Se da ragazza mi avessero detto che esisteva un farmaco miracoloso capace di farmi perdere in poche settimane quegli odiosi cuscinetti che m’impedivano di entrare senza apnee dentro i famosi jeans che tutte volevano, lo avrei preso al volo. Purtroppo non esisteva e mi affidavo fiduciosa a beveroni alle erbe, integratori da assumere prima dei pasti per gonfiare lo stomaco e favorire il senso di sazietà, quintali di creme liporiducenti. Quanta costanza. Non mi stavano comunque bene quei jeans, ma riuscivo almeno a tenere sotto controllo il peso, addomesticando come un domatore attacchi di fame improvvisi, postumi di sgarri, effetti inevitabili della sindrome dello yo-yo. Un po’ una faticaccia, ma era così per tutte. Il dimagrimento costava sacrificio. Diete ferree, ginnastica a palla, massaggi e altre diavolerie capaci di strizzare e prosciugare le famose adiposità localizzate. La conquista della 42 era un esercizio di tigna e forza di volontà.
Farmaci dimagranti: una scorciatoia per la magrezza?
Finché non è arrivata, in tempi recentissimi, quella magica punturina pensata per i diabetici, riconvertita a rimedio dimagrante dai dietologi delle star e approdata in men che non si dica nelle case degli “obesi” veri o presunti di tutte le latitudini e fasce d’età. Mi capita così sempre più spesso di incontrare amici e conoscenti paffutelli che sfoggiano fisici decisamente wow. Alcuni tonici, altri con segni evidenti di denutrizione, come occhiaie, guance scavate e sederi cascanti. La magrezza, si sa, prende la mano e quando cominci a scalare le taglie non vorresti smettere più, complice il piacere di specchiarsi negli sguardi ammirati degli altri e una crescente euforia allucinatoria che molti chiamano dismorfofobia. Non ci si vede più con occhi obiettivi. Del resto, è così facile continuare: una volta intrapresa la via dell’astinenza, la strada è tutta in discesa. E la soddisfazione immensa. Soprattutto se si è cercato per tutta la vita di mettere a tacere il più suadente e infido dei nemici: l’appetito. Con sforzi titanici. Quando bastava un aghetto…
Certi escamotage, dopo, si pagano
Ovviamente non ho niente contro i progressi della scienza, che se possono migliorare la nostra vita e l’umore, oltre che l’autostima, meritano un Nobel a prescindere. Quello che mi spaventa è l’uso improprio e dissennato di certi escamotage, che a fronte di risultati sorprendenti e pregevoli nascondono controindicazioni non sempre raccontate. Non è per fare la guastafeste, ma la sospensione della terapia snellente di cui sopra, abbiamo scoperto con la nostra indagine pare faccia ingrassare più di prima. Quindi, o si continua a vita, dilapidando risparmi in farmacia, oppure si ritorna al vecchio metodo. Dovendo spesso sfacchinare il doppio, perché la ciccia si ripresenta con gli interessi. E questo mi pare sia il rischio peggiore delle scorciatoie: dopo, si pagano.
L’amore con ChatGPT e altre scorciatoie emotive
La regola non vale solo per la magrezza, vale per tutte le cose che ci costano fatica e che oggi non vogliamo fare più. Scrivere un testo complesso senza l’aiuto di ChatGPT, ricordarci un nome o un indirizzo evitando di cercarlo su Google, chiamare un amico per sapere come sta invece di scrivergli un messaggino veloce su WhatsApp. Piccole cose di poco conto, che alla lunga rischiano di farci dimenticare “come si fa”. Ovvero, come si pensa con la propria testa prima di mettere un concetto nero su bianco, come si tengono a mente le cose, come si nutrono le relazioni. La pigrizia è una brutta bestia. Ci intorpidisce, ci fa perdere slancio, ci accartoccia su noi stessi.
E questa è una cosa pericolosa, soprattutto quando si entra nella sfera degli affetti. Sono in costante aumento i cosiddetti AI companion, tecnologie che rimpiazzano i rapporti umani con avatar virtuali con cui instaurare legami di amicizia e persino d’amore. Pur rispondendo al bisogno di compagnia delle persone, sempre più isolate e incapaci di interagire con “l’altro”, di fatto non risolvono il problema, ma lo amplificano alimentando la cosiddetta “economia della solitudine”. Gli amici e i partner sintetici sono sempre compiacenti e disponibili, accomodanti e non impegnativi. Il massimo per chi punta a un basso investimento emotivo. Ma non riempiono il vuoto, lo coprono. E lentamente lo allargano.
L’amore e tutte le cose importanti richiedono sforzo e “duro lavoro”. Inutile illudersi. Ce lo ricorda Levante, che ha dedicato un intero progetto discografico, e la canzone che porta a Sanremo, alla grammatica delle emozioni. Per capire dove nascono gli errori e come salvarsi dai fallimenti del cuore. Un’indagine che è frutto di un suo percorso interiore. Pensava di non sapere costruire. Ma oggi ha un amore che è come una casa, fatta di luce e di mattoni.