Sono ricomparsi in pubblico insieme, sorridenti e complici, qualche giorno fa, sul tappeto rosso della premiere del film Kiss of The Spider Woman. Ma oggi nessuno, nemmeno il più visionario fan dei Bennifer, oserebbe sostenere che è in un corso un ritorno di fiamma: tra Jennifer Lopez e Ben Affleck è finita-finita, al punto che – citando l’arguta Carrie Bradshaw di Sex and The City – ormai servirebbe una nuova parola per dirlo. Anche perché a un annetto dalla separazione, la star dichiara in maniera inconfutabile quanto rompere (per la seconda volta) con l’attore le abbia fatto bene. «È la cosa migliore che mi sia capitata perché mi ha cambiata, mi ha aiutata a crescere come avevo bisogno» ha assicurato J.Lo durante un’intervista a CBS news Sunday Morning. Un’affermazione un po’ sbulaccona e rancorosa (“Ben, beccati questo!”) o il risultato veritiero di un saggio detox sentimentale?

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Jennifer Lopez and Ben Affleck
‘Kiss of the Spider Woman’ Special Screening, New York, USA – 06 Oct 2025

Detox sentimentale: primo passo, rompere “davvero”

Spezzare legami ormai frustranti per rimettere sé stesse al centro della scena: suona una meraviglia. «Perché una separazione abbia effetti positivi simili a quelli descritti dalla Lopez, però, bisogna chiudere davvero il rapporto che ci va stretto, per quanto possibile» spiega Giulia Griselli, psicoanalista specializzata in psicologia del benessere e dell’invecchiamento. «L’ex partner continua a esistere: la rottura è simile a un lutto, con la differenza che l’altro è ancora lì, reale e raggiungibile. Questo può alimentare nostalgia e ripensamenti. Quando poi ci sono figli, case o amicizie in comune, l’allontanamento diventa ancora più difficile da sostenere. Eppure è proprio lì, nel riuscire a tagliare e ridefinire i ruoli tracciando nuovi confini invalicabili tra la propria vita e quella dell’ex che può realizzarsi un vero detox, in grado di farci sentire – magari col tempo – più libere e forti».

Pensavi fosse amore, e invece…

Alcune rotture non fanno semplicemente bene: restituiscono ossigeno. «Succede quando a spezzarsi è una relazione tossica» afferma Griselli. «Perché a un legame calzi questo aggettivo, non è necessario arrivare alla violenza: il veleno spesso è invisibile, fatto di piccoli atti manipolatori quotidiani. È tossico un rapporto in cui uno dei due deve ridimensionarsi per fare spazio all’altro, rinunciando o mettendo in pausa passioni, amicizie o sogni per la paura di turbare o di perdere il partner. È tossico quando si vive sotto il peso del senso di colpa o delle battute passivo-aggressive che spengono lentamente l’autostima. In queste dinamiche, l’amore cede il posto al controllo, l’individualità tende ad annullarsi. Darsi alla fuga, allora, è un’idea salvifica: un modo per tornare intere, riconoscere di nuovo il proprio valore». La condizione-base per voltare pagina e fare nuove esperienze gratificanti. Non per forza in coppia.

Il detox sentimentale per imparare la lezione-base

«Il rapporto più importante è quello con noi stessi, ma spesso, quando siamo coinvolti in storie con altre persone, ce ne dimentichiamo»: è un altro stralcio di un’intervista di J.Lo (a Interview). Anche questo è volto a sottolineare come la separazione possa essere dolorosissima ma trasformarsi in un passaggio di crescita. «Dopo anni trascorsi a definire sé stesse all’interno della coppia, può essere inebriante avere l’occasione di imparare a stare da sole senza sentirsi incomplete» osserva la dottoressa Griselli. «È un obiettivo raggiungibile a qualsiasi età: possiamo scoprire che tipo di persona siamo diventate, coltivare un nuovo equilibrio, rispolverare desideri tenuti in sospeso. Arrivare a questo traguardo richiede tempo e coraggio, ma il premio è grande: la possibilità di scegliere in totale libertà la direzione da dare alla propria vita. Capendo anche se si ha ancora voglia di fare spazio a un’altra persona, nel caso la si incrociasse lungo la via».

Quando è un’amicizia a rubarti l’ossigeno

Non sempre il detox sentimentale riguarda le relazioni di coppia: anche le amicizie più care possono diventare delle zavorre, e riconoscerlo è importante. «Esistono segnali chiari che indicano che il rapporto non è più sano: drizza le antenne se, quando racconti una buona notizia, susciti sarcasmo o, peggio ancora, invidia, se prima di ogni incontro ti sale l’ansia, se l’amica – o l’amico – tende a parlare moltissimo e ad ascoltarti poco, se ti fa sentire in colpa perché non vi frequentate quanto vorrebbe, se ti dà retta davvero soltanto quando stai male e i vostri scambi si trasformano in una gara a chi sta peggio. Ricorda che l’amicizia è una forma di amore: richiede presenza, sincerità, sostegno. La sopraffazione non è consentita».

Detox sentimentale: la parola fine va detta, anche se fa male

Quando si arriva alla conclusione che un’amica non ci fa più bene, bisogna chiarire la situazione. «Come in una relazione romantica, è inutile far finta di niente: delicatamente ma con chiarezza parlale spiegando cosa ti crea disagio» consiglia Griselli. «Se è ragionevole, si metterà in ascolto e cercherà insieme a te una soluzione, ma se fa la vittima e tira su un muro, non ti resta che una strada: devi uscirne». Puoi scegliere un lento allontanamento – con chiamate e appuntamenti che si diradano gradualmente – o uno strappo più brusco, a prova di incomprensione. «Rimandare o lasciare tutto implicito rischia di generare amarezza: la parola fine, secondo me, va detta, anche se fa male. Specie se l’amicizia è stata profonda. I sensi di colpa sono naturali, ma separarsi non significa tradire: vuol dire, piuttosto, prendersi cura di sé e, al tempo stesso, dimostrare affetto nei confronti di un rapporto che non scorderemo».

Di fronte all’invadenza rispondi con fermezza

Ci sono persone che sembrano volersi infilare nella nostra vita: la vicina che ci bussa dieci volte a sera, la collega curiosa, che si insinua in ogni conversazione per sapere tutto di noi. «All’inizio si sopporta, si cerca di gestire con diplomazia e gentilezza» dice l’esperta. «Ma se l’altro insiste ignorando i limiti che abbiamo suggerito con cortesia e misura, la sua diventa una forma di maleducazione e invasione, ed è giusto tracciare confini netti. Non serve essere aggressivi, ma un po’ di fermezza ci vuole: meglio risultare antipatici che permettere all’intrusione di continuare. Dire “preferirei non parlarne” o “non è il momento” può bastare per far arrivare il messaggio forte e chiaro. L’importante è – al solito – non sentirsi in colpa: difendere i propri spazi è letteralmente vitale».