Ora legale addio. Forse

17 10 2018 di Eleonora Lorusso
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Il 28 ottobre si torna all'ora solare, ma potrebbe essere l'ultima volta, perché l'Europa potrebbe cancellare lo spostamento delle lancette. Ecco cosa potrebbe cambiere e che effetti (e vantaggi?) ha l'alternanza tra ora solare e legale

Il fatidico giorno è il 28 ottobre, quando tornerà l'ora solare. Lancette indietro di un'ora indietro, dunque, dalle 3 alle 2. Si potrà così dormire 60 minuti in più, ma in compenso inizierà quel periodo dell'anno in cui le giornate sono particolarmente corte e il buio sopraggiunge già dal pomeriggio. Per coloro che poco tollerano questo cambiamento, però, c'è una buona notizia: potrebbe essere l'ultima volta. L'ora legale, infatti, potrebbe scomparire dai Paesi dell'Unione europea, Italia compresa.

Se l'indicazione data dal presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, fosse confermata, si potrà dire addio alla mancanza o ai disturbi del sonno, che insieme a una maggiore irritabilità spesso accompagnano brusche variazioni negli orari della sveglia, come quelli legati al passaggio da ora legale a solare e viceversa.Per ora, però, occorrerà adeguarsi, almeno una volta. Poi, dal 31 marzo 2019, si potrebbe definitivamente mandare in soffitta il cambiamento, come chiesto dai Paesi del nord Europa.

Il condizionale, però, è d'obbligo, perché anche dalla stessa Commissione europea ci sono state dichiarazioni contrastanti. Se la portavoce di Juncker lasciava intendere la volontà di cancellare l'ora solare, il presidente in una intervista ha invece mostrato interesse ad abolire quella legale, spiegando: "C'è stato un sondaggio pubblico, hanno risposto in milioni, c'è la volontà che l'orario estivo sarà quello usato tutto l'anno in futuro. Quindi sarà così". Tempo poche ore, però, ed è arrivata una nuova precisazione: "Spetta agli Stati membri decidere se restare all'ora solare o legale, la scelta del fuso orario resta una competenza nazionale".

Ma perché cambiare ora, spostare le lancette avanti e indietro? Quanto fa davvero risparmiare? È vero che porta scompensi fisici?

"L'orario in cui si va a letto o ci si alza non è tanto o solo uno stile di vita, ma è legato all'equilibrio del nostro organismo. Noi abbiamo un orologio biologico interno e spostarlo crea un turbamento, uno stress, soprattutto nei bambini. È una questione fisica. D'altro canto l'alternanza tra luce e buio è il principale nostro sincronizzatore naturale " spiega a Donna Moderna il pediatra Italo Farnetani, professore ordinario all'Università Ludes di Malta.  

Perché il no all'ora legale

A chiedere di cancellare il cambio di orario che scatta abitualmente in primavera, per terminare in autunno, sono soprattutto i paesi del nord Europa e quelli baltici, secondo i quali le ragioni del risparmio energetico sono ormai superate. Sono stati soprattutto loro a rispondere al sondaggio, lanciato da Bruxelles tra il 4 luglio e il 16 agosto: 4,6 milioni di risposte (un numero mai così elevato per una consultazione pubblica nell'Ue). L'80% ha risposto dicendosi favorevole all'abolizione dell'ora legale. Secondo la stampa tedesca, però, sarebbe stata soprattutto la Germania a rispondere al referendum (per quasi due terzi), col risultato che il campione non sarebbe rappresentativo di tutti i cittadini europei. D'altro canto 4,6 milioni di persone sono poco più degli abitanti di Roma e hinterland.

Si risparmia davvero?

Secondo Terna, il gestore della rete elettrica italiana, nel 2017 l'ora legale ha fatto risparmiare al nostro Paese 567 milioni di kilowattora, pari al consumo medio annuo di circa 200 famiglie, quantificato in 110 milioni di euro. L'orario estivo farebbe consumare meno anche dal punto di vista ambientale, con 320 mila tonnellate in meno di anidride carbonica.

Non tutti, però, sono d'accordo. Secondo uno studio dell’Europarlamento lo spostamento delle lancette farebbe guadagnare solo lo 0,34% dell’energia consumata a livello europeo, con variazioni significative da Stato a Stato. Nei Paesi nordici, infatti, gli effetti dell'ora legale sono molto più ridotti, perché le ore di luce in estate sono maggiori per via della latitudine. Ricerche pubblicate in Norvegia e Svezia, ad esempio, stimano i risparmi rispettivamente in 16 e 30 milioni di euro, dunque molto meno rispetto a un paese come l'Italia.

In Polonia, invece, il Parlamento ha commissionato uno studio che sottolinea i disturbi fisici del cambio orario due volte all'anno e in particolare il passaggio all'orario estivo.

È per questo che qualcuno avrebbe ipotizzato di lasciare libertà di decisione ai singoli Paesi membri.

Il rischio caos

Al momento del dibattito al Parlamento europeo, lo scorso febbraio, c'era stata una spaccatura. La mozione di richiesta di cancellazione dell'ora legale non aveva ottenuto la maggioranza, quindi era stata approvata un'altra mozione (con 384 sì e 153 no) che invitava "la Commissione a condurre una valutazione approfondita" della direttiva 2000/83/Ce, che dal 2001 disciplina il passaggio dall'ora solare a quella legale. Ne è seguito il sondaggio e ora l'indicazione di massima di Juncker. Ma lasciare che ciascuno Stato decida per sé è rischioso.

La commissaria Violeta Bulc si era detta favorevole a mantenere la situazione attuale, con le regole uguali per tutti i membri per evitare conseguenze negative per il mercato interno. Se i fusi orari sono uguali per tutti i Paesi a una stessa latitudine, l'idea che si possano creare differenze anche a livello longitudinale spaventa e non poco: se tra Milano e Londra esiste un'ora di differenza per via del fuso, cosa potrebbe succedere introducendo variazioni anche tra la stessa Milano, Berlino e Parigi?

Ma l'ora legale "fa male" alla salute?

Più volte i pediatri hanno sottolineato gli scompensi che il cambio di orario ogni sei mesi provocherebbe in particolare sui bambini. Dalla difficoltà ad addormentarsi, ai disturbi del sonno veri e propri, a una maggiore fatica nel concentrazione e più irritazione, che comunque anche gli adulti spesso accusano.

"Il sistema di alternanza sonno-veglia è regolato dal nostro cervello, in particolare dall'epifisi, che a sua volta risente della luce e influisce su tutti gli organi. E' un meccanismo delicato, che coinvolge anche la termoregolazione, la produzione dell'ormone cortisolo e altri processi, che con il passaggio da ora solare a ora legale rischiano di sregolarsi" spiega Italo Farnetani.

Da davvero un'ora influisce così tanto? "Se si fa tardi alla sera una volta ogni tanto, come al sabato, non succede nulla di grave: si può facilmente recuperare il giorno dopo o si accuserà un po' più di sonno o mal di testa. Nel caso del passaggio da ora solare a ora legale e viceversa, invece, è il ritmo quotidiano che viene alterato. Si tratta di un fatto eccezionale, che porta a una cambio nell'organismo non di un giorno o due, ma per sei mesi. Dopo questo lasso di tempo, poi, tutto va riregolato un'altra volta" spiega Farnetani.

Ma in una società dove le giornate sono sempre più lunghe e non si segue più l'alternanza biologica luce-buio, ha senso preoccuparsi per il cambio d'ora? "Spostare le lancette avanti o indietro di un'ora non significa necessariamente andare a letto quando fa buio. È il fatto di cambiare i ritmi bruscamente che porta scompensi" aggiunge l'esperto.

Meglio l'ora legale o l'ora solare?

Se fosse lasciata ai singoli Stati la possibilità di scegliere, cosa sarebbe meglio? "Io personalmente sono anni che propongo di lasciare l'ora legale e abolire quella solare" - spiega ancora Farnetani - "Questa ci permette di guadagnare un'ora di luce in più al mattino, ma ce la toglie nel pomeriggio, con il risultato che quando si esce dall'ufficio o da scuola o dalla palestra alle 16 è come se fosse notte. Io penso che quell'ora ora di luce in più farebbe più comodo al pomeriggio, per andare al parco, a fare sport o stare con gli amici, permetterebbe una maggiore vita all'aria aperta, cosa fondamentale soprattutto in questa società così sedentaria. Consentirebbe anche di aumentare la sintetizzazione della vitamina D" spiega il docente.

Perché è stata creata l'ora legale

Introdotta per la prima volta nel 1916 in Gran Bretagna è stata successivamente adottata anche da altri Paesi e si è rivelata utile soprattutto in tempo di guerra. In realtà fu per primo fu Benjamin Franklin a coltivarne l'idea nel 1784, tanto da ipotizzare questo cambiamento proprio per risparmiare energia. In Europa il passaggio dall'ora solare a quella legale avviene nell'ultima domenica di marzo, mentre il ritorno a quella solare viene fissato in ottobre.

Oggi, però, non tutti sono d'accordo sull'utilità reale di questo doppio cambio. Secondo uno studio dell'Università della California, ad esempio, l'ora legale a poco servirebbe in estate quando le temperature elevate portano comunque a maggiori consumi elettrici dovuti all'uso di condizionatori, spesso anche durante le ore notturne, e al fatto che le persone stanno sveglie più a lungo. Risultati analoghi sono giunti da una ricerca del 2014, commissionata dalla Direzione trasporti e mobilità dell'Ue alla Icf International. Altri studi confermano che il risparmio sarebbe soltanto dello 0,5% sui consumi elettrici nazionali.

Altre due analisi, condotte in Belgio e in Olanda, porterebbero invece a individuare un aumento degli incidenti stradali al momento del ritorno all'ora solare, pur senza riuscire ad individuare un legame diretto tra i due fattori. Stesso risultato era stato raggiunto anche da una ricerca della University of Colorado, che ha calcolato un incremento del 17% degli incidenti durante il periodo dell’ora legale. 

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