Ha una forza ribelle che somiglia a quella della “sua” Lila. Così almeno dice Irene Maiorino, volto di L’amica geniale di Elena Ferrante, accanto ad Alba Rohrwacher nel ruolo di Elena-Lenù, nell’ultima stagione della serie tv ideata da Saverio Costanzo. E forse proprio l’irrequietezza è diventata il suo atout di attrice, la sua cifra nel raccontare figure indomite e coraggiose. «Mi piace attraversare le vite di donne forti, che lasciano un segno pur pagando cara la loro personalità. Mi piace entrare nei loro corpi e nei loro pensieri, passare attraverso la rivendicazione di un futuro diverso da quello segnato dalla tradizione».

Nella serie Portobello di Marco Bellocchio, disponibile su Hbo Max, l’attrice, 40 anni, interpreta la testimone chiave del caso Tortora negli anni ’80: Nadia Marzano che, nonostante la vicinanza alla camorra e una certa fragilità emotiva, smentì le bugie dei collaboratori di giustizia sull’affiliazione del presentatore al clan di Raffaele Cutolo.

Irene Maiorino è Grazia Deledda in “Quasi Grazia” con la regia di Peter Marcias.

In questi giorni è anche madrina del Bif&st, il Bari International Film&Tv Festival, in programma dal 21 al 28 marzo. E al cinema la vedremo prossimamente in Quasi Grazia di Peter Marcias, che ripercorre la storia di Grazia Deledda a 100 anni dal Premio Nobel per la Letteratura. «È l’unica autrice italiana che ha ottenuto questo riconoscimento, eppure è ancora poco nota: è grave che non abbia un posto d’onore nelle antologie scolastiche» sottolinea Irene, che ne rivive la disubbidienza e il distacco dalla famiglia sarda in nome dell’amore per la scrittura.

Irene Maiorino interpreta Grazia Deledda
Completo Stella McCartney. Foto di Giuseppe Attanasio

Sarà per la napoletanità, ma la sua bellezza mediterranea ricorda quella di Sophia Loren, anche se lei si considera «la sintesi perfetta tra le origini partenopee del nonno e quelle francesi della nonna».

Vuole dirci che è legata alle radici francesi, oltre che a quelle napoletane?

«Non proprio… Mia nonna mi parlava in francese, ma io ho iniziato ad amarlo per caso, quando ho seguito un’amica a Parigi e sono stata presa nel cast bilingue di Vietato danzare – Interdit de danser di Alessia Siniscalchi, uno spettacolo che parlava di ingiustizie unendo danza e recitazione (rappresentato nel 2014 al Napoli Teatro Festival, ndr). Per mesi ho fatto la pendolare… E al ritorno sì che parlavo francese con la nonna!».

Il desiderio di recitare è nel Dna familiare?

«Di sicuro i miei amano le arti, anche se mio padre è un oncologo e nessuno in famiglia ha fatto parte del mondo dello spettacolo. Quando io e mia sorella eravamo bambine, ci portavano con loro a teatro e al cinema. Con il nonno paterno, critico d’arte, andavamo alle mostre; quello materno scriveva poesie. Visto che anch’io amo scrivere ciò che mi passa per la testa, mi chiedo spesso cosa si trasmetta da una generazione all’altra senza che quasi ce ne accorgiamo. Da piccola inventavo storie, a 17 anni mi sono iscritta a un corso di teatro: ricordo ancora la felicità che ho provato la prima sera, uscendo sotto una specie di diluvio con la sensazione di volare. Perché i miei non si preoccupassero che smettessi di studiare, dopo la maturità mi sono iscritta al Dams di Roma».

Irene Maiorino
Full look Ferrari. Foto di Giuseppe Attanasio

In che senso si sente una ribelle, come Lila e altre donne che ha interpretato?

«Anch’io sono diretta, dico quello che penso e a volte ho pagato per la mia intemperanza. Non sono emersa girando una fiction dietro l’altra e, nei momenti di pausa, ne ho sofferto. Poi, interpretando personaggi che spezzano le convenzioni, sento di avere più forza di quanto io stessa creda. E oggi sono fiera del mio percorso, anche se non sono andata alla velocità del mondo che ho intorno. Avrei accettato la serie di Marco Bellocchio anche solo per osservare un maestro come lui al lavoro. Ho amato Nadia Marzano: come si vede in Portobello, è un personaggio chiave del caso Tortora e, pur essendo cresciuta nell’ambiente misogino dei malavitosi, ha il coraggio di svelare le loro bugie».

C’è un filo rosso tra i personaggi diversissimi che ha interpretato, da Alessandra Mussolini nella serie 1994 a Grazia Deledda di Quasi Grazia, prossimamente al cinema?

«Sono donne forti, anche se non si possono paragonare. Alessandra Mussolini è molto lontana da me eppure, da attrice, è stata una bella sfida. Sia Lila sia Grazia Deledda combattono la violenza maschile. La scrittrice sarda lo ha fatto nell’ambiente culturale, Luigi Pirandello cercò di deriderla. Lei era molto avanti, basti pensare che il marito Palmiro lasciò il lavoro per seguirla, diventando in pratica il suo manager».

Irene Maiorino interpreta Grazia Deledda
Irene Maiorino in “Quasi Grazia” di Peter Marcias, che ripercorre la storia di Grazia Deledda a 100 anni dal Premio Nobel per la Letteratura.

Il film racconta la conflittualità della scrittrice con una madre molto tradizionalista. Pensa che il rapporto tra madre e figlia possa essere un modello ancora determinante, che lo si segua o no?

«Quella della madre è una voce che hai dentro continuamente. Quanto a me, se ho questo carattere è soprattutto per reazione a mio padre, una figura forte. Vedo tanti giovani papà che si avvicinano alle emozioni dei figli. Mio cognato, per esempio, mette a letto i miei nipotini di 6 e 4 anni chiedendo com’è andata la loro giornata: una cosa che, pur amandomi, mio padre non faceva. I padri di oggi sono migliori. Quelli della mia generazione erano presi dalla frenesia del lavoro e degli anni ’80. I cambiamenti richiedono decenni. Io ho imparato a vedere i miei, nei loro pregi e difetti, solo con l’età».

Come vive i 40 anni, compiuti pochi mesi fa?

«Confesso che sento l’orologio biologico come non avrei immaginato. Mi sono sempre molto affidata alla vita. Ho avuto delle relazioni belle, anche lunghe, ma con gli anni la mia irrequietezza e fantasia sembrano affaticare gli uomini e io sento che, nel giro di poco, dovrò capire se avere un figlio o no. Di recente è arrivato un altro cambiamento: ho preso una nuova casa, perché ho l’esigenza di radicarmi più di prima. Non che stessi fuggendo, ma il lavoro e altre cose mi hanno sempre proiettata verso l’esterno. Adesso sento il bisogno di sedermi davanti a un paesaggio e di guardarmi dentro».

Cosa la fa stare bene lontano dal set?

«Mi sono avvicinata al buddhismo e pratico yoga, anche se non sempre sono costante. Tutti ricorrono alla pratica quando stanno male, invece è un lavoro lungo, senza bacchette magiche, perché il cuore va allenato alla gentilezza. A volte mi sento un po’ anacronistica, penso di aver sbagliato epoca. Anche lavorativamente, perché mi sembra che negli anni ’60 si facessero grandi incontri e ci fosse il tempo per costruirsi una professionalità solida. La creatività nasceva dalle relazioni, dallo scambio. Oggi contano i social e mi spaventa l’idea che tutto sia legato all’intrattenimento. È difficile vivere a questa velocità, ma so che ho scelto la strada che più mi corrisponde».

Due appuntamenti da non perdere

Al Bif&st, il Bari International Film&Tv Festival, dal 21 al 28 marzo, Irene Maiorino conduce le serate di apertura e di chiusura. Tante le anteprime italiane e internazionali. Tra gli ospiti, Giuseppe Tornatore e Alessio Boni. Programma su bifest.it.

A Sguardi Altrove, il Women’s International Film Festival, a Milano e Pavia fino al 28 marzo, c’è l’anteprima di Quasi Grazia, di cui è protagonista Irene Maiorino: appuntamento il 21 marzo. Programma su sguardialtrovefilmfestival.it.

Styling Samanta Pardini. Make-up & Hair Alessia Mazzarino per Cotril Spa.
Ufficio Stampa Amendola Comunicazione.