Io, un tempo ero signora e padrona del mio universo. I miei sudditi pendevano dalle mie labbra. Ero l’alfa e l’omega delle loro esistenze. Senza di me erano persi. Probabilmente, privati della mia presenza, non sarebbero nemmeno sopravvissuti. Mi amavano molto. E non solo perché ero loro indispensabile. Non solo perché li nutrivo e provvedevo a ogni loro esigenza. Mi amavano perché tra noi scorreva un amore facile e istintivo che nessuno aveva dovuto insegnarci. Ero il loro baricentro emotivo: se ero felice lo erano anche loro, se avevo preoccupazioni loro se ne accorgevano e si preoccupavano per me e per se stessi. Vivevamo in totale armonia nella nostra benevola dittatura. Quando rientravo a casa loro festeggiavano. A volte aspettavano il mio arrivo dalla finestra e sentivo dalla strada le loro grida di giubilo quando apparivo. Dicevano che ero bellissima anche quando ero in pigiama la mattina appena sveglia, o quando uscivo dalla doccia bollente paonazza e con il turbante in testa.

Quando ho perso lo scettro

Certo, era molto faticoso mantenere il mio regno in ordine. Ci volevano disciplina, tenerezza, cura, energie mentali e fisiche, dedizione totale alla causa. Era dura ma le soddisfazioni erano tante e la loro affettuosa devozione mi dava un posto speciale e inequivocabile nel mondo. Poi i miei figli, da bambini che erano, si sono fatti adolescenti e, in qualche caso, quasi adulti. E io ho perso lo scettro, la corona, l’autorità. No, non sono finita in disgrazia. Forse da una caduta dal trono, per quanto rovinosa, sarebbe stato più semplice rimettersi in piedi. Sono semplicemente sbiadita, mi sono mimetizzata con l’orizzonte domestico fino a scomparire. Sono diventata trasparente, o invisibile.

Ora sono un complemento d’arredo

Ho l’impressione talvolta che quei tre, dal quindicenne al ventiduenne, mi passino attraverso senza accorgersi della mia presenza, presi come sono dai loro ombelichi esigenti, le loro vite lievi, la loro mondanità vorticosa. Sono un complemento d’arredo, come il calendario appeso in cucina, la piantana in soggiorno, il portaombrelli all’ingresso. Ogni tanto faccio degli esperimenti e provo a scuoterli: «Ho cominciato a farmi di eroina. Ma forse passo al Fentanyl». Nessuna reazione. Rilancio: «Mi sono iscritta a Onlyfans e vendo le foto dei miei piedi a caro prezzo». Silenzio. Mi fingo morta in corridoio: si limitano a scavalcarmi. Come i labrador nei video su Instagram, si attivano soltanto con qualche sollecitazione specifica, solitamente legata al cibo: «pasta al ragù», «cheesecake», «casa libera».

Ma, non vista, comincio a vivere anche io

«Quando diventi invisibile, hai il privilegio di guardare gli altri senza che se ne accorgano» mi disse un’amica. Ci provo: li guardo mangiare (molto), dormire (moltissimo), giocare ai videogame, studiare (poco), leggere (pochissimo), vivere. E, quando lo spettacolo diventa noioso, non vista, comincio a vivere io.