Ha lavorato nelle piantagioni di tabacco per tre dollari all’ora. E quando si è trasferito a Los Angeles, dormiva nella cabina armadio di un amico, per terra. Ospite a Cuneo della Fondazione CRC, George Clooney si è raccontato a oltre tremila liceali. Tra un argomento caldo e l’altro (dallo scenario politico internazionale alla libertà di stampa), l’attore e regista ha ricordato che per lui la vita non è sempre stata facile. «Sono stato povero» ha detto. Suggerendo che le difficoltà abbiano rappresentato una spinta in più per coltivare la determinazione, l’empatia, il coraggio di dire ciò che pensa. Lo stesso segreto svelato a Belve da Micaela Ramazzotti che ha sviluppato «uno spirito di sopravvivenza rapace». A differenza della collega Valeria Bruni Tedeschi, «nata ricca», di cui ha fatto pure un’imitazione tutta risatine e smancerie. Ma è proprio vero che difficoltà economiche e tenacia vanno spesso a braccetto?
Difficoltà economiche e tenacia: il viaggio dell’eroe
Un avvertimento prima di iniziare: non avere soldi fa schifo, nessuno ha intenzione di fare l’apologia dell’indigenza. È vero, però, che le difficoltà in generale – e quelle economiche in particolare – possono, a volte, finire per diventare una leva potente, utile per sviluppare una serie di competenze preziose. Che, magari, chi cresce in un contesto privilegiato non ha la stessa urgenza di mettere a punto. «Carl Gustav Jung parlava del “viaggio dell’eroe”, percorso simbolico di trasformazione interiore che ogni individuo può attraversare per raggiungere una piena consapevolezza di sé» spiega Deborah Leanza, psicologa e counselor a Milano. «La prima tappa è rappresentata dall’orfano, inteso come individuo privo di genitori ma anche senza sostegno economico e sociale. È questo stato di privazione a spingere il bambino a intraprendere un viaggio di evoluzione, trasformandosi in guerriero, poi in imperatore e, dopo ancora, in eroe».
Il desiderio di riscatto aiuta le capacità cognitive
È capitato a Clooney, alla Ramazzotti. Ma anche a diversi imprenditori di successo, tipo il fondatore dell’impero Inditex (che include Zara) Amancio Ortega Gaona, uno degli uomini più ricchi del mondo, che faceva il fattorino. E a un gran numero di personalità della moda e dello spettacolo, da Ralph Lauren (figlio di immigrati, cresciuto nel Bronx) a Oprah Winfrey (partita dal Mississipi più povero). «Condizioni di precarietà economica tendono a far emergere uno spiccato senso di sopravvivenza e di resistenza e una notevole capacità di adattamento e di problem solving» suggerisce la dottoressa Deborah Leanza. «Lo stato di allerta in cui si è costretti a vivere stimola la mente a restare vigile a attiva con l’obiettivo di capire come cavarsela al meglio, in ogni situazione. Il risultato? Si può diventare più scaltri e veloci, attenti e lungimiranti». Affinando anche il cosiddetto “locus of control”.
La passione, il talento e il coraggio di sparigliare le carte
A rafforzare la tenacia di chi ha conosciuto la povertà concorrono due diverse spinte motivazionali. «Da una parte c’è la motivazione “estrinseca”, basata sul confronto con il mondo esterno che rafforza la voglia di rivalsa» osserva Leanza. «Dall’altra c’è la motivazione interna, che è la vera chiave di volta. La chiamiamo “locus of control” ed è la percezione di avere il potere di influenzare gli eventi della propria vita che, a sua volta, rappresenta il terreno ideale perché germogli il talento. Il desiderio di riscatto si intreccia a una o più passioni, che rendono ancora più vigoroso il desiderio di emergere. Ma non è tutto: meno avezzo a sentirsi al sicuro, chi ha attraversato difficoltà economiche di solito ha una spiccata tendenza a buttarsi alla scoperta della propria vocazione, rischiare, cambiare». E che la fortuna premia gli audaci è più che un modo di dire: è un dato di fatto.
La generosità di chi ha imparato ad avere fiducia nella vita
Durante l’incontro di Cuneo, Clooney ha raccontato che, nel periodo in cui era in bolletta, aveva regalato 20 dollari (il 20 per cento del suo patrimonio) a uno scrittore sconosciuto che piangeva in una cabina del telefono. Era disperato perché gli si era rotta la macchina e non sapeva come consegnare uno scritto in tempo. Anni dopo, il parere di quel ragazzo – che con i soldi di Clooney aveva preso un taxi – era stato decisivo perché l’attore ottenesse una parte. «Non tutte le persone che hanno conosciuto la povertà sono generose, ma molte lo sono: essere state in difficoltà le aiuta a comprendere meglio le difficoltà altrui e, a volte, le può anche rendere meno attaccate ai beni materiali, quindi più libere. Inoltre chi parte svantaggiato e arriva in alto tende a non dare niente per scontato ed è bravo a godersi i piccoli-grandi piaceri della vita. Al tempo stesso, sviluppa una fiducia nel futuro d’aiuto per conquistare ulteriori successi e soddisfazioni». Un circolo virtuoso che spesso consolida un’altra qualità importante: la schiettezza.
Quando gli ostacoli danno la forza di dire ciò che si pensa
Chi ha faticato per emergere tende ad avere un rapporto più diretto con le parole. «Partire da una condizione di svantaggio ed essere costretti a conquistare il proprio spazio nel mondo porta a sviluppare una solida forma di autoaffermazione» afferma la dottoressa Deborah Leanza. «E questa sicurezza si traduce in assertività: la capacità di esprimere la propria opinione in maniera diretta senza timore». Proprio come Clooney che, a Cuneo, riferendosi a un’esternazione di Trump sull’Iran ha precisato che «minacciare la distruzione di un’intera civiltà è un crimine di guerra» e che «c’è un limite alla decenza e non va superato». E come la Ramazzotti che ha riso di gusto immaginando la sua tessera per il “circoletto” del cinema italiano prendere fuoco. «Non si tratta di arroganza o di aggressività, ma di chiarezza. In fondo, chi ha già dovuto lottare per essere ascoltato sa che la propria voce ha valore e difficilmente sceglie di metterla da parte».