L’ipoacusia? Vabbè, niente di nuovo, si sa, è un problema degli anziani. Eh no! Anche tra i giovani l’udito vacilla. I dati del World report on hearing dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, dicono che a sentirci troppo poco è circa il 2% nella fascia trai 15 e i 19 anni, fino ad arrivare più o meno al 4% tra i 45 e i 49. «Sono dati ufficiali, di chi ha ricevuto una diagnosi, ha raggiunto un disagio tale da ricorrere allo specialista. Ma quanti sono i ragazzi che il problema lo hanno e se lo tengono? Forse molti di più» dice Stefano Righini, specialista in otorinolaringoiatria e Direttore Unità Operativa Complessa di Chirurgia Cervico-Facciale Ospedale San Giuseppe Milano.

Perdita dell’udito in aumento: i dati dell’Oms e perché il problema cresce

Basterebbe concentrarsi sui dati che vengono ricordati ogni anno il 3 marzo, in occasione dell’International Hearing Day, per rendersi conto di quanto il problema sia urgente e pervasivo. Sempre l’Oms ha fatto una proiezione che parla di un 2050 in cui ci saranno 700 milioni di esseri umani con un problema di udito: tradotto significa una persona su 10 che se non è proprio sorda certo non sente bene. «Il fattore responsabile è soprattutto il rumore. È sempre esistita l’ipoacusia professionale, di chi lavora in ambienti molto rumorosi, ma ora per questa categoria c’è l’obbligo di indossare le cuffie e altri presidi di protezione, cosa che sta portando a una diminuzione dei casi in questo ambito. In parallelo, però, abbiamo assistito a un aumento della forma professionale tra dj, musicisti, cantanti, a causa dell’esposizione alla musica ad alto volume. E non solo tra di loro». Già. L’arrivo dei walkman negli anni ’80 e poi dei cellulari, ha cambiato il modo di ascoltare brani musicali. Con veri e propri schiaffi all’apparato uditivo.

Rumore, musica ad alto volume e cellulari: i fattori che danneggiano l’udito

«Ascoltare a toni molto alti, concentrati nelle orecchie, rappresenta uno stress uditivo continuo» spiega il dottor Righini. «A questo aggiungiamo l’inquinamento acustico quotidiano, provocato dal traffico, dai rumori eccessivi ai quali siamo esposti, che può rappresentare una causa ulteriore di sovrastimolazione dell’apparato uditivo. Sono situazioni che hanno delle soluzioni. Per esempio, nei cellulari c’è un blocco che impedisce, almeno sulla carta, di superare un determinato limite sonoro. E in una pubblicazione del 2018, la FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha indicato come barriera anti-suoni il “verde” che ha la capacità di attutire del 20-30%, le onde sonore prodotte da traffico, cantieri stradali e sirene delle ambulanze».

Ipoacusia e malattie autoimmuni: quali sono i rischi sotto i 50 anni

Ci sono altri fattori che possono minare la capacità di sentire tra gli under 40-50? «Stiamo notando un’associazione tra ipoacusia e malattie autoimmuni, come il diabete di tipo 1 e l’artrite reumatoide, per citare le più note. Sappiamo che la coclea, cioè l’organo dell’udito, è ultra delicata e, per ragioni ancora da definire, può essere danneggiata dagli stessi meccanismi legati al sistema immunitario e che provocano la patologia primaria. È un problema però che si può prevenire, grazie alla diagnosi precoce e alle terapie tempestive. Curando la malattia autoimmune, si “placano” le cellule del sistema immunitario e, di conseguenza, si proteggono organi e apparati, quello uditivo compreso, da pericolosi attacchi» sottolinea il dottor Righini.

Otiti nei bambini: quando possono causare una perdita dell’udito

Quest’anno la giornata mondiale è dedicata ai bimbi. C’è un’emergenza? «Non in Italia per fortuna. Ma l’Oms si rivolge a tutto il mondo. E oggi stiamo visitando bambini di 7-10 anni che provengono da altri Paesi e che hanno ipoacusie non più risolvibili, dovute a otiti trascurate, come accadeva da noi 50-60 anni fa, quando c’era meno consapevolezza» dice Righini. «Per i bimbi nati e cresciuti in Italia l’invito ai genitori è non trascurare i problemi alle orecchie dei figli, perché possono essere la miccia che innesca un danno acustico. I bambini soffrono di frequente di otite media e, durante l’attacco, si può manifestare anche un calo dell’udito, che regredisce ma solo a patto di curare e bene l’otite».

Quando fare un controllo dell’udito: esami e check up consigliati

Anche se non ci sono problemi, un check dell’udito è consigliato sicuramente a 65 anni. «È l’età statisticamente legata all’inizio della presbiacusia, progressiva perdita dell’udito dovuta all’invecchiamento. Gli esami da eseguire sono due» consiglia l’esperto. «Il primo si chiama tonale e valuta quali sono i toni che vengono percepiti e quali invece no, modulandone le frequenze. L’altro, il più importante, è quello vocale. Il paziente deve riconoscere le diverse parole, pronunciate con toni regolari. Se riesce a comprenderne al massimo il 30-35%, significa che c’è un problema di ipoacusia importante. Ma se parliamo di esami ci tengo a ricordare che nell’arco della nostra esistenza c’è un altro check importante: viene eseguito a tutti i neonati alla nascita e permette di intercettare subito la forma di sordità genetica».

Presbiacusia e impianto cocleare: quando serve una protesi acustica

«Nel caso della sordità profonda, come quella genetica o la forma autoimmune, si ricorre all’impianto cocleare. È un dispositivo elettronico che viene impiantato nella coclea, collegato a un apparecchietto collocato dietro l’orecchio che cattura il segnale. Qui è fondamentale la riabilitazione, per abituare il cervello ai nuovi segnali sonori» spiega il dottor Righini. «Per la presbiacusia in fase iniziale invece, oggi si può ricorrere anche a un modello di occhiali che hanno al loro interno altoparlanti invisibili per ridurre la fatica uditiva. Per intenderci, vanno bene quando c’è difficoltà a comprendere i discorsi al ristorante. Rispetto alle protesi, non è necessario il periodo di adattamento e non richiedono manutenzione quotidiana. Hanno anche un costo accessibile. In ogni caso, negli anziani il problema va curato. Gli studi hanno dimostrato che chi non sente gradualmente si isola, con un aumento del rischio di demenza e depressione».

Test: 5 segnali per capire se hai un calo dell’udito

Rispondi con sincerità. E rivolgiti allo specialista, anche con un solo sì.

1. Hai difficoltà a capire le conversazioni quando sei al ristorante o comunque in un locale rumoroso?
2. Hai la sensazione di non comprendere più bene quando ascolti chi parla in inglese, nonostante tu non abbia mai avuto problemi con la lingua?
3. Ti accorgi che ruoti leggermente la testa per catturare meglio le parole con una delle due orecchie?
4. Se sei per strada nel traffico, è difficile la conversazione al cellulare, perché “senti” la voce, ma non comprendi ciò che dice l’interlocutore?
5. Tieni alto il volume della televisione o della radio, giustificandolo con il fatto che l’audio dell’apparecchio non è più efficiente?

Acufeni: cause e rimedi per il fischio alle orecchie

Che cosa misteriosa sono gli acufeni. Li definiremmo un rumore, come un fischio, un ronzio, un fruscio, che non avverte nessun altro, tranne chi ne soffre. E sono in tanti a “sentirli”: una persona su tre, senza limiti di età. Le cause? Un’alterazione del timpano, per esempio. A provocarla può essere un’otite, un trauma diretto, come uno schiaffo molto forte, oppure acustico quale un’esplosione. E in queste situazioni, l’acufene si risolve da sé con la guarigione del timpano. Nella maggior parte dei casi, però non c’è una ragione precisa. Ci sono studi in corso per fare chiarezza sui meccanismi che danno origine agli acufeni e trovare finalmente una terapia. Oggi, infatti, non ci sono cure risolutive. Ma qualcosa puoi fare anche da sola. Devi distrarre il cervello, fare in modo che si abitui a non avvertire più il rumore. Come? Con la musica, da ascoltare nel momento più a rischio, vale a dire nel silenzio della sera e della notte. I suoni ideali sono i cosiddetti rumori bianchi, cioè gli stessi che vengono usati per rilassare i neonati e farli addormentare. Ma va bene anche una musica che ti piace particolarmente, a volume basso, ma più che sufficiente per impegnare su altro il tuo cervello.

Il mese della prevenzione dell’udito

Donna Moderna dedica marzo ai problemi dell’udito. Per tutto il mese Stefano Righini, specialista in otorinolaringoiatria e Direttore Unità Operativa Complessa di Chirurgia Cervico-Facciale Ospedale San Giuseppe Milano, risponde alle lettrici alla mail [email protected].