A corto di idee per la tua lista di buoni propositi di inizio anno? Abbiamo uno spunto per te: accanto ai soliti “fai più sport” e “impara a delegare”, piazzaci un bel “vai fiera del tuo caratteraccio”. Che, se ci pensi bene, nove volte su dieci è il modo con cui gli altri – il marito, la mamma, la collega – chiamano la capacità che hai di difendere il tuo tempo, i tuoi spazi, i tuoi diritti, derubricandola a capriccio o, peggio, a difetto d’indole. È un dato di fatto: il mondo preferisce di gran lunga chi se ne sta zitta e tranquilla (salvo poi lamentarsi pure delle acque chete). E allora, che fare? Smussa, se serve, giusto qualche angolo e porta a spasso il tuo “caratteraccio” a testa alta.
Fuori il caratteraccio, come Miranda e Fleabag
Tra i caratteracci più famosi di cinema e tv, Miranda Priestly (Meryl Streep) di Il Diavolo veste Prada, direttrice autoritaria, glaciale e pretenziosa o, più semplicemente, donna potentissima in un sistema che mal digerisce le fragilità. E ancora: Fleabag (Phoebe Waller-Bridge) dell’omonima serie, che è sfrontata, dice sempre ciò che pensa e usa l’ironia come un machete per farsi largo in quella giungla che è il mondo, e Mare Sheehan (Kate Winslet) di Omicidio a Easttown, detective burbera e spietatamente onesta, ma soprattutto coraggiosa e tenace – e segnata da un grande dolore. Volti diversi per una piccola-grande verità: il cosiddetto caratteraccio può trasformarsi nella tua forza.
Un’etichetta per chi reagisce alle ingiustizie
Ma abbandoniamo gli schermi e partiamo da una premessa: il caratteraccio, in sé, non esiste. «Esiste semmai uno scarto tra ciò che siamo e ciò che gli altri si aspettano da noi» spiega Eleonora Sellitto, psicoterapeuta e sessuologa a Roma. «Chi viene definita “impossibile” spesso lo è solo nel senso che non corrisponde a un modello docile, prevedibile, addomesticabile. Il peggior errore, in questi casi, è sforzarsi di cambiare per assecondare gli altri. Cerchiamo, piuttosto, di rivendicare la nostra specificità, di difendere il nostro modo di amare, di reagire, di stare al mondo. Tenendo a mente che un carattere è tanto più “buono” quanto più corrisponde a come siamo davvero».
Fuori il caratteraccio dopo anni a dire di sì
C’è chi il “caratteraccio” ce l’ha da sempre e chi, invece, lo possiede in potenza e lo tira fuori a un certo punto della vita, come i muscoli delle braccia che si definiscono a furia di tirar su pesi. «Da bambine ci insegnano che dobbiamo essere brave, tranquille e accomodanti» prosegue Sellitto. «Alcune persone – spesso per paura di non essere amate altrimenti – obbediscono in maniera impeccabile. Il problema è che così rischiano di perdere il contatto coi loro bisogni e desideri. Li dimenticano o imparano a tenerli nascosti per educazione o quieto vivere». Il “brutto carattere” spunta quando andare avanti in quel modo non funziona più. «Può succedere con l’età o dopo una serie di delusioni, che spingono a proteggersi meglio. Quando stare zitte pesa più che esporsi e adattarsi trasmette malessere. È lì che finalmente si smette di subire, di accettare tutto».
Un po’ di egoismo non è solo legittimo, ma necessario
Molti aspetti del cosiddetto caratteraccio sono, entro certi limiti, tutt’altro che negativi. L’egoismo, ad esempio. «Ovviamente non va bene se si traduce in disinteresse per chi abbiamo accanto ma, negli altri casi, è una forma legittima di attenzione verso se stessi» suggerisce Sellitto. «Ci hanno insegnato che l’essere umano è naturalmente portato al sacrificio, ma non è vero. Anteporre troppo spesso i desideri altrui ai propri crea frustrazione. Una frustrazione che non sempre viene espressa in modo diretto: spesso finisce per accumularsi e poi si manifesta attraverso silenzi, risentimento, scatti passivo-aggressivi». Libera quella quota di egoismo sana e necessaria e non dare retta a chi ti dice che se pensi di più a te stessa sei cattiva (occhio: è un ricatto emotivo a cui non cedere).
Fuori il caratteraccio, e poi impara a litigare bene
Non riesci a fare a meno di alzare la voce per difendere le tue idee e ti viene rimproverato di essere un tipo aggressivo? Impara a gestire e modulare in modo intelligente la tua grande energia “reattiva”. «Prima di tutto non bisogna confondere la violenza, che è una rabbia impotente e dannosa, da una quota di aggressività, parola che viene dal latino “aggredior” e implica la volontà di andarsi a prendere ciò che si desidera» spiega la dottoressa Sellitto. «Le persone irruenti hanno in genere un buon contatto con i propri aspetti istintivi e mentono raramente: se imparano a litigare bene – ossia con le persone giuste, senza mai mancare di rispetto e con la disponibilità a trovare, dopo la lite, un punto di incontro – sono caratteristiche molto positive». Di sicuro preferibili all’indifferenza e all’incapacità di esprimere e salvaguardare le proprie opinioni.
Tenere il muso: paura dei confronti o indole riservata?
E se il presunto caratteraccio si traduce nella tendenza a tenere il muso? Anche qui bisogna fare una distinzione importante. «A volte il silenzio e la tendenza a chiudersi in se stessi sono risposte a un conflitto non affrontato: un modo obliquo di segnalare disagio quando mancano le parole o il coraggio per esporsi» chiarisce la dottoressa Sellitto. «Di solito non è una strategia consapevole, ma rivela una difficoltà a esprimere bisogni e rabbia in modo diretto. Altre volte, invece, un atteggiamento introverso è legato alla propria indole. Una timidezza strutturale, un modo più riservato di stare al mondo, che non va sacrificato sull’altare dell’intraprendenza a tutti i costi. Se non genera sofferenza e non interferisce con i legami a cui teniamo, va riconosciuta e rispettata come tratto identitario».
Fuori il caratteraccio: istruzioni per l’uso
Se ti sei convinta e vuoi provare a tirare fuori grinta e determinazione sopite, ecco tre consigli “pro-caratteraccio” da tenere a mente. Per liberare il tuo lato ribelle e un po’ cattivello senza troppi sensi di colpa. «Primo, ricordati che piacere a tutti è impossibile, e pure sbagliato: se cerchi costantemente l’approvazione di chi ti circonda, la delusione è garantita» consiglia Sellitto. «Inoltre, seguire sempre le regole può essere pericoloso: si rischia di spegnere la creatività, che implica proprio andare oltre gli schemi e inventarne di nuovi. Non importa se non tutti sono d’accordo». E si arriva al secondo suggerimento: impara a dire chissenefrega. «Specie quando hai a che fare con persone che non sanno nulla di te e si sentono comunque autorizzate a giudicarti. Terzo: quando ti senti cattiva – e in realtà hai semplicemente reagito a un torto subito e difeso te stessa con passione – pensa a quante persone davvero insensibili hai incontrato nella vita». Al confronto, tu sei un angioletto.