Ho letto che 90.000 studenti in Italia, tra i 15 e i 19 anni, girano con il coltello in tasca (ricerca del Cnr). I minorenni trovati con armi improprie negli ultimi 5 anni, in base a un’indagine di Save the Children, sono più che raddoppiati. Stiamo parlando di catene, mazze, noccoliere, storditori elettrici. Cose pensate per fare male. E quello vogliono, in effetti, i nuovi barbari metropolitani: fare male. Ferire, punire, ripristinare la legge del taglione. Usare la forza per farsi valere. Riderne, a volte, come se fosse niente. Da impuniti. È tutta colpa della famiglia, sentenziano i giornali. Della scuola, dei videogiochi, delle serie che trasformano i deliquenti in eroi, della crisi dei valori, del cellulare, dei social, dei cattivi maestri, del crollo delle ideologie, della perdita di ogni certezza, del vuoto cosmico in cui navighiamo. Anche questo hanno detto. E pure che la violenza è “cool” per certi giovanissimi. E piace alle ragazze, in cerca di maschi che si battono per loro. Nemmeno fossimo all’età della pietra.

Violenza giovanile

Ma non c’è dato o spiegazione che regga quando si muore a soli 18 anni, a scuola, senza aver fatto niente. Se non aver avuto l’imprudenza di finire in una foto con una ragazza che non è la tua. Una foto di terza elementare. Come se fosse lecito essere di qualcuno, al pari di una borsa o di un telefonino. Una cosa di cui vantarsi e possedere, non una persona. Così è morto Youssef Abanoub, detto Aba, per due fendenti affondati nella pancia da Zouhair Atif all’Istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia. Vittima di una violenza che ormai è faccenda quotidiana. E non riguarda solo i maranza, come qualcuno si ostina a credere. Chiamando in causa l’alienazione di questi tempi nuovi e la debolezza ammantata di ferocia di una generazione cresciuta male, tra troppi stimoli e disillusioni. Frustrata e sola. E proprio per questo pericolosa. Pronta a rivendicare con la lama – su sé e sugli altri – l’attenzione. Oppure a esplodere, come una mina.

Violenza adulta

Questa violenza riguarda tutti. È diventata la lingua comune. La soluzione con cui risolvere i problemi. Prendendo a badilate l’ex che sta con un altro, bruciando il suo corpo martoriato mentre un bambino di 10 anni aspetta a casa. Facendo strage di civili inermi. Giocando a Risiko con le Nazioni. Spacciando per pacifismo un intervento armato che aiuta a salvare interessi economici più che persone. Usando il vessillo della democrazia per fare piazza pulita di chi non ci piace, gli immigrati, i deboli, i disubbidienti.

Se sono i grandi i primi a usare l’arma della sopraffazione per far valere le proprie ragioni, come possiamo pensare che i giovani facciano meglio? Se siamo noi, gli educatori, i guardiani del Pianeta, a far passare il messaggio che con la forza si ottiene tutto e che le regole su cui per tanti anni si è retto il vivere civile all’improvviso non valgono più, cosa dobbiamo aspettarci dal futuro? Da questi adulti di domani che stanno disimparando l’etica e il rispetto. Disintegrando l’umanità. È troppo facile usare l’alibi della rivoluzione digitale, del virtuale che ha rotto i confini col reale. Guardiamoci allo specchio.

Quando la violenza diventa normale, quotidiana

Ho visto l’altro giorno un signore a Milano sostare al bordo di una strada, proprio accanto a un possibile spazio di parcheggio. Una donna nell’auto suonava per invitarlo a spostarsi un tantino. Sarebbe bastato un piccolo passo laterale per consentirle una facile manovra. Schiacciava il clacson e timidamente aspettava. Ma lui niente. Fermo, lì, come un automa. Come un albero con le radici. Finché un amico ha attraversato la strada e lui fieramente: «Questa rompico… È un’ora che suona, proprio incapaci le donne a parcheggiare». Mi sono sentita sconfitta nel profondo. Detronizzata da una cruda verità. Ovvero dal fatto che la violenza ormai abita in tante forme il nostro quotidiano. È fatta di gesti, turpiloqui, indifferenza, disattenzione e cattiveria gratuita. Uccide senza bisogno di sparare. La nuova regola è difendersi o soccombere. Davvero questo è diventato il mondo?