Nascerà, in Italia, nel 2225 l’ultimo bambino. È quanto annunciato, con voluta provocazione, dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia per alzare l’allerta sull’inverno demografico. Un’era glaciale che attanaglia non solo il nostro Paese, ma tutta l’area Ue, dove il tasso di fertilità (misurato in base al numero di figli per donna) è sceso, secondo le ultime stime dell’Eurostat, a 1,38. Con picchi drammatici in Italia, dove siamo arrivati a quota 1,13. Una débâcle ormai inarrestabile che richiede interventi tempestivi, com’è stato sottolineato agli ultimi Stati Generali della Natalità da poco conclusisi a Roma. Perché gli effetti ricadono a cascata sull’occupazione, sull’economia, sulla sanità, sul welfare.

Un mondo senza bambini

L’anno scolastico 2025/2026, tanto per fare un esempio, si è aperto con 134.000 studenti in meno. È come se mancasse all’appello un’intera città, tipo Salerno o Ferrara. E la situazione non può che peggiorare, visto che questo dato non rappresenta un’eccezione, ma un trend in crescita costante. Si calcola che ogni anno si svuotino dai 100.000 ai 110.000 banchi. Meno alunni significa, in prospettiva, meno insegnanti, meno libri, meno scuole, meno forza lavoro per il futuro e pure meno genitori. In un circolo vizioso che ha come effetto non solo il famoso collasso del sistema sanitario e pensionistico, che tanto preoccupa i nostri governanti, ma una trasformazione totale della società. Immaginate un mondo senza bambini. Non ci voglio pensare.

Perché non nascono più bambini?

Ma facciamo un passo indietro. Perché non si fanno figli? I pareri si dividono in due schieramenti. C’è chi sposa le ragioni – non si fanno perché costano – e chi quelle culturali – non si fanno perché è impegnativo, tolgono libertà e si sta bene anche senza. Tutti più o meno concordano sul fatto che la genitorialità non deve essere un obbligo ma una scelta. Ma siamo sicuri che davvero si possa scegliere? I tempi sono cambiati. Volerli, non volerli, volerli troppo tardi sono tutte facce della stessa medaglia che ha reso il “progetto di un figlio” qualcosa di profondamente diverso da quello di qualche decennio fa.

Intanto il desiderio (se c’è) arriva tardi. E non per egoismo o cattiva volontà. Ma perché tutto si è spostato in avanti. Come si può pensare di fare un figlio se fino a 30 anni si resta nella famiglia d’origine o in condivisione con altri per i prezzi folli delle case? Se si vive di contratti precari o con uno stipendio che a malapena basta per arrivare a fine mese. Se non c’è allineamento tra la preparazione maturata in anni di studi e specializzazioni e le occasioni che offre il mercato. Se l’ascensore sociale è bloccato. Se non esistono certezze.

Natalità: perchè è in calo?

È vero, si facevano figli anche durante la guerra. Perché si era più incoscienti e coraggiosi? No, perché erano altri tempi. Le donne diventavano mogli e madri giovanissime, e quello facevano per tutta la vita. Oggi le ragazze studiano e rivendicano il diritto a spazi di soddisfazione altri rispetto a quelli a cui erano tradizionalmente relegate. Hanno ambizioni che vogliono legittimamente realizzare. Non solo sarebbe folle tornare indietro, ma anche non praticabile, perché per mantenere una famiglia, soprattutto nelle grandi città, due stipendi sono necessari. A questo si aggiunge che sono cambiate abitudini e aspirazioni. In passato c’erano esigenze più semplici. E la speranza di un futuro migliore. Impossibile fare confronti.

Il fatto che la denatalità colpisca soprattutto i Paesi occidentali, dove lo schema con cui crescono le nuove generazioni è quello poc’anzi illustrato; il fatto che da noi sia più evidente nell’area un tempo simbolo delle famiglie numerose, ovvero il Sud, da cui molti giovani scappano per mancanza di opportunità, oppure restano ma con poche prospettive, ci dice molte cose. Innanzitutto che la scelta non sempre è vera scelta. E che il fattore economico e culturale si intrecciano in modo indissolubile. Non voglio ciò che non posso avere. E lo depenno dalle priorità. Dove lo metto un figlio, tra le necessità primarie e il desiderio? Come lo gestisco?

Ogni bambino è il nostro futuro

Morale. Se vogliamo invertire la tendenza, è necessario mettere i cittadini nelle condizioni di costruire il proprio futuro come veramente lo sognano. Ripristinando il libero arbitrio, al momento un po’ appannato. Garantire una scelta sovrana e consapevole è il primo dovere della politica. Pretenderla è il diritto inalienabile dei giovani. Un diritto che tristemente non rivendicano abbastanza. Avendolo forse confuso con la libertà. Quella di non fare figli. Perché è la via più facile. E perché per farne, oggi, bisogna essere in effetti un po’ pazzi. Oppure eroi.