Fino all’ultimo si è temuto il peggio, ossia che lo Spid potesse scomparire. Invece l’identità digitale, già da tempo in uso per accedere a documenti della pubblica amministrazione ed effettuare pagamenti di vario tipo, rimarrà, almeno per i prossimi cinque anni. La vera incognita, però, rimane l’ipotesi che possa diventare a pagamento, come già si era ventilato in passato.

Confermato lo Spid

Come ha annunciato Assocertificatori, l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri hanno rinnovato la convenzione per la gestione del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) per altri cinque anni. «L’aggiornamento della convenzione conferma il ruolo strategico di Spid e testimonia la volontà di proseguire un percorso condiviso verso il futuro dell’identità digitale italiana ed europea, nel segno della sicurezza, dell’innovazione e della sostenibilità» ha commentato Andrea Sassetti, Presidente di Assocertificatori stessa.

Lo Spid diventerà a pagamento?

Il dubbio, dunque, riguarda la gratuità o meno del servizio, dal momento che anche le parti hanno indicato «la necessità di assicurare, in tutte le forme consentite, la sostenibilità economica e operativa del servizio, considerati gli importanti investimenti sostenuti autonomamente dai Gestori nei dieci anni di erogazione del servizio SPID e i costi significativi che il suo mantenimento continua a comportare». Significa che presto si dovrà pagare il servizio? L’interrogativo è legittimo, visto che già lo scorso giugno le associazioni dei consumatori avevano manifestato la propria contrarietà a introdurre un costo di gestione.

L’allarme dei consumatori

Già lo scorso giugno era arrivato l’allarme da parte di alcune associazioni dei consumatori, come il Codacons, che spiegava come il motivo della possibilità che lo Spid diventasse a pagamento era legato al blocco dei finanziamenti pubblici da 40 milioni di euro previsti da un decreto del 2023. Il rischio, però, era (ed è) che migliaia di persone debbano sottoscrivere abbonamenti per poter accedere a portali pubblici per servizi fondamentali, come Inps, Agenzia delle Entrate, Fascicolo sanitario o per richieste di bonus e agevolazioni comunali, per i quali è necessario proprio lo Spid.

Perché prevedere un canone

Come spiegava il Codacons, «la situazione che si sta delineando appare gravemente lesiva dei diritti dei consumatori, i quali negli ultimi anni sono stati incentivati a creare una identità digitale per accedere a una moltitudine di servizi offerti dalla pubblica amministrazione e ora, per usufruire di questi stessi servizi, rischiano di ritrovarsi a pagare nuovi costi non preventivati». L’associazione dei consumatori parlava di «una scorrettezza che aprirebbe la strada ad azioni legali contro lo Stato Italiano da parte di tutti i soggetti coinvolti», per inadempienza da parte degli operatori che gestiscono l’identità digitale.

Il motivo dei costi per lo Spid a pagamento

Il motivo per cui si rischiava il caos, oltre a sovraccosti, era che dal 28 luglio 2025 uno dei principali provider di identità digitale in Italia, InfoCert, aveva annunciato l’introduzione di un canone annuale di 5,98 euro (IVA inclusa) per poter mantenere il proprio Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Di fatto si tratta di una decisione analoga a quella già intrapresa nei mesi scorsi da Aruba. Gli effetti rischiano di essere molto pesanti per i circa 39 milioni di italiani che ad oggi usano l’identità digitale per l’autenticazione obbligatoria in fase di accesso ai servizi della pubblica amministrazione.

Le ricadute per i cittadini

Basti pensare al controllo dei propri cedolini e pensioni sul proprio account Inps, o alle domande per ottenere bonus (anche scolastici), certificati anagrafici, o per usufruire della dichiarazione dei redditi precompilata o ancora per richiedere e cambiare il medico di famiglia, ecc. «Certamente è un disagio per chi si vedrà aumentare i costi o per chi lo ha già visto, con altri provider. Ma oltre a valutare il passaggio ad altro gestore per i consumatori, noi lanciamo un appello allo Stato, perché sblocchi i fondi, che sarebbero in arrivo, pur con grande ritardo», spiegava Mauro Antonelli, dell’ufficio studi dell’Unione Nazionale Consumatori.

Le incertezze per il futuro

«Dopo dieci anni dalla sua implementazione, finalmente ci si accorge di ciò che, con pochissimi altri commentatori, ho ripetuto sin dall’inizio e, cioè, che le “identità” SPID sono affidate a un’infrastruttura poggiata su provider privati, ma senza aver disegnato un futuro, perché non si è definito un business plan che rendesse sostenibile questo progetto nazionale. Inutile soffermarsi sulla fragilità concettuale di SPID (dove si confonde l’identità con l’identificazione) o sulle incongruenze nazionali che ab origine hanno giocato con Carta Nazionale dei Servizi e Carta d’identità elettronica, altri sistemi sparsi e, appunto, SPID. Oggi respiriamo la puzza inevitabile di ciò che era stato progettato male tanti anni fa», commenta l’avvocato Andrea Lisi, Docente universitario, Direttore responsabile Rivista Digeat e del Dipartimento DigitaLaw – Centro Universitario di Ricerca CUIRIF.

A quando l’identità digitale europea?

«È un grave peccato, considerato che secondo l’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano, quasi nove italiani su dieci che utilizzano Internet possiedono un’identità SPID, e la maggior parte accede al sistema più volte l’anno. Quindi, facciamo navigare a vista uno strumento finalmente diffusissimo, ma lo rinnoviamo (per ora), rifinanziandolo in modo zoppicante, in attesa di capirci qualcosa sull’usabilità della CIEid (e continuando a sognare l’EUDI Wallet)», osserva ancora Lisi, in vista del Festival Digeat, in programma dal 27 al 29 novembre a Lecce.

Cosa fare per lo Spid a pagamento

Intanto, gli utenti con Spid con InfoCert erano stati informati che a partire da fine luglio sarebbe introdotto l’obbligo di abbonamento per continuare a usufruire del servizio. L’identità digitale, dunque, non è venuta meno, ma si prevedeva un addebito automatico, a meno che non si procedesse con la disdetta. In questo caso, però, occorreva un’esplicita comunicazione da parte del cittadino, a mezzo PEC (all’indirizzo [email protected]) o raccomandata a/r, come indicato nelle istruzioni ufficiali di InfoCert. Si trattava, dunque, dello stesso percorso seguito dai clienti Aruba da qualche tempo (costo 5,90€/anno).

Come continuare ad accedere ai servizi senza Spid

Di fronte alle proteste delle associazioni dei consumatori era arrivata la risposta del direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, Mario Nobile, che aveva spiegato la decisione dei provider con la necessità per i gestori di coprire i costi operativi. Era ancora bloccata, infatti, l’erogazione dei fondi previsti dal Governo nell’ambito del PNRR, destinati al sostegno dei fornitori di Spid. L’Agenzia aveva comunque precisato che i finanziamenti erano in arrivo ed era comunque sempre possibile (anche adesso) accedere ai servizi della PA anche senza Spid, ma utilizzando la Carta d’Identità Elettronica (CIE), gratuitamente.

Le alternative: CIE e Poste

In realtà si tratta di una modalità ancora poco diffusa. Rappresenta comunque un’alternativa e può essere attivata anche scaricando l’app CIE ID sul proprio smartphone, oppure chiedendo maggiori informazioni presso gli uffici comunali responsabili. L’alternativa è rappresentata da Poste Italiane, che gestisce oltre il 70% delle identità digitali oggi attive in Italia, e che al momento resta gratuita. Per ottenere lo Spid tramite Poste si può prenotare un appuntamento presso un ufficio abilitato, recandosi con documento d’identità valido, tessera sanitaria e cellulare per completare la registrazione con un operatore. Oppure si può procedere autonomamente online, anche se possono esserci costi per il riconoscimento tramite videochiamata o CIE.

Rendere davvero gratuita la CIE

«Il punto è che la CIE andrebbe incentivata e resa davvero completamente gratuita, mentre ad oggi non lo è: ha un costo di circa 22 euro, dei quali 15,79 sono di diritti che vanno allo Stato, mentre un’altra parte è destinata ai Comuni, che peraltro hanno costi e modalità di rinnovo differenti. Nella maggior parte dei casi occorre pagare 5,16 in più se si chiede il rinnovo prima della scadenza, perché la si considera un duplicato. A questo si aggiunga che un po’ di stabilità gioverebbe, perché annunciare l’arrivo di nuovi sistemi, come l’e-wallet, disorienta i cittadini e non agevola la diffusione degli strumenti già in uso, come appunto la Cie o lo Spid», conclude Antonelli.