Sempre meno informati ma tutti esperti e provocatori. Nell’ultimo anno il traffico dai motori di ricerca verso i siti d’informazione è crollato del 33%. Non mi meraviglio se penso a tutte le volte che ho cercato una notizia su Internet e ho ricevuto risposta dall’AI. O a quelle in cui ho saputo dell’inizio di una guerra o dell’elezione di un nuovo presidente da un post su Instagram.
Ormai non mi sconvolge nemmeno la rapidità con cui tutto viene pubblicato: come se i social fossero una realtà temporale un passo avanti rispetto alla vita vera. Ma questa velocità ci rende più consapevoli? O ci sta solo regalando l’illusione di sapere tutto, mentre in realtà non stiamo capendo nulla?
L’informazione è diventata “incidentale”
Siamo bombardati da notizie. Iscritti a 10 newsletter, abbonati a 2 quotidiani, il feed pieno zeppo di news. Le scrolliamo velocemente in metropolitana, mentre siamo in fila alla cassa del supermercato. E la sensazione dopo aver mosso il pollice su e giù per 10-20 minuti è di saperne sempre meno.
Secondo il Reuters Institute Digital News Report 2026, il modo in cui abitiamo il mondo dell’informazione è cambiato radicalmente. Se prima informarsi era un gesto intenzionale – andare in edicola, comprare il giornale, accendere il tg – per i più giovani, e sempre più anche per noi, oggi l’attualità è diventata “incidentale”. Ci imbattiamo quasi per caso, e perché no, guardiamo anche l’intero reel o, nella maggior parte dei casi, chiudiamo senza nemmeno arrivare alla fine. Il risultato? Solo il 14% degli utenti va direttamente alla fonte. Tutti gli altri navigano in un mare di frammenti dove l’attenzione dura quanto uno scroll.
Perché i giovani non si informano
Non è pigrizia. Se oggi quel contatto diretto con i siti d’informazione è così basso, non è per mancanza di voglia. Molti giovani ammettono di non sentirsi rappresentati. Ricordi la narrazione sui Millennial che non potevano permettersi una casa perché spendevano troppo in caffè e avocado toast? Ecco, quel tipo di giornalismo giudicante ha lasciato il segno. Oggi i mass media si occupano costantemente della Gen Z, dipinta come “pigra” e “indisciplinata”. Uno specchio in cui non si riconosce e che il 31% degli under 24 definisce insufficiente e il 35% apertamente iniqua.
La Gen Z è realmente informata o crede solo di esserlo?
Ma dietro questo mare infinito di informazioni, la Gen Z è realmente informata o crede solo di esserlo? Come spiega Francesco Oggiano, Digital journalist e Creator, «Prima l’informazione era “duale”: o eri molto informato o zero. Con l’arrivo delle piattaforme e del modello push dell’informazione, il modo di essere aggiornati su fatti e notizie è cambiato. Oggi, una persona, anche se non lo vuole, può essere informata a diversi livelli. Il problema però sorge quando ci si illude che quel singolo reel o post siano l’informazione completa, mentre dovrebbero rappresentare solo il punto di partenza da approfondire».
L’algoritmo ci inganna perché conferma le nostre certezze
Affidarsi passivamente alle raccomandazioni dei social crea quello che viene definito “effetto bolla”. Tendiamo sempre di più a seguire pagine che confermano le nostre certezze alimentando quelli che Oggiano definisce «lettori non lettori: persone che si sentono informate ma che in realtà cercano solo conferme. La lettura, che dovrebbe essere un atto di umiltà e apertura, per molti oggi diventa luogo fertile per alimentare certezze, rifiutando pareri che contraddicono i loro pensieri». Ma qual è il rischio? Perdita di pensiero critico, polarizzazione delle opinioni e maggiore esposizione alla disinformazione.
L’AI come nuovo spazio di informazione
Per non parlare dell’Intelligenza Artificiale. «Da quando è entrata nei motori di ricerca, il traffico verso i siti di informazione è crollato del 33%» (Reuters 2025). Un dato spaventoso, che ha trasformato i motori di ricerca in «distributori di risposte» automatiche. Ma possiamo davvero credere che due righe, generate da un software, possano sostituire la profondità di un’inchiesta? La sfida è trasformare l’AI in una “bussola”, usarla come guida per trovare fonti diverse, un modo per approfondire meglio e più velocemente.
Come essere realmente informati oggi
«Se un tempo informarsi era un’impresa di “addizione – uscire da casa, raggiungere l’edicola, scegliere quale giornale comprare -», aggiunge Oggiano, «oggi, la sfida è opposta: è un lavoro di “sottrazione”. Essere informati non significa leggere più degli altri ma fare spazio tra il rumore e imparare a separare le notizie buone da tutto il resto. E per farlo non serve chissà quale sforzo: bastano uno o due quotidiani autorevoli, un podcast e una newsletter di qualità. Ma, come in tutto, è la passione che ci muove».
Leggi, informati, sii aperto al confronto e metti sempre in discussione le tue idee. Si, è vero, l’algoritmo continuerà a proporti le solite cose. «Ma per uscire davvero dalla “bolla” e smettere di essere “lettori non lettori”, il consiglio è uno solo», conclude Oggiano. «Impara a coltivare dubbi piuttosto che certezze».