Sembrava una malattia ormai debellata, invece la lebbra è tornata e in un paese del sud del mondo, bensì nella modernissima (e ricchissima) Florida. Il focolaio che preoccupa la comunità scientifica interessa, in realtà, diverse aree dello Stato. Nel 2025 se ne erano contati 36 casi totali, dei quali 27 autoctoni, ma nei primi sette mesi di quest’anno le segnalazioni sono già 17. Al momento le autorità sanitarie stanno cercando di capire quale sia l’origine dell’impennata.

La lebbra in Florida: dove e perché

La maggior parte dei casi di lebbra per ora si concentra nella zona centrale della Florida, lungo il corridoio dell’Interstate 4 e nella contea di Brevard: di fatto è quel lembo di costa che va da Cape Canaveral fino a Palm Bay. Non si tratta ancora di allarme sanitario, ma la crescita – apparentemente immotivata – di persone che si sono ammalate ha suscitato apprensione tra la popolazione.

Secondo gli enti locali, a causare la diffusione del Morbo di Hansen (il nome scientifico della patologia), è l’armadillo, in grado di trasmettere il batterio responsabile della malattia.

Cosa c’entrano gli armadilli

L’interrogativo principale degli epidemiologi, dunque, riguarda la possibilità che il batterio che causa la lebbra possa essere diventato autoctono. Il motivo è legato al fatto che negli Stati Uniti vive uno dei pochi animali che fungono da serbatoio naturale del batterio: l’armadillo. Numerosi studi hanno collegato alcuni casi autoctoni al contatto con questi mammiferi, anche se diversi pazienti affermano di non aver mai toccato l’animale, né di aver viaggiato in Paesi dove la malattia è endemica.

Per questo la Università della Florida e il National Hansen’s Disease Program hanno aperto un’indagine conoscitiva per risalire alle fonti di contagio, senza escludere il terreno che potrebbe essere “contaminato” in particolari ecosistemi.

Cos’è la lebbra

Come chiarisce l’Istituto Superiore di Sanità, «la lebbra, conosciuta anche come Morbo di Hansen, è una malattia infettiva cronica causata dal batterio Mycobacterium leprae. Questa malattia colpisce principalmente i nervi periferici, la pelle e le mucose delle vie respiratorie superiori. Se non trattata – sottolinea il portale Epicentro – può causare gravi problemi di salute e deformazioni corporee.

La lebbra è considerata una malattia facilmente diagnosticabile e curabile con antibiotici, ma in passato era associata a stigma sociale e a un senso di incurabilità».

Una malattia da non sottovalutare, ma curabile

Oggi, invece, è curabile, anche se può essere insidiosa: «Si contano 200mila casi all’anno, ma oltre la metà si concentra in pochi paesi, primo tra tutti l’India. Il vero problema è la diagnosi tardiva, che dunque può arrivare quando il batterio ha già iniziato a lasciare danni», spiega il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano. «In genere si verifica in paesi ad alta povertà e sovraffollamento, dove appunto le mancate diagnosi sono maggiori. Nel caso americano, può aver influito l’armadillo. D’altro canto il caso Hantavirus (sulla nave da crociera, NdR) dimostra che a volte c’è imprudenza nel maneggiare animali o frequentare contesti a rischio», aggiunge Pregliasco.

I sintomi della lebbra

Conosciuta da oltre 3.000 anni, la lebbra o Morbo di Hansen, deve il suo nome al biologo, zoologo e medico norvegese Gerhard Armauer Hansen, che per primo l’ha scoperta individuando il battero responsabile. Presente sia nelle zone dell’emisfero sud del mondo, come America Latina, Africa e Sud-Est asiatico, sia in Europa, qui ha raggiunto la sua massima intensità nel XII-XV secolo a causa delle Crociate, dopo le quali i casi sono diminuiti notevolmente.

Proprio durante il Medioevo erano stati creati lebbrosari per isolare e curare le persone infette. Il sintomo principale è la secchezza della pelle con la formazione di chiazze cutanee, che possono variare dal bianco al rosso (o viola). In alcuni casi si parla di “mappe”, ossia macchie differenti che si uniscono tra loro a ricordare le cartine geografiche.

Come si riconosce

Ad essere colpita è la pelle, insieme ai nervi periferici: per questo le aree arrossate, o gonfie, possono diventare meno sensibili al tatto. Nei casi più gravi, quando i nervi si danneggiano irreparabilmente, i muscoli non riescono ad essere supportati nelle loro funzioni e si atrofizzano progressivamente. Le ulcere cutanee, invece, se profonde possono costringere ad amputazione, per esempio delle dita delle mani e dei piedi. In alcune forme, la malattia colpisce prevalentemente il viso (con possibili deformazioni) e le mucose delle vie respiratorie superiori.

La diagnosi e il trattamento

Il periodo di incubazione della malattia è piuttosto lungo: può variare da alcuni mesi fino a qualche anno (in media cinque). Va precisato che la lebbra non è contagiosa da persona a persona, se non in caso di contatti molto stretti, tramite aerosol o goccioline di starnuti, tosse, o per contatto diretto di una ferita infetta. «Non si tratta, però, di contatti occasioni, ma persistenti, proprio come accade in luoghi sovraffollati. È ciò che accade con la tubercolosi, ad esempio, non paragonabile, quindi, all’esposizione a starnuti sui mezzi pubblici. Fortunatamente ha una bassa trasmissibilità interumana», previsa Pregliasco.

Le cure attuali

Oggi la lebbra, una volta diagnosticata, si cura «con terapie antibiotiche. La diagnosi, in caso di sospetto, è anche relativamente semplice, tramite prelievo di saliva e analisi con tampone o prc – chiarisce Pregliasco – Poi si possono somministrare diversi antibiotici, appunto, sotto forma di cocktail, che può variare a seconda degli specifici casi. La cura, però, è lunga. Ripeto, il guaio è che spesso di scopre tardi, anche perché le manifestazioni cliniche iniziali sono lievi. Per questo i casi della Florida potrebbero non essere che la punta dell’iceberg. Fortunatamente, comunque, non lascia di danni devastanti del passato, come naso o bocca rovinati», conclude il virologo.