Caldo record, notti insonni e persino vampate di calore legate alla perimenopausa o menopausa. Il mix può diventare insostenibile, eppure si stenta ancora a parlarne. Sono ancora troppi, infatti, i tabù riguardo questo periodo della vita di una donna che, in una stagione e in un’annata come questa, rischiano di peggiorare la qualità della vita femminile. Per questo gli esperti parlano di cougar puberty: un passaggio delicato e ancora in parte poco conosciuto.

Il “doppio calore” delle donne

La colonnina di mercurio sta segnando livelli record in Francia, ma anche in Italia l’estate appena iniziata è iniziata con un’ondata di calore anomala. Ce ne siamo accorte tutte, in particolare le donne che stanno vivendo quella fase di perimenopausa caratterizzata da vampate di calore notturne e senso di affaticamento, che si aggravano con il caldo. Per questo gli esperti parlano di “doppio calore”. secondo lo studio scientifico Monthly variation of hot flashes, night sweats, and trouble sleeping, proprio le vampate aumentano del 66% in estate, con un picco massimo a luglio. Un problema che, secondo la North American Menopause Society, riguarda tra il 75% e l’80% delle donne in perimenopausa.

Cos’è la cougar puberty

È proprio in questo periodo dell’anno che diventa ancora più importante affrontare il tema della cougar puberty, quella fase della vita della donna matura (letteralmente cougar indica il puma, per esteso la donna che ha relazioni con uomini anche più giovani), paragonabile a una seconda pubertà: come ricordano il New York Post e Vice, spesso sono identici il senso del pudore e dell’imbarazzo a parlare del proprio stato e soprattutto dei malesseri che lo accompagnano. Ma è fondamentale, invece, rompere il silenzio, come stanno contribuendo a fare i social, proprio con definizioni come la cougar puberty, creando spazi di discussione dove sfatare anche qualche vecchio falso mito.

La perimenopausa non è una malattia

«La perimenopausa non è una malattia, ma una fase di transizione. Con la giusta informazione e le cure personalizzate, le donne possono emergere più forti, serene e sicure di sé» spiega Giovanna Maria Cristina Napolitano, medico chirurgo specialista in ginecologia e ostetricia, endometriosi e fisiopatologia della riproduzione e ginecologa della divisione scientifica di Sestre. «Il fatto che sia diventato un fenomeno social può aiutare a parlare di perimenopausa in modo più aperto e meno stigmatizzante. Definire questa fase come una sorta di “seconda pubertà” rende più facile comprendere che i cambiamenti fisici ed emotivi sono normali e condivisi da molte donne», aggiunge la ginecologa.

Quando il tabu resiste

«Il tabù della perimenopausa purtroppo esiste ancora perché per lungo tempo la società ha associato la menopausa all’invecchiamento, alla perdita di fertilità e a una diminuzione dell’attrattiva femminile, rendendo l’argomento poco discusso e spesso vissuto co nimbarazzo», spiega ancora Napolitano, che fa luce anche su un altro aspetto: «Purtroppo l’attuale sistema sanitario spesso non riesce a supportare adeguatamente le donne in questa fase di transizione. Molte donne si sentono ignorate, confuse e i loro sintomi non sono compresi completamente durante le visite mediche». Il tutto nonostante in media la perimenopausa possa durare fino a 6 anni, a partire in genere dai 45 anni di età, con casi nei quali i primi segnali compaiono già a cavallo dei 30.

L’importanza di fare rete

«La cosa più importante, invece, è prendersi cura di sé con consapevolezza e costruire una rete di supporto», esorta l’esperta. È qui che entrano in gioco non solo il medico di base, ma anche eventualmente un «consulente ormonale, che può essere il ginecologo o l’endocrinologo, un nutrizionista, uno psicoterapeuta specializzato e soprattutto una rete di donne che condividono la stessa esperienza in modo da eliminare quel senso di solitudine», spiega ancora la ginecologa. Ma è proprio sulla sicurezza femminile che si gioca una partita importante. Secondo alcune ricerche, infatti, le donne sono più pronte ad affrontare la pubertà che non la menopausa.

Meglio la pubertà o la menopausa?

A indicarlo, infatti, sono i dati di un’indagine condotta da Wakefield Research, secondo cuiil 66% delle donne statunitensi tra i 38 e i 50 anni si sente più preparata ad affrontare la pubertà che la perimenopausa. È la conferma del timore con cui si vive questa fase della vita femminile, che può impattare anche a livello emotivo e relazionale. Il 52% delle donne impegnate in una relazione, infatti, afferma che la perimenopausa ha avuto un impatto sulla propria relazione sentimentale, mentre il 48% dichiara che questo periodo di transizione ha influenzato la capacità di fare esercizio fisico e mantenersi attive. Attività che invece sono fondamentali proprio in perimenopausa.

L’importanza dell’attività fisica

Il consiglio degli esperti, infatti, è di non rinunciare all’esercizio che, anzi, andrebbe mantenuto anche in una stagione estiva segnata dal caldo. scegliendo le ore più fresche della giornata. «Intanto andrebbero scelte le ore più fresche, come il mattino presto o il pomeriggio tardi. Va ricordato che il movimento regolare può sostenere il tono dell’umore, il sonno e il benessere generale – spiega Napolitano – L’attività fisica più indicata in menopausa combina esercizi aerobici come camminata veloce o nuoto, che migliorano l’attività cardiovascolare, a lievi esercizi di forza per rinforzare massa muscolare e ossa», consiglia Napolitano.

Quale e quanto movimento fare

Ma oltre alle classiche camminate, con la comunità scientifica che ancora dibatte sul numero di passi giornalieri che sarebbe consigliato effettuare, anche altre attività sono particolarmente indicate per le donne che si avviano alla menopausa, pure in estate: «Yoga, pilates e stretching possono migliorare la flessibilità delle articolazioni, rinforzare il pavimento pelvico e imparare a gestire lo stress che generalmente peggiora le vampate – spiega la ginecologa – L’ideale sarebbe praticarla 3 volte alla settimana per 50 minuti, variando il tipo di attività o prediligendo quella che si preferisce». Il tutto in abbinamento a un’alimentazione più attenta e, visto il periodo, che aiuti anche a ridurre alcuni sintomi legati al caldo.

L’alimentazione giusta contro il “doppio calore”

«In menopausa diminuiscono gli estrogeni, che stabilizzano il centro di termoregolazione del Sistema nervoso centrale, e un mancato controllo favorisce quindi l’insorgenza delle vampate. Quindi sono indicati alimenti come i legumi, contengono fitoestrogeni che possono imitare debolmente l’azione degli estrogeni e che aiutano a mantenere stabile la glicemia, riducendo possibili fattori scatenanti delle vampate – spiega Napolitano – Inoltre le fibre favoriscono un microbiota intestinale sano e contribuiscono a ridurre l’infiammazione sia a livello intestinale che su tutto l’organismo».

Più idratazione e meno vampate

«Per alcune donne, consumarli regolarmente non elimina completamente le vampate, ma può ridurre frequenza e anche se l’effetto varia da persona a persona. Consumare cibi ricchi di frutta, legumi, cereali integrali e verdure di stagione ricchi di antiossidanti, così come idratarsi adeguatamente (almeno 2 litri d’acqua al giorno) e assumere fonti naturali o integratori a base di calcio, magnesio e vitamina D possono aiutare a ritrovare benessere», conclude l’esperta, che invita ad evitare «cibi piccanti, alcol, fumo, bevande calde o con caffeina che possono innescare come dei trigger il fenomeno delle vampate».