Dopo lo scandalo dei siti sui quali erano postate foto di donne scattate a loro insaputa, anche da mariti e compagni, a tenere banco è il nuovo caso che arriva dal Regno Unito, dove donne ignare sono state filmate con occhiali smart, senza accorgersene e senza il loro consenso. I video sono poi diventati virali su TikTok, attirando critiche per chi li ha effettuati, ma anche insulti e molestie alle vittime. A renderlo noto è stata la BBC, ma casi analoghi possono avvenire anche in Italia, come racconta l’avvocata esperta di diritto informatico e tutela di minori e donne, Marisa Marraffino.
Donne filmate a loro insaputa con gli smart glasses e poi umiliate
«Mi hanno filmato e umiliata. Ero solo un pezzo di carne». Sono parole durissime e che fanno male anche solo ad ascoltarle quelle di una delle vittime dei filmati nascosti effettuati con occhiali smart. Come racconta la BBC, che ha condotto uno speciale sugli episodi, due donne in particolare sono state filmate senza il loro consenso con gli occhiali Ray-Ban Meta Ai. I video, postati poi su TikTok, sono diventati oggetto di commenti pesanti e insulti ai danni delle stesse vittime.
Dal tentativo di abbordaggio al video nascosto
In un caso si assiste a un tentativo di abbordaggio in ascensore da parte di un uomo, che indossa appunto gli smart-glasses, a una donna di nome Dilara alla quale dice: «I capelli rossi significano che hai appena avuto il cuore spezzato». Lei, però, non dà spazio alle avances, non fornisce il suo numero di telefono e il ragazzo desiste. Ma quello che Dilara scoprirà solo in un secondo momento è che lui, intanto, l’aveva filmata di nascosto, per pubblicare il video sui social, come già aveva fatto con altre persone ignare. Il video è stato visualizzato da 1,3 milioni di utenti e mostrava anche il numero di telefono della vittima, poi sommersa da centinaia di messaggi, anche molesti e di insulti, tanto da costringerla a cambiarlo.
I filmati su come approcciare le donne
Un’altra vittima è Kim che, sempre alla BBC, ha raccontato di essere stata avvicinata su una spiaggia nel West Sussex dallo stesso ragazzo, che le aveva rivolto i complimenti per il bikini che la 56enne indossava. Anche in questo caso l’approccio non si era concluso con un nulla di fatto, se non per il filmato che aveva ripreso tutta la conversazione, per poi essere postato sempre su TikTok, dove ha ottenuto 7 milioni di visualizzazioni. Il peggio, però, è avvenuto quando la donna ha scoperto l’accaduto, da una telefonata del figlio che alle 5 del mattino le aveva raccontato di essere stato avvertito a sua volta da amici.
Gli insulti e l’umiliazione via social
Diversi conoscenti, infatti, aveva riconosciuto la donna, sotto il cui filmato su TikTok comparivano messaggi con insulti pesanti, come: «Dimmi quanto vuoi per vedere il tuo corpo nudo» o «Hai un account OnlyFans?». Inevitabile lo sfogo della vittima: «Mi hanno filmato e umiliata. Ero solo una merce, un pezzo di carne», ha raccontato Kim all’emittente britannica, che nel suo speciale spiega come quello della donna non sia un caso isolato: sui social, infatti, esistono diversi canali dove uomini adulti offrono consigli – a fronte dell’abbonamento ai loro canali – su come avvicinare le donne.
Reati impuniti
L’aspetto inquietante della vicenda è che le donne filmate a loro insaputa sono state doppiamente vittime: una volta scoperta l’esistenza dei video hanno chiesto alla piattaforma di bloccarne la circolazione, ma nel Regno Unito non esiste una legge che punisca questo tipo di condotta. TikTok, infatti, si è limitata a rimuovere il filmato solo per via dei commenti che aveva scatenato, configurando il caso di “bullismo e molestie”. Come ha dichiarato Dilara alla BBC, «Nessuno ha il diritto di filmare altre persone, sfruttarle, sessualizzarle e trarne profitto senza il loro permesso».
La legge e i precedenti italiani
«Quello che è accaduto nel Regno Unito non mi stupisce. Accade più spesso di quello che possiamo immaginare. Esiste un vero e proprio mercato di fotografie “rubate”. I cellulari entrano ovunque, negli spogliatoi delle palestre e in altri luoghi sensibili. In questi casi si può configurare il reato di interferenze illecite nella vita privata punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni», spiega l’avvocata Marisa Marraffino, specializzata in diritto informatico. «In Italia nel 2017 mi sono occupata del caso del catalogo delle donne single di Lecco. Non vennero rubate foto per strada, ma dagli account social delle dirette interessate: 1218 profili violati e messi in vendita online in un catalogo. In quel caso il processo è finito in Cassazione con la condanna del suo autore per i reati di trattamento illecito dei dati personali e diffamazione aggravata», racconta Marraffino.
Postare foto rubate è illegale
Postare foto o video ottenuti senza consenso, dunque, è illegale: «È una violazione evidente dei diritti inviolabili della persona – sottolinea l’avvocata – Si tratta sicuramente di un illecito civile, ma in alcuni casi può diventare anche un reato, dal trattamento illecito dei dati personali fino alle molestie o agli atti persecutori. Potrebbe poi configurarsi anche il reato di diffamazione aggravata se si aggiungono didascalie o commenti offensivi. Il reato di interferenze illecite nella vita privata, invece, si ha quando le fotografie sono scattate indebitamente in luoghi di privata dimora (casa, auto, spogliatoi). Soprattutto su questo reato c’è già giurisprudenza in Italia».
Denunciare subito
I precedenti sono purtroppo molti, in Italia: «Nel 2018 un uomo che filmava la moglie a sua insaputa in bagno è stato condannato per questo reato. Ci sono, poi, diversi casi di fotografie rubate negli spogliatori delle palestre, anche da minorenni. Ci sono stati anche casi di condanne per fotografie rubate per strada. A Lecce una donna è stata condannata per molestie per aver fotografato insistentemente gli avventori di un bar sotto casa. Con la stessa accusa un uomo è stato condannato per aver inseguito e fotografato ripetutamente una donna in un supermercato. Non escludo, quindi, che esistano anche in Italia persone che fotografano per poi condividere immagini e video di ignari passanti, ma nel caso ce ne accorgessimo è fondamentale denunciare subito», esorta Marraffino.
Voyerismo in aumento
«Stiamo assistendo a un aumento di voyeurismo ed eccitazione sessuale su persone comuni all’ignaro di tutto, come nel caso del gruppo Facebook “Mia moglie” – osserva l’avvocata – Oppure di App che “spogliano” le vittime, che sono alimentate proprio da fotografie tratte dai social o da altri contesti di vita comune». Secondo i dati riportati dalla BBC, che cita il produttore degli smart-glasses in collaborazione con Meta (EssilorLuxottica), tra ottobre 2023 e febbraio 2025 ne sono stati venduti oltre 2 milioni di paia. L’unica difesa di Meta è che i dispositivi sarebbero individuabili grazie alla luce rossa accesa durante la registrazione, ma è evidente che questo non basta per giustificare la condotta illecita, tanto più che la spia può essere disattivata o coperta con facilità.
Come tutelarsi
Che fare, dunque? «Ricordiamo anche che i social network, dopo il Digital Services Act, hanno il preciso obbligo di redigere una valutazione di impatto annuale per evitare rischi massivi. Tra questi ci sono quelli relativi alla “violenza di genere”. Le vittime sono ancora più spesso donne, ma potrebbe capitare anche a uomini. In entrambi i casi i gruppi di condivisione illecita devono essere chiusi. Le vittime dovrebbero raccogliere più prove possibile in modo da agevolare, poi, le indagini delle autorità. Prima di segnalare ai social network, è importante ad esempio estrarre copia forense di tutti i contenuti oppure recarsi alla Polizia postale per cristallizzare i contenuti», consiglia Marraffino.