«Seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi». Quando nel 1997 l’Accademia Svedese motivò così il Nobel per la Letteratura a Dario Fo, non stava solo premiando un drammaturgo: stava riconoscendo secoli di teatro popolare e sberleffi al potere distillati in una carriera sola. Fo lo seppe in modo rocambolesco. Era in autostrada per registrare un programma tv con Ambra Angiolini quando un’auto si affiancò mostrando un cartello: «Hai vinto il Nobel». Festeggiarono all’autogrill. A Stoccolma, poi, aprì il discorso con un’ironia degna di un copione: «Il vostro è stato davvero un atto di coraggio che rasenta la provocazione». Scrosciarono le polemiche, soprattutto in Italia. Ma lui ci era abituato.
“100 anni per 100 Paesi”: le celebrazioni in tutto il mondo
Il 24 marzo Dario Fo avrebbe compiuto 100 anni. Un doppio anniversario, in realtà: il 13 ottobre 2026 sono anche 10 dalla sua scomparsa. Nato a Sangiano, sul Lago Maggiore, figlio di un ferroviere, era cresciuto tra storie e burattini, per poi approdare a Brera, dove studiò pittura, e da lì al teatro, alla radio, alla televisione, alla pittura murale, alle scenografie d’opera. Un artista totale. Per il centenario la Fondazione Fo Rame ha lanciato il programma 100 anni per 100 Paesi, con l’obiettivo di portare un evento in almeno 100 Stati. A guidarlo c’è Mattea Fo, 37 anni, nipote di Dario, cresciuta ad Alcatraz – la “Libera Repubblica” tra Gubbio e Perugia che la famiglia fondò nel 1982, avendo Dario scelto le colline umbre come rifugio creativo – e oggi presidente della Fondazione. «Vogliamo ricordare quanto il repertorio di Dario e Franca sia diffuso nel mondo» racconta. Insieme a Rame, infatti, Fo è il drammaturgo italiano più rappresentato al mondo, con 144 produzioni attualmente autorizzate in 24 lingue. La mappa del centenario mostra già bandierine dall’Iran alla Giordania, dal Mozambico al Sud America, fino all’Everest, dove un gruppo musicale porterà una canzone di Dario. Un autore che «parla ancora oggi un linguaggio universale».

Il grammelot, i potenti ridicoli e le donne che non pagano la spesa: il teatro di Dario Fo
Ma c’è un rischio, con i grandi: imbalsamarli. Mattea lo combatte ogni volta che una compagnia si avvicina ai testi dei nonni: «Sono considerati mostri sacri, invece c’è bisogno di umanizzarli. E di capire quanto sia necessario continuare a portarli in scena». Lo diceva anche lui:
Se uno ha la possibilità di farsi ascoltare dal grande pubblico, è doveroso usare la propria voce per darla a chi non ce l’ha.
Il teatro di Fo era difficilmente catalogabile. Usava il grammelot – una lingua inventata, fatta di suoni, mimica e onomatopee, capace di raccontare senza dire nulla di comprensibile – e costruiva storie in cui il potente era ridicolo e l’oppresso più furbo di quanto sembrasse. I bersagli? La politica, la Chiesa, i soprusi dei padroni, l’ipocrisia sociale. Con Sotto paga! Non si paga! metteva in scena le donne che si rifiutavano di pagare la spesa contro il carovita. La sua era una comicità così feroce da far ridere e infuriare insieme.

Franca Rame, l’altra metà del Nobel
Le celebrazioni devono anche restituire a Franca Rame il posto che le spetta. Attrice, autrice, attivista, sopravvissuta a un sequestro e a una violenza sessuale per mano di un gruppo di estrema destra, di cui fece pubblicamente denuncia e da cui nacque il monologo Lo Stupro, Franca è stata per 60 anni la co-architetta di un’opera che troppo spesso ha portato una sola firma. «Ho avuto per Franca un amore assoluto, sconfinato, traboccante» disse Dario. A Stoccolma, per il Nobel, portò con sé il ritratto che le aveva dipinto: Franca raffigurata come la Dama con l’ermellino di Leonardo. «Per me e per tutti Franca era l’altra metà del premio» scrisse. «Purtroppo quasi sempre avevo torto io. Franca intuiva le cose da lontano. Ascoltava, guardava. E difficilmente si sbagliava sulle persone».

Per Mattea è una battaglia: «Mistero Buffo, pubblicato con doppia firma, non sarebbe esistito senza Franca. Dario l’ha sempre detto. Mentre lavorava ai testi sulle donne, Franca si incagliò e fu Dario a prendere in mano i suoi appunti. S’immerse talmente tanto che iniziò a parlare di sé al femminile. Da quel sodalizio nacque L’uomo incinto» racconta. «Per permettere di usare il logo del centenario, dobbiamo visionare la locandina dell’evento: se manca il nome di Franca, chiedo che sia aggiunto».
Dario Fo pittore: quando si bloccava con le parole, prendeva il pennello
C’è poi un Dario Fo meno raccontato, quello che la nipote ricorda con più immediatezza: il pittore. «Ce l’ho impresso mentre dipinge. Non c’era un confine tra lavoro e vita privata, perché ciò che faceva lo appassionava». Fo usava la pittura come strumento di pensiero: quando si bloccava nella scrittura, lasciava la penna e prendeva il pennello. «Ha sempre dipinto con intensità, usando ogni tecnica possibile: collage, Uniposca, bianchetto… Dal 2013, anno della morte di Franca, la sua presenza sui palchi diminuì e la produzione pittorica crebbe» continua Mattea. «Le mostre del centenario, con tappe a Spoleto, Gubbio e Perugia, nascono da questo archivio sconfinato. E in autunno uscirà per Rizzoli un libro sul Fo pittore».

Dario Fo, il nonno che raccontava favole
Se la pittura era il suo modo di pensare, le favole lo erano di amare. «Era un nonno che adorava raccontare storie. Non solo a me, anche a mia figlia piccola» ricorda Mattea. «Era un uomo molto generoso. Mi ha insegnato l’importanza di restare umani, del rispetto e della parità. Cantava le sue canzoni spiegandoci com’erano nate, per portarci nel suo mondo interiore». Quel mondo non è scomparso con lui. Oggi in Umbria vive nel progetto “Kore de Alcatraz”, cooperativa sociale nata nel 2025 e dedicata all’accoglienza e al reinserimento lavorativo di donne sopravvissute a violenze di genere attraverso attività agricole e artigianato. «È dedicato all’attivismo di Franca, che diceva: “Donne, non perdete mai il rispetto di voi stesse”» spiega Mattea.
Era il credo di entrambi, in fondo. Dario lo aveva sintetizzato a modo suo: «Se vuoi avere successo, stai tranquillo e non prendere in giro nessuno: sarai sulle prime pagine di tutti i giornali e in tutte le trasmissioni in prima serata, purché tu rimanga uno che non rompe i coglioni. Appena invece inizierai a prendere posizione, a usare la tua voce per denunciare le ingiustizie del tuo tempo, allora capirai davvero cosa significa il successo».
100 anni di Dario Fo: tantissimi gli eventi per festeggiare il centenario
Sarà un anno ricco di appuntamenti, in Italia e nel mondo. Ecco le principali iniziative per i 100 anni di Dario Fo. Teatro, pittura, convegni: sono tante le occasioni per riscoprire l’arte di Dario e Franca. Su centenariodariofo.it, il programma completo degli eventi e una mappa sempre aggiornata.
LA SERATA Apertura ufficiale il 24 marzo al Teatro Sistina di Roma: artisti e amici, tra cui Paola Cortellesi, Margherita Vicario e Ambra Angiolini, si alterneranno sul palco in un racconto collettivo fatto di ricordi, letture e musica.
IL LIBRO Guanda ha appena pubblicato Donne! Donne! Donne!, curato da Mattea Fo e Gabriella Canova: una selezione di dieci testi teatrali al femminile scritti a quattro mani da Fo e Rame, tra cui Lo Stupro.

LE MOSTRE Quattro tappe umbre – Spoleto, Perugia e due a Gubbio – per scoprire Fo pittore attraverso i materiali dell’archivio Fo Rame.
LO SPETTACOLO Morte accidentale di un anarchico, con Lodo Guenzi e la regia di Giorgio Gallione, in tournée dallo scorso dicembre, tornerà nei teatri dal prossimo ottobre. È l’opera di Dario Fo più rappresentata al mondo.
IL FRANCOBOLLO Dedicato a Fo, verrà emesso il giorno del suo compleanno nella serie “Le Eccellenze del Patrimonio culturale italiano”.