Se dovesse dare un consiglio al se stesso non ancora 30enne, quando girò la serie cult Romanzo Criminale, sarebbe questo: «Non avere fretta». Oggi Marco Bocci ha 47 anni, due figli, tre romanzi e due film da regista all’attivo. Non ha mai rallentato la carriera da attore, iniziata a fine anni ’90, e il 28 e 29 dicembre torna su Rai 1 con la miniserie Se fossi te di Luca Lucini, in cui per la prima volta recita insieme alla moglie Laura Chiatti, che ha sposato nel 2014 e con cui ha avuto Enea e Pablo.
Una cosa, però, l’ha mollata: «Ho detto addio al mio countdown interiore perenne: una sensazione logorante che porta a essere più produttivi ma anche a vivere male, senza mettere a fuoco le cose importanti».
Il desiderio di rallentare: tra ambizione, sogni e bisogno di fermarsi
Partiamo dal titolo: Se fossi te. Lei chi desidererebbe essere?
«In questo periodo un bradipo. Giuro! Sento il bisogno di fermarmi, di smettere di correre ai ritmi feroci che la vita e il lavoro impongono. Sono felice delle cose che ho fatto e che faccio, ma vado sempre troppo veloce dentro la mia testa, tra fantasie, progetti, ambizioni. A volte mi sfinisce. Anche se riconosco che non posso fare a meno di sognare».
Nella miniserie interpreta un operaio di una fabbrica di dolci.
«Massimo è un padre che vive una situazione economica complicata, eppure riesce sempre a cogliere le cose buone della vita. Gli farebbe comodo guadagnare il doppio, però ama il suo lavoro e sa creare un’atmosfera di convivialità, aiuto e assistenza reciproca. La storia ha un senso di realismo importante, ma anche un afflato favolistico: racconta dinamiche complesse e dolorose con un punto di vista ottimista».

Recitare insieme per la prima volta: difficoltà, imbarazzo e complicità
Valentina, interpretata da sua moglie Laura Chiatti, è la dirigente d’azienda con cui Massimo “scambia” corpo e identità: come vi siete preparati?
«Non era mai successo in vita nostra che ci confrontassimo a tavolino sul lavoro. Abbiamo dovuto fare tante prove prima di andare sul set, dovevamo capire come caratterizzare i nostri personaggi».
È la prima volta che recitate insieme. Com’è andata?
«Mi sono divertito, ma all’inizio mi sentivo in imbarazzo».
Addirittura?
«Quando cerchi un personaggio ti senti scoperto, non sei ancora a fuoco. Fai dei tentativi da solo e i primi giorni sul set sei comunque in difficoltà. Affrontare questo percorso in famiglia mi ha fatto sentire ancora più in imbarazzo».
Come mai?
«Mi sentivo nudo, mi stavo facendo vedere come Laura non mi aveva mai visto prima: pensi che non riuscivo neanche a recitare le prime battute insieme a casa. In genere lei mi vede a personaggio inquadrato, per questo mi sentivo in difficoltà. Poi ho iniziato a divertirmi e ci siamo entrambi lasciati andare, godendoci la creatività del nostro lavoro».
Essere se stessi, dentro e fuori dal set: il valore della vulnerabilità
Che tipo di attrice è Laura?
«Si dona in maniera totale al personaggio, approfondendone tutte le dinamiche intime in modo maniacale. Arriva a porsi domande che io non mi pongo, il che mi ha sorpreso».
Una cosa di Laura che vorrebbe avere?
«La spiccata e immediata sensibilità. Io all’inizio tendo ad essere più freddo, ho bisogno di tempo per capire. Mi sento spesso in difficoltà, prima di aprirmi con le persone devo conoscerle. Lei ha meno filtri».
Entrambi avete scelto di non nascondere le vostre vulnerabilità e di esporvi pubblicamente su temi delicati riguardanti la vostra salute: lei l’herpes cerebrale, sua moglie l’ADHD.
«Io e Laura cerchiamo di vivere per come siamo, senza maschere, filtri, personaggi: per quello abbiamo già il set. Nella vita vera non c’è un calcolo in ciò che facciamo, viviamo in maniera sana sapendo di essere noi stessi con chiunque. Avere la forza, o forse nel nostro caso l’incoscienza, di essere sempre se stessi è la cosa più importante».
Vita privata e notorietà: trovare l’equilibrio
Come proteggete la vita privata?
«Ormai siamo abituati, sappiamo come muoverci e dove andare o non andare se vogliamo passare una giornata tranquilla in famiglia. Abbiamo da sempre grande affetto e calore dal pubblico, è un rapporto sano, rispettoso, dolce. Poi dove viviamo oggi, in Umbria, io ci sono nato, ci conoscono tutti da sempre».
Cosa risponde a chi vi dà dei privilegiati?
«Lo siamo: più che per una ragione economica, perché facciamo quello che amiamo. Trasformiamo la nostra passione nel nostro mestiere e vivere per quello che si ama è un privilegio. Detto questo, oggi l’industria cinematografica attraversa un momento di crisi bestiale e tutti hanno bisogno effettivo di lavorare in maniera costante».
Quando i figli insegnano a rallentare e dare valore al tempo
Sua moglie ha detto che i suoi maestri di vita sono i vostri figli. Conferma?
«Enea e Pablo hanno rivoluzionato tutto, sono stati i nostri “insegnanti del tempo”, abbiamo imparato da loro come scandirlo, come viverlo. Io poi, che sono un ipercinetico, amo fare mille cose e non riesco a stare fermo, con loro ho scoperto che c’è tanto altro a cui mi piace dedicare tempo e attenzione oltre al mio lavoro, che resta la mia passione più grande».
Cosa ama fare con i suoi due figli?
«Giocare a freccette, sfidarci ai videogame, accompagnarli a scuola, portarli agli allenamenti di calcio, cantare con loro, cimentarci in trucchi di magia, fare castelli con i bicchieri, fantasticare insieme, metterci a tavolino e pensare a cosa vogliamo inventarci oggi. Dare valore al tempo. Ha ragione Laura, ce lo insegnano loro».
C’è una cosa che le rimprovera sua moglie?
«Non una: tante, di continuo» (ride, ndr).
Per esempio?
«Che non sto mai fermo, che non metto a posto le cose anche quando sono sicuro di averle sistemate, che sono troppo lento la sera in bagno: in realtà mi prendo solo il tempo per fare le cose con calma prima di coricarmi, è lei che in 20 secondi fa tutto. Su molte cose ha ragione, ma sulla fretta a fine giornata non mi pare…» (ride ancora, ndr).
Tra cinema e serie tv: i nuovi progetti dopo Se fossi te
Dopo Se fossi te tornerete a lavorare insieme in Nelle tue mani, nella sua pelle, il suo nuovo film da regista tratto dal suo ultimo romanzo, uscito quest’anno.
«Giriamo nel 2026, ho iniziato a scrivere ancora prima dell’idea di recitare insieme. Avendo raccontato una storia dal punto di vista femminile e dovendo immedesimarmi in una donna, ho pensato subito a lei. Poi ho già diretto Laura nel mio film La caccia del 2023 e ci eravamo trovati molto bene».
Da attore sta finendo di girare la serie 177 giorni di Carlo Carlei, sul rapimento di Farouk Kassam. Cosa può anticipare?
«Interpreto Fateh, il padre di Farouk: è una bellissima esperienza lavorativa, anche se faticosa dal punto di vista umano, perché raccontiamo una vicenda vera, dolorosa, che ha toccato tutta l’Italia negli anni ’90. Sento la responsabilità di farlo in maniera rispettosa».