Mamme e lavoro: cosa può essere veramente d’aiuto?

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Donne e lavoro continua ad essere un binomio esplosivo. Secondo gli ultimi dati Istat la quota di donne occupate in gravidanza che non lavora più a distanza di due anni dal parto è in crescita: 22,3%. Quasi una mamma su quattro abbandona il posto di lavoro ma solo per il 31% è considerato un atto volontario. Il 69% di queste neomamme dichiara di essere stata costretta dalle circostanze (dati Ipsos commissionati da Direzione Ricerche Ferrero International). Circostanze facilmente immaginabili: scarsità di servizi per la prima infanzia, difficile accesso agli asili nidi pubblici, costi esorbitanti di strutture private o baby sitter a tempo pieno. Uno scenario sconfortante che induce numerose neomamme a lasciare il posto di lavoro, persino a fronte di una situazione economica difficile. Altre motivazioni concorrono al consolidamento di questa situazione: la radicata differenza di genere tra uomo e donna e la gravidanza che viene spesso considerata un handicap dalla maggior parte dei datori di lavoro.
Ma cosa può essere d'aiuto davvero alle neomamme? Un confronto con altri paesi europei su congedi parentali e flessibilità lavorativa può farci capire quale potrebbe essere la direzione da seguire per agevolare la vita delle famiglie e delle mamme.

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