«Nel mezzo del cammin di nostra vita», racconta Dante nell’incipit della Divina Commedia. Oggi fa specie pensare che il Poeta si riferisse ai 30 anni che il protagonista, lui stesso, aveva quando si ritrovò a metà del cammino, nell’età della maturità. Oggi che l’aspettativa di vita si è decisamente allungata, i 50enni sono i nuovi 30-40enni, non solo nell’aspetto – sicuramente più giovanile – ma anche nella mentalità. Ma, soprattutto, a 50 anni non regna il disorientamento dantesco, bensì una saggezza e una lucidità nuova, che spegne i “rumori di fondo”, come spiega la coach Alessandra Bitelli.
La saggezza dei 50 anni: questione di selezione
«Intorno ai 50 anni accade qualcosa di molto concreto in cui si attenua il rumore di fondo. Le aspettative esterne pesano meno, i modelli da imitare smettono di essere centrali e diventa più chiaro ciò che nutre davvero. Non è una fase di rassegnazione, ma di selezione. Il criterio non è più piacere o dimostrare, ma riconoscere cosa vogliamo tenere e cosa lasciare andare», spiega Bitelli, autrice “Il primo romanzo utile del coaching”.
L’inizio di un nuovo equilibrio
Lungi dall’idea che i 50 anni coincidano con l’inizio di una fase “decadente”, complici i capelli bianchi, la menopausa e magari l’uscita di casa dei figli che costringe a rivedere il proprio ruolo familiare, proprio in questa fase della vita «qualcosa si assesta. Le urgenze si ridimensionano, le aspettative esterne perdono centralità e il giudizio su di sé si fa meno severo. Non è una cesura, ma un equilibrio che si costruisce nel tempo», spiega Bitelli, che considera «questa stagione ancora poco raccontata». Come se, dopo i primi 10 lustri, si entrasse in un mondo ancora pieno di pregiudizi negativi.
I nuovi 50 anni
A pesare è il confronto con le generazioni precedenti: «I 50enni di oggi sono moto diversi, specie le donne: quelle che si dedicavano allo sport erano pochissime, per molti motivi: a 50-55 anni si era anche già nonne e ci si dedicava essenzialmente comunque alla famiglia e agli altri. Oggi, nonostante qualche differenza territoriale rimanga, le donne lavorano ancora, ma a 50 anni iniziano a pensare anche di più al proprio benessere. Che non significa che non pensino agli altri, ma il focus si è spostato maggiormente su se stesse», osserva Bitelli.
Gli uomini vivono peggio i loro 50 anni
Nonostante i cambiamenti, però, rimangono differenze di genere: «Più donne lavorano fuori da casa, rispetto al passato, ma i compiti di cura rimangono soprattutto femminili, come sappiamo. Anche le donne che non hanno famiglia, ad esempio, sono più propense o impegnate a occuparsi degli altri tramite volontariato o amicizie. Di certo il modo di vivere i 50 anni per gli uomini è diverso: dalla mia esperienza di coach, se per le donne è un momento di riscatto, per gli uomini è quello del bilancio, ma vissuto con più timore di invecchiare. Riflettono di più su cosa ancora possono fare, con più apprensione per il tempo che rimane loro», sottolinea la coach.
20, 30, 40 e 50: cosa cambia nella mente
«A vent’anni si sceglie spesso per compiacere. A trenta per dovere. Intorno ai cinquanta si inizia a scegliere per sé stessi», spiega l’esperta, secondo cui i 50 sono gli anni del «discernimento, che è una competenza che non si improvvisa nasce da errori, delusioni, prove superate e cadute. È la capacità di distinguere ciò che è urgente da ciò che è importante, chi ci prosciuga da chi ci restituisce energia, le aspettative altrui dai nostri desideri autentici. Questo potere non arriva per caso: è il frutto dell’esperienza. E quando si consolida, cambia radicalmente il modo di prendere decisioni».
Il boom dei divorzi grigi
È anche per questo, secondo Bitelli, che oggi si contano più divorzi grigi: «La consapevolezza del bisogno di riappropriarsi della propria vita, porta a scegliere soprattutto per se stesse e per il proprio benessere, soprattutto per le donne dal momento che gli uomini lo hanno sempre fatto di più, da sempre. La donna si chiede perché continuare a investire gli anni che ha davanti in una relazione che non la nutre, quindi sceglie di stare sola oppure, sentendosi ancora giovane, se ricominciare con una relazione più appagante. Non è un caso – osserva ancora Bitelli – che la decisione di divorziare intorno ai 50 anni sia quasi sempre su iniziativa femminile».
La saggezza dei 50 anni: scegliere ciò che nutre
In altre parole, «molte donne a cinquant’anni si sentono finalmente autorizzate a fare scelte rimandate per decenni. Cambiare lavoro, lasciare relazioni che non fanno più bene, imparare qualcosa di nuovo, riprendere passioni sospese. Non si tratta di cancellare il passato, ma di riconoscere che ogni fase precedente ha preparato questo momento. Ci sono donne che hanno scritto il loro primo romanzo dopo i cinquanta, che hanno aperto l’attività che sognavano da sempre, che hanno lasciato matrimoni asfittici per ritrovare sé stesse, che hanno scoperto passioni inaspettate, che si sono innamorate di nuovo della vita, di qualcuno, di sé stesse», chiarisce Bitelli.
La saggezza non toglie fatica, ma dà lucidità
Quindi, ricorda ancora la coach, «non è mai troppo tardi. Non si tratta di rompere con il passato, ma di reinterpretarlo. Significa smettere di vivere in funzione delle aspettative e iniziare a usare l’esperienza come criterio, capitale da investire. L’età della saggezza non elimina le fatiche, ma permette di leggerle con maggiore lucidità. Non tutto va tenuto. Non tutto va aggiustato. Il discernimento è la capacità di scegliere dove investire energie limitate. E questa scelta, a cinquant’anni, può finalmente essere più libera».