Esiste un lato nascosto della violenza di genere. Che può essere fisica o psicologica, che si consuma il più delle volte tra le mura domestiche, per mano di quegli stessi uomini che dicono di amarti o da cui ti aspetteresti protezione. I suoi effetti ci vengono sbattuti in faccia ogni volta che una donna muore. Ma spesso resta sullo sfondo il dolore di chi alla furia sopravvive, cercando di rimettersi in piedi e riconquistare centimetro per centimetro la terra strappata sotto ai piedi. È il lungo cammino della guarigione.

Kulsum Shadab Wahab combatte per le donne vittime di violenza

Per guarire, però, ci vuole anche un angelo custode: qualcuno che cammini silenziosamente al tuo fianco, che ti faccia sentire ascoltata e compresa, che possa offrirti un buon motivo per ricominciare a costruire la vita che meriti. Questa è la missione di Kulsum Shadab Wahab, filantropa indiana laureata in Psicologia e direttrice esecutiva della Hothur Foundation.

Con il suo brand di moda aiuta le sopravvissute agli attacchi con l’acido

Kulsum Shadab Wahab con alcune delle donne sopravvissute alla violenza di cui si occupa
Kulsum Shadab Wahab con alcune delle donne sostenute dalla sua fondazione (Ph. Bjorn Wallander)

Con il suo brand di alta moda Ara Lumiere, nato nel 2019, offre una possibilità di rinascita alle sopravvissute agli attacchi con l’acido. Secondo il National Crime Records Bureau, l’agenzia governativa preposta alla raccolta e alla diffusione di dati relativi ai crimini e alla giustizia penale in India, ogni anno le aggressioni di questo tipo a donne e ragazze sarebbero circa 200-300. Ma probabilmente i casi sono molti di più.

Gli aggressori sono quasi sempre i mariti

«Non esiste un sistema in grado di tracciarli tutti. Inoltre, non tutte le vittime denunciano. Oltre 7 su 10 vengono aggredite dal marito: sono ancora moltissimi gli uomini che considerano la moglie una loro proprietà. Si aggiungono altri motivi futili, come avances rifiutate o dispute legate alla dote matrimoniale. L’acido costa davvero poco, meno di un euro, e non c’è nessun controllo sulla vendita» spiega Kulsum. Per il suo lavoro viaggia moltissimo, ma quando la incontro su Zoom è a casa, a Bangalore.

Kulsum Shadab Wahab mira a restituire identità alle vittime

Sono passati quasi 15 anni da quando ha creato la sua fondazione. «Fin dall’inizio desideravo prendermi cura di aspetti come l’educazione dei più piccoli e il sostegno alle loro disabilità, la maternità e le cure mediche. Da quando mi occupo di charity ho sempre voluto visitare gli ospedali in cui sono ricoverati i bambini che seguiamo. È durante una di queste visite che mi sono imbattuta in una survivor: in quel momento tutto è cambiato, per me. Ho realizzato che chi è sfigurata con l’acido, di fatto, è privata della propria identità. Io provo a restituirgliela» aggiunge.

La sua fondazione offre cure mediche e aiuta al reinserimento nella società

Danni permanenti alla vista, ustioni e cicatrici sono le conseguenze di un attacco con sostanze corrosive. Fisiche, ma anche psicologiche. Bastano pochi secondi a cambiare per sempre il corso di una vita. È qui che subentra la Hothur Foundation. «Il primo passo sono le cure mediche e gli interventi chirurgici. Abbiamo istituito anche una “banca della pelle” che raccoglie, conserva e distribuisce il tessuto cutaneo per i trapianti. Successivamente, la nostra priorità è il reinserimento nella società: attraverso il lavoro in Ara Lumiere le survivor possono riconquistare indipendenza economica e dignità. Anche se per me la cosa più importante è che possano ancora custodire amore dentro di loro».

La sua collezione sfila durante la Milano Fashion Week

Attualmente sono circa 80 le donne che lavorano alle due collezioni annuali del brand made in India: l’ultima viene presentata proprio durante la Milano Fashion Week in corso. Realizzano abiti e copricapo preziosi e coloratissimi, un inno alla gioia da vedere e da indossare, e una parte dei proventi viene reinvestita per garantire assistenza medica, riabilitazione e supporto psicologico alle vittime. Un impegno creativo e concreto riconosciuto per la prima volta nel 2022 dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, che ha conferito al marchio il Social Impact Award in occasione dei Sustainable Awards.

Lei fa della moda un simbolo di rinascita per le vittinme

Un premio di cui Wahab va molto orgogliosa, perché è la dimostrazione che «la moda non è affatto frivola. Fin da quando ero piccola trovo affascinante che ogni cultura abbia un suo modo di abbigliarsi. Così i vestiti sono diventati il mio modo di esprimermi. Inoltre, ogni pezzo delle nostre capsule, attraverso stampe e sfumature, racconta il momento esatto in cui si trovano le donne che supportiamo: è il simbolo della loro rinascita e il mezzo con cui riconquistano la loro voce. Ara Lumiere è una bandiera di speranza».

Con il suo lavoro sensibilizza l’opinione pubblica su questi temi

Un vessillo che sta valicando i confini indiani come monito che la violenza di genere non riguarda mai un solo Paese, ma tutto il mondo. E che tentare di illuminare il buio di chi non sa è fondamentale. Con questo spirito lo scorso settembre Kulsum, che è anche direttrice creativa del brand, ha fondato The Phoenix Circle, affinché la questione delle survivor indiane diventi oggetto di conversazione globale. Dal nome ispirato al mito della fenice che risorge dalle proprie ceneri, è un movimento che si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica per radunare una comunità sempre più grande a sostegno delle sopravvissute, sia all’acido sia alle mutilazioni genitali.

Grazie a lei ora molte donne trovano il coraggio di lottare per i loro diritti

Una dedizione coronata lo scorso 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, dalla nomina a Women Empowerment Ambassador della Camera Nazionale della Moda Italiana. Un momento che la filantropa ricorda con grande emozione, «il segno che cambiare si può». Non un traguardo, ma una linea di partenza per continuare a dare aiuto e ascolto. «Trascorro pomeriggi interi con le sopravvissute, per capire che cosa stanno attraversando e accertarmi che siano consapevoli del loro valore. Sicuramente aver studiato psicologia aiuta, ma spesso mi rendo conto che le persone, più che di beni materiali, hanno bisogno di comprensione. Una volta una di loro mi ha detto: “Grazie per riuscire a guardare oltre quello che mi è successo”. Mi sono sentita la più privilegiata al mondo». Sebbene ci sia ancora molto da fare, Kulsum ha una certezza: «Le donne indiane sono più forti da quando abbiamo iniziato il lavoro con la fondazione, stanno guadagnando il coraggio di raccontare le loro storie e combattere per i loro diritti. Mi auguro che Ara Lumiere risplenda in tutto il mondo e che nessuna società voglia rimanere chiusa nella propria bolla, ignorando quello che succede oltre i propri confini».