C’è chi viaggia alla ricerca di mete “instagrammabili” e chi invece vuole unire il piacere della vacanza con l’esigenza di curarsi, o semplicemente di regalarsi una pausa di benessere. In altre parole, si chiama “medical tourism” ed è un tipo di turismo riconosciuto persino dall’ONU che ha un’agenzia dedicata. Si tratta dell’ UN Tourism, che ha una segretaria donna, Shaikha Al Nuwais, originaria degli Emirati Arabi Uniti. È stata lei a certificare che il turismo medicale è uno dei settori maggiormente in crescita. Ecco perché e quali sono le destinazioni più gettonate, comprese quelle in Italia.
È boom di medical tourism
L’importanza di questo tipo di turismo è stata sottolineata in occasione della recente Global Conference on Medical Tourism, a Yerevan in Armenia, dove si sono dati appuntamento funzionari di governo, responsabili di strutture sanitarie, ma anche agenzie assicurative e turistiche insieme a rappresentanti delle organizzazioni internazionali, proprio come le Nazioni Unite. È in questa occasione che sono emerse alcune delle tendenze principali, come l’affermazione del turismo non solo ai fini di cura, in Paesi che offrono trattamenti all’avanguardia o assenti nel proprio, ma anche all’insegna del benessere. In questo caso le terme sono le più gettonate.
In viaggio alla ricerca delle terme migliori
Gli stabilimenti termali sono i luoghi preferiti dai “turisti medicali”, che cercano non solo i trattamenti medici di cui godere dove ci sono sorgenti naturali di acque termali, ma anche benessere e relax. Da un lato, infatti, ci sono pazienti che hanno bisogno di un percorso terapeutico e riabilitativo, dall’altro ci sono anche coloro che vorrebbero solo concedersi una pausa piacevole rispetto alla routine scandita da lavoro e impegni stressanti. Non è un caso, dunque, che questo tipo di viaggiatori sia in crescita, specie in mete che offrono anche la possibilità di visitare Paesi nuovi, come la Turchia.
La Turchia “regina” del settore
Tra Istambul, Ankara, ma anche località meno note come Antalaya, il Paese sta vivendo una crescita del turismo, specie medicale: la Turchia, infatti, risulta al primo posto per ricavi dal settore, in particolare grazie alla possibilità di ricevere trattamenti estetici. In generale, però, si assiste una crescita globale in questo ambito, tanto che il Global Wellness Institute contava nel 2025 oltre 31mila stabilimenti termali, in grado di frittare 72 miliardi di dollari. In questo contesto si inserisce anche l’Italia: il rapporto Isnart realizzato con Federterme, stima un volume d’affari di oltre 5 miliardi di euro. È straniero più di 1 turista su 4 (26,3%) con Germania e Francia, in testa, seguite da Regno Unito, Olanda e Svizzera.
Anche gli italiani tra i turisti medicali
«Il turismo medicale è certamente un segmento in espansione, alimentato dalla ricerca di trattamenti specialistici, tempi di attesa più brevi e tariffe competitive. Paesi come la Turchia hanno saputo sviluppare un’offerta integrata tra prestazioni sanitarie e servizi turistici. L’Albania ne è un altro esempio, insieme alla Slovenia e, se spostiamo l’orizzonte più ad est, certamente troviamo anche Thailandia e Corea del Sud. Ovviamente in questi ultimi due casi a pesare sulla bilancia è il costo diverso del biglietto aereo», spiega Luana De Angelis, già vicario nazionale di Fiavet, la Federazione italiana Associazione Imprese Viaggi e Turismo di Confcommercio, oggi responsabile del Lazio.
Sempre più attenti al benessere e alla cura di sé
Certamente l’offerta di trattamenti estetici è uno dei motori della crescita del medical tourism. Come conferma la Grand View Research, lo scorso anno il giro d’affari complessivo è stato di 34 miliardi di dollari, ma entro il 2025 potrebbe arrivare a 126 miliardi entro il 2035. Ancora più ottimistiche le previsioni del Global Market Insights, che prevede si superino i 170 miliardi in meno di 9 anni, con una crescita media dell’8,4% all’anno. A influire è la ricerca di trattamenti di cura che, in alcuni Paesi, possono avere costi inferiori, insieme a una maggiore attenzione alla propria salute. Ma, secondo l’agenzia ONU di settore, va prestata attenzione anche agli standard offerti.
Attenzione agli standard medici all’estero
Senza generalizzare o creare allarmismi, infatti, alcuni esperti ricordano episodi di cronaca come la morte dell’imprenditrice Milena Mancini, dopo un intervento di liposuzione a Istambul. Qualcuno sottolinea anche sulle differenze di standard, requisiti e percorsi di studio richiesti ai dentisti, a seconda dei Paesi nei quali ci si reca. «Verificare questi aspetti è imprescindibile. Quando si viaggia per motivi sanitari il prezzo non può essere l’unico criterio di scelta. Occorre controllare autorizzazioni, accreditamenti, qualifiche dei professionisti, standard igienico-sanitari e assistenza post-trattamento. Come operatori turistici dobbiamo promuovere una cultura del viaggio consapevole, distinguendo chiaramente le nostre competenze da quelle delle strutture sanitarie», sottolinea De Angelis.
Invecchiamento e longevity fanno da boost
Di sicuro l’invecchiamento progressivo della popolazione, l’aumento di patologie croniche (che sono anche maggiormente diagnosticate rispetto al passato) e i costi crescenti fanno da boost alla richiesta di strutture che dove poter coniugare percorsi terapeutici a prevenzione, competenze sanitarie a benessere, con un’attenzione particolare, però, alla sicurezza. È qui che le strutture sanitarie italiane riescono a competere: «L’Italia può distinguersi per la qualità delle competenze mediche, la presenza di strutture specializzate e un patrimonio termale di grande tradizione. Il nostro valore aggiunto è la possibilità di integrare percorsi di cura e benessere con un’offerta turistica di eccellenza», conferma De Angelis.
Rendere accessibili i servizi
«La vera sfida – precisa però De Angelis – è rendere questi servizi sempre più accessibili, organizzati e riconoscibili sui mercati internazionali. Dove l’accessibilità non deve tradursi sempre in prezzo più basso. Il turismo medicale rappresenta di certo una opportunità per l’industria turistica italiana, ma richiede professionalità, trasparenza e una collaborazione strutturata tra operatori del turismo e del settore sanitario. Non dobbiamo limitarci a vendere un viaggio: occorre sapere individuare la destinazione più adatta alla tipologia di clientela. È questa la nostra sfida quotidiana, in cui ci confrontiamo ogni giorno. Non esiste mai una destinazione o una struttura che va bene per tutti. La specializzazione della preparazione di opera nel turismo è la chiave per fare la differenza sul mercato».
Un turismo non solo “da ricchi”
Resta, però, una questione centrale: l’accessibilità a certi viaggi, anche da un punto di vista economico per gli utenti. Un tempo, infatti, si trattava di un tipo di turismo molto elitario: «Oggi, invece, questo modo di viaggiare sta progressivamente uscendo da una dimensione esclusiva. La maggiore mobilità internazionale e la diversificazione dell’offerta stanno ampliando il pubblico interessato», precisa De Angelis, che insiste su un punto: «Accessibilità non deve significare una corsa al prezzo più basso: la vera sfida è garantire un equilibrio tra sostenibilità economica, qualità e sicurezza».