L’euforia dell’innamoramento. Il volo romantico. Il desiderio di compiacere sessualmente l’altro. La sensazione, prima sottile e poi eclatante, di essere finita dentro una gabbia tanto dorata quanto tossica. Infine, la depressione. E lo scatto liberatorio che sarà fatale. Con una prova d’attrice intensissima, Jasmine Trinca esplora questo ventaglio di emozioni estreme in Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, al cinema dal 19 marzo.
Gli occhi degli altri è liberamente ispirato al delitto Casati Stampa che sconvolse l’Italia negli anni’70
La storia è liberamente ispirata al caso che sconvolse l’Italia nell’estate del 1970, quando il marchese Camillo Casati Stampa uccise la moglie Anna Fallarino, insieme all’amante di lei, per poi suicidarsi.
Se nella finzione i nomi dei protagonisti sono diversi – lei si chiama Elena, lui è Lelio e ha il volto di Filippo Timi – la vicenda è ricostruita fedelmente e riletta con la consapevolezza dei 56 anni che ce ne separano.
Qui il trailer del film con i due protagonisti.
Quando in Italia il femminicidio era delitto passionale
«Forse i femminicidi ci sono sempre stati, ma venivano definiti in altri modi, delitti passionali per esempio. Oggi abbiamo più strumenti per comprendere le cose e sappiamo quanto le parole siano importanti. Basti pensare al concetto di consenso nel reato di violenza sessuale, di cui si parla in queste settimane per il disegno di legge Bongiorno» riflette la 44enne attrice e regista romana.
Jasmine Trinca nei suoi film racconta il volto della femminilità contemporanea

Negli ultimi anni ha raccontato in film e fiction la femminilità contemporanea in altalena tra condizionamenti ed emancipazione. Ha dato volto a personaggi letterari come Ida in La Storia, serie tv di Francesca Archibugi tratta da Elsa Morante, o la Superiora di L’arte della gioia di Valeria Golino, dal romanzo di Goliarda Sapienza. È al cinema anche nel recente La gioia di Nicolangelo Gelormini e la rivedremo in Illusione, sempre di Archibugi. È tornata anche a recitare diretta da Nanni Moretti in Succederà questa notte, il regista che la scoprì e lanciò 19enne in La stanza del figlio. «È stato emozionante tornare a essere diretta da lui, a 25 anni da quel film e a 20 da Il caimano. Non posso anticipare nulla del prossimo, mi ucciderebbe!» ride.
Jasmine Trinca e il debutto alla regia
Nel 2022 ha anche debuttato alla regia con Marcel!, ripercorrendo la propria infanzia con l’eccentrica madre artista, interpretata da Alba Rohrwacher, e dirigendo in una piccola parte la figlia Elsa, oggi 16enne, nata dalla relazione con il suo primo compagno.
Jasmine Trinca nel film Gli occhi degli altri interpreta il suo ruolo più trasgressivo

In Gli occhi degli altri attraversa felicità e depressione, sottomissione e ribellione: quanto è arduo rendere in un solo film gli alti e bassi più estremi che una donna può vivere?
«È stato molto impegnativo ma bellissimo, da attrice è quello che cerco. Affrontare passaggi emotivi così forti è come salire sulle montagne russe. Mi piace rendere la complessità femminile con le sue contraddizioni e qui ho dovuto attraversare anche con il corpo felicità e sofferenza, leggerezza e pesantezza. Mi hanno aiutato i costumi, il trucco, perfino le protesi. Anna Fallarino era una delle prime donne, in quegli anni, a essersi rifatta il seno: è uno dei dettagli emersi dopo l’omicidio, avevano ritrovato il silicone dappertutto».
Sul set la presenza di una intimacy coordinator
Dopo il delitto emerse anche la natura della loro relazione, basata sul voyeurismo di lui che la spingeva a fare sesso con altri per guardarla e filmarla. Non l’abbiamo mai vista in scene così intime, Jasmine. Sono altre montagne russe “attoriali”?
«Eccome! Non per una questione di pudore, ma perché sollecitano una sfera più profonda di quella corporea, nel più antico dei giochi di sopraffazione. Dovevo muovermi nuda nella consapevolezza di essere guardata e apparire determinata nel desiderio. Mi hanno sostenuta una intimacy coordinator e la complicità che si è creata con Filippo Timi e con il regista Andrea De Sica, oltre che con i giovani attori, pure più imbarazzati di me».

Appare scioltissima, invece: nessuna remora ad accettare il ruolo?
«Ho pensato che fosse il momento giusto per fare passi nuovi, diversi. Con la maturità ho imparato a portare in scena il mio stesso disagio e in fondo è quello che prova questa donna: in lei c’è il desiderio e allo stesso tempo la fatica di un’esibizione fatta per il piacere di lui. E poi mi interessa sondare perché a volte, ancora oggi, si stia dentro una relazione dannosa accettando di compiacere l’altro, faticando a vedere le possibilità che abbiamo».
Oggi sarebbe stata più prevedibile la reazione violenta del marchese di fronte alla scelta della moglie di lasciarlo?
«A un certo punto la si vede nel bosco, un po’ come Cappuccetto Rosso, a suggerire la sua ingenuità in contrasto con la donna determinata che vediamo alla fine. Siamo a pochi anni dal referendum sul divorzio, ma questa coppia vive in una torre d’avorio: il femminismo e la libertà degli anni ’70 non esistevano nel loro isolamento e la rottura da parte di lei non era concepibile. Allora come oggi, tuttavia, è una questione di potere: quando lo metti in discussione, anche gli uomini più “illuminati” faticano ad accettarlo. E la richiesta di un ultimo incontro, oggi come allora, è un campanello d’allarme».
La relazione con la figlia
Con sua figlia, che è adolescente, parlerà molto di questi temi.
«Visto il mondo in cui viviamo sì, e spesso. Tanto che, se ribadisco alcuni concetti, mi risponde annoiata: “Lo so, mamma, lo so”. Però penso che sia sempre meglio ripetere. Lei comunque fa la sua attività al liceo, ha il suo collettivo, quindi ho fiducia».
Vedendo la sua passione per il cinema potrebbe seguire le sue orme?
«Vuole farmi venire un coccolone? Non voglio pensarci!».
Suona strano detto da una che ha esordito a 19 anni dopo un provino con Nanni Moretti.
«L’ho cresciuta nel femminismo, ma le ho anche parlato dell’importanza della falegnameria. Quella vera! Scherzi a parte, farà quello che vorrà. Per ora si naviga a vista».
Il racconto della madre in Marcel!
A proposito di madri, ha raccontato la sua nel debutto alla regia del 2022, Marcel!. Cosa intende quando dice di aver avuto una sorta di adolescenza tardiva?
«Mi sa che a volte straparlo o, forse, è il percorso analitico che mi fa riflettere fin troppo. La mia non era una madre tradizionale eppure non è stato facile, da ragazzina, esplorare liberamente la vita. Anche se non mi stava addosso, sentivo il suo sguardo: sa quella percezione che hanno i figli? È qualcosa che mi ha messo in riga per anni. Quando lei è mancata, ho fatto pace con la nostra storia e ho tirato fuori fino in fondo la mia emotività. Facendo mia l’idea di non dover per forza piacere: oggi è una grande liberazione dire quello che penso».
Si è liberata anche dalla timidezza?
«Purtroppo no, lo sono di natura. Arrossisco. Senza trucco si capisce quello che mi passa per la testa e non c’è recitazione che tenga: sono fregata».
Eppure sul set può essere molto trasgressiva. Nella serie L’arte della gioia di Valeria Golino, per esempio, interpreta una madre superiora che vorrebbe piegare la protagonista al suo desiderio, anche sessuale.
«Vero, ma è più una trasgressione mentale. La cosa più dirompente è il racconto della giovane protagonista Modesta nella sua ricerca della gioia».
L’amicizia tra colleghe
Dopo averla diretta in Miele, nel 2013, Valeria Golino aveva detto: «Se fossi un uomo, mi innamorerei di Jasmine». E lei in un’intervista più recente ha dichiarato: «L’Arte della gioia è sexy perché Valeria lo è». L’amicizia femminile, nel vostro caso anche professionale, è in senso lato un amore in cui ci si valorizza a vicenda?
«Ogni volta che Valeria mi dirige sento davvero tutto il suo amore: da attrice càpita di non piacersi in un film e invece nei suoi mi trovo bella, perché così mi vede lei. Le voglio un gran bene per la creatura che è. E penso sia meraviglioso condividere creatività e divertimento non solo con un’amica, ma con una donna di cui hai una stima così profonda. C’è chi pensa che bisogna soffrire per ottenere buoni risultati, io sono convinta del contrario: il piacere e il benessere vincono su tutti i fronti».