Dimentichiamoci la crisi di mezza età: oggi i 40-50enni non vivono più quel momento delicato della vita che fino a qualche tempo fa segnava una svolta, più o meno per tutti. A dirlo è il risultato di uno studio condotto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dal quale emerge che la tendenza al malessere è scomparsa. Attenzione, però, agli adolescenti. I dati sul ricorso agli psicofarmaci, infatti, rappresentano un campanello d’allarme. Eppure migliorare la qualità della vita si può e può persino essere un “gioco”, quello dell’Happy Dolphin, come suggeriscono due psicoterapeute.

La crisi dei 50 anni non c’è più

Secondo una ricerca, condotta dal Dartmouth College di Hanover, negli Stati Uniti, il cosiddetto “picco dell’infelicità”, con una crescita di stress, ansia e a volte anche depressione, che fino a qualche tempo fa si registrava tra i 40-50enni, oggi sembra scomparso o quantomeno molto attenuato. I ricercatori, infatti, hanno preso in esame i risultati di alcuni questionari che il Centers for Disease Control and Prevention ha sottoposto a oltre 10 milioni di adulti americani tra il 1993 e il 2024 e di 40.000 famiglie del Regno Unito tra 2009 e il 2023. Lo stesso tipo di indagine è stata effettuata anche su quasi 2 milioni di persone in 44 paesi, coinvolte in uno studio sulla salute mentale (il “Global Mind”) condotto dal 2020 al 2025. I risultati indicano che la crisi di mezza età sembra non esista più.

Boom di psicofarmaci tra i giovani

A preoccupare, invece, sono i dati del Rapporto OsMed 2024 sull’uso dei medicinali in Italia, dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Il report mostra come circa 4,6 milioni di bambini e adolescenti hanno ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica, pari al 50,9% della popolazione pediatrica italiana, con una prevalenza leggermente superiore nei maschi rispetto alle femmine (51,9% contro 49,9%). Oltre agli infettivi, però, si registra un incremento dei farmaci del sistema nervoso centrale (antiepilettici, antipsicotici, antidepressivi e psicostimolanti), al quarto posto tra i più assunti, in aumento del 4,1% in un anno e più che raddoppiati dal 2016.

Il malessere che non risparmia nessuno

Che il malessere possa interessare tutti, specie i giovani nei quali si riscontrano ancora le conseguenze della pandemia, è noto. E proprio ai più giovani è rivolto anche il libro, frutto anche delle esperienze raccolte nelle scuole: «Il disagio giovanile è reale e passa proprio dalla mancanza di autostima e di relazioni perché i ragazzi sono iperconnessi, ma isolati. Per questo il libro parla anche a loro e cerca di farlo con un linguaggio smart, pur poggiando su solide basi scientifiche», conferma Roberta De Angelis, psicoterapeuta e coautrice di Happy Dolphin. 30 regole pratiche per aumentare autostima e benessere e imparare a vivere meglio, scritto con Ilaria Riviera. Essere felici e imparare a vivere in modo soddisfacente, quindi, si può. Ne sono convinte le autrici del libro, il cui titolo ha un senso preciso.

Cambiare abitudini per migliorare il benessere

I delfini, si sa, sono animali che ispirano simpatia, forse perché sembra che sorridano sempre e appaiono giocosi. E a chi appare difficile imitarli nella vita quotidiana, De Angelis risponde: «Lo spunto ci è venuto dalla Blue Whale, la sfida esplosa nel 2016, che portava molti giovani a non dormire la notte, ad ascoltare certa musica, ma anche a compiere gesti autolesionisti fino al suicidio. Partendo dal presupposto che certi comportamenti portano a depressione, abbiamo pensato di proporre abitudini positive, che possano invece aiutare a migliorare le relazioni e il benessere» sottolinea De Angelis.

Happy Dolphin contro Blue Whale

«Da qui deriva l’aggettivo Happy, in contrapposizione a Blue (che significa anche “depresso”), mentre Dolphin proprio per i delfini, che sono animali estremamente intelligente e sensibili, ma soprattutto viaggiano in gruppo e dunque rappresentano un modello opposto rispetto all’isolamento – prosegue la psicoterapeuta – Perché è importante ricordare che le relazioni sono la prima cosa che si rompe quando stiamo male, ma sono anche ciò che aiuta quando vogliamo tornare a stare bene». Da qui l’idea di un vademecum (sotto forma di gioco) per tornare ad avere fiducia in se stessi.

Cos’è Happy Dolphin

«Happy Dolphin è un percorso che dura almeno 30 giorni ed è articolato in 30 regole. Chi gioca dovrà affrontare delle sfide quotidiane, prima con se stesso e poi con gli altri. Dovrà mettere in atto delle azioni e dei comportamenti semplici, ma fondamentali», spiega Riviera. Costanza e regolarità sono i requisiti di base per iniziare un percorso che, come spiegano le psicoterapeute, porterà a sviluppare autostima, autoefficacia, relazioni sociali migliori e dunque anche benessere generale. «Lo scopo è far focalizzare sulle proprie risorse e punti di forza, accettare i propri limiti, accrescere il senso di efficacia, aumentare il livello di serotonina (l’ormone della felicità) e migliorare le relazioni affettive e amicali».

Cos’è #lasfida dei30giorni

Le indicazioni sono chiare: «Ogni giorno dovrai: leggere una regola, svolgerla e riportare i tuoi commenti negli spazi appositi», chiarisce De Angelis, che spiega perché è importante compiere piccoli passi concreti tutti i giorni: «Le regole che proponiamo possono apparire a volte banali, ma sono parafrasate dall’esperienza clinica: ad esempio, la regola numero 7, del sorriso, parte dalla dimostrazione scientifica che certi segnali mandano un messaggio di calma al cervello. Ci sono azioni, come il dormire, il mangiare o fare una camminata, che ci aiutano a stare meglio, ad esempio stimolando la serotonina».

Cinque consigli d’oro

Si parte, dunque, dal primo giorno, con la regola del “Io valgo”: «Quando siamo tristi o scoraggiati, tendiamo a parlarci in modo negativo: “sono incapace”, “sono sbagliato”, “non valgo nulla”. Ma le parole che usiamo verso noi stessi hanno un potere enorme sul nostro umore e sul nostro comportamento. La sfida del primo giorno è semplice e potente: scrivi sul tuo braccio, con un pennarello, la frase #IOVALGO. Guardarla durante la giornata ti ricorderà che sei unico, che hai valore e che meriti rispetto e amore, da te stesso prima di tutto», suggeriscono De Angelis e Riviera

E se si fallisce?

Proseguendo con i giorni si incontrano poi la regola del “Sono bravo” (per riconoscere le proprie capacità e rafforzare la fiducia in se stessi), la regola del “Ti voglio bene”, della camminata, della risata e, infine, l’ultima: del traguardo raggiunto. Ma cosa succede se il successo non arriva? «Nulla, anzi. È un bene arrivare fino in fondo, ma se si fallisce si può sempre avere un’occasione per mettersi in discussione, nella vita. Il fallimento ha un suo valore, perché permette di capire cosa si è sbagliato, di ricalcolare e rivalutare, e rimettere in campo nuove risorse. L’autostima se ne gioverà comunque», conclude De Angelis.