degli italiani associa il piacere al consumo o al lusso e appena il 32% a viaggi o esperienze costose», spiegano gli autori della ricerca, presentata in occasione del lancio del nuovo dispositivo a tabacco riscaldato PULZE 3.0.
Perché si preferiscono doni immateriali
«Sicuramente c’è una componente di reazione a una società ormai iperconsumistica, ma soprattutto penso si sia diffusa una maggior consapevolezza che uno dei beni più preziosi è il tempo», commenta Roberta Paltrinieri, sociologa dei consumi dell’Università docente di Sociologia dei Consumi presso il Dipartimento dei Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Bologna. Secondo la sociologa, però, non è solo il tempo in sé che si desidera, ma il tempo di cura: «In una società pervasa dalla tecnologia, ci siamo convinti che questa possa liberarci da molto incombenze, lasciandoci tempo, ma in realtà ce ne toglie, perché siamo sempre più immersi e occupati».
A Natale più tempo per sé
Per questo in molti desiderano il tempo per la cura, «di sé, certo, ma anche degli altri, che significa potersi occupare anche delle relazioni familiari e amicali – sottolinea la sociologa – Per esempio, si vorrebbe più tempo per dedicarsi a una causa comune, o al volontariato, o per rivolgere la giusta attenzione alle cause che ci riguardano, come l’ambiente o anche le tematiche di genere. Ci sono molte dimensioni nelle quali potremmo spaziare: il punto è che il tempo manca e allora se ne vorrebbe di più non solo per andare alle terme e ritrovare il benessere, ma anche per partecipare dal punto di vista sociale. Oggi emerge il tema del diritto alla cura, che credo diventerà sempre più importante in futuro».
La controtendenza: rallentare mentre la società corre
Così, mentre la società corre sempre più velocemente e la vita quotidiana è ormai scandita da ritmi frenetici, ecco che gli italiani sembrano desiderare il contrario: «Rallentare (per il 38,6% degli intervistati), praticare gratitudine (33%) e disconnettersi dalla tecnologia (22,9%) sono azioni che gli italiani collegano al proprio benessere molto più dell’acquisto di un oggetto. Numeri che parlano di un’esigenza crescente di mettere in pausa la routine e recuperare la dimensione del tempo vissuto», si legge nei risultati della ricerca.
Chi ha deciso di cambiare ritmo
Se in molti rimangono “vittime” di uno stile di vita, specie occidentale, improntato alla produttività e a una continua corsa contro il tempo, c’è chi quel tempo ha deciso di viverlo in modo diverso: è così per il 73% degli intervistati; il 60,2% afferma di attribuire oggi più valore alle cose semplici e il 21,4% dà meno importanza a beni materiali e status. «Rispetto al passato, quando mancava anche l’essenziale, oggi si ha molto. Forse proprio per questo si va alla ricerca di ciò che è autentico, anche nelle relazioni. Fino a qualche anno fa il luogo fisico era quello in cui si sperimentava tutto, oggi c’è anche quello virtuale e a volte ci si interroga su quale sia il proprio posto, sognando di tornare a una dimensione più vera», spiega Paltrinieri.
La nuova wishing list
Così, a stilare una wishing list meno materiale sono soprattutto i Millennials: «La gen Z è costituita da nativi digitali, che si adattati e bene o male sperimentano una loro modo di vivere in questa società, a volte allontanandosi dalla rete, altre usandola o reinterpretandola. La gen X, invece, ha vissuto gli anni pre-digital. Ma i Millennials sono a cavallo tra le due generazioni e forse per questo sono loro ad avere più bisogno di un ritorno a se stessi e all’autenticità, nelle cose e nei rapporti interpersonali», conclude la sociologa.