Ogni tanto mi manca. Quel malloppo blu, dalla pagine sottili e fitte di testo. Chiamasi volgarmente “il Rocci”, il dizionario di greco antico più amato e temuto dai liceali. Il mio giace in uno scatolone del trasloco, ancora da svuotare. Poi troverà il suo posto nella libreria, nell’attesa che qualcun altro lo usi o, più probabilmente, come reliquia di un tempo passato. Che ora, per i quasi 130 iscritti al corso gratuito “Ricomincio da…greco” del Liceo Classico Berchet di Milano, tenuto dalle docenti Franca Gusmini e Ilaria Ziliani, è di nuovo presente.
“Ricomincio da… greco”: l’esperimento del Liceo Classico Berchet
Quello che si tiene ogni mercoledì (fino al prossimo marzo), dalle 17.30 alle 19, è un esperimento. Un’idea balenata nella mente delle due professoresse che tengono il corso, offrendo volontariamente il loro tempo. Le circa 80 persone che già dalle 17 iniziano ad affollare l’Aula Magna della scuola di Via della Commenda 26 lo accolgono con brama. Alcuni sono felicemente in pensione, altri arrivano di fretta, zaino in spalla, direttamente dall’ufficio, altri ancora sono giovani studenti che avrebbero voluto studiare il greco antico. «Frequento il liceo delle Scienze Umane, ma dopo la maturità vorrei iscrivermi a Lettere Classiche. Quindi, sono qui nella speranza di recuperare un po’ di nozioni per il futuro. Oggi, ho portato anche un’amica», racconta una studentessa al quinto anno delle Superiori.
Accanto a me, siede una signora distinta. Sfoglia curiosamente le dispense preparate dalle docenti, io sbircio. La lezione del giorno è dedicata alla prima declinazione, seguirà poi una riflessione sul significato etimologico e culturale delle principali parole che vi appartengono: ἀλήθεια (verità) e δόξα (opinione). La classicista che è in me freme al pensiero di rimaneggiare quello che fino a qualche anno fa è stato il mio pane quotidiano. Una nostalgia non solo mia. «Sono una Giudice di Pace. Ritagliarmi queste poche ore è veramente difficile col mio lavoro, ma non desisto. Ho frequentato il liceo classico da ragazza. Vengo qui perché ho bisogno dell’apparente lentezza dello studio di questa lingua. Richiede uno sforzo logico notevole, in contrasto con la velocità delle macchine a cui siamo abituati», mi dice la mia vicina di banco. Poi, silenzio. Inizia la lezione.
Se per concentrarsi ci vuole il greco
Mentre sul maxischermo compaiono le prime tabelle con le declinazioni dei sostantivi femminili e maschili della prima declinazione, mi ripeto in testa gli articoli greci, verifico lo stato della mia lettura, mi accerto di ricordare ancora le regole degli accenti per cui non nego di aver pianto almeno un pomeriggio ai tempi del liceo. Avevo 14 anni, ma non sono state lacrime vane, perché le so eccome. Gioisco e mi sussurro anche un «brava».
La gioia dura poco. Mentre mi guardo intorno, vedo che sono tutti concentratissimi, non si distraggono neppure per sbaglio. Anzi, c’è chi ha l’ardire di fare delle domande e chi attentamente nota pure le famose eccezioni del greco antico (quelle che fanno disperare gli studenti durante la versione in classe). Io lo sapevo che ormai la soglia media di attenzione è pari a quella di un pesciolino rosso, ma pensavo di essere più resiliente. E invece, sono l’unica che sente il bisogno di smanettare sul telefono. Un po’ resisto, mi dico che in fondo sono a lavoro, poi cedo. Seguo la lezione e di tanto in tanto butto l’occhio sul display. Così, capisco che ricominciare dal greco servirebbe anche a me.
Perché studiare greco oggi?
Con le trasformazioni tecnologiche in atto, dedicarsi allo studio del greco antico potrebbe sembrare un inutile passatempo per chi ha qualche ora da perdere. O semplicemente il lusso di non doversi interrogare sull’indice di utilità e produttività di ciò che sta facendo. Eppure a pensarci bene, tutte le facoltà principali che richiede il mio lavoro le ho imparate soprattutto studiando la lingua di Omero, Tucidide e Platone. Infatti, come fanno notare Franca Gusmini e Ilaria Ziliani durante la lezione, tradurre non mette in moto soltanto le nostre facoltà mnemoniche, occorrono anche capacità di osservazione e attenzione al dettaglio. Inoltre, la traduzione ci allena a formulare ipotesi, a verificarle con umilità e ripetere il processo finché la resa del testo fila in italiano. Azioni che non si possono compiere senza un buon grado di concentrazione.
Altro che lingua morta, il greco è più attuale che mai
Ho perso il conto delle volte in cui mi è stato chiesto perché volessi studiare una lingua morta. Il punto è che il greco antico non lo è affatto. «Quando abbiamo ideato il corso, ci aspettavamo dell’interesse, ma non che fosse così partecipato. A chi non si è potuto iscrivere perché i posti erano esauriti, abbiamo promesso che saranno i primi della seconda edizione. Ci piacerebbe poter organizzare un corso per principianti, come ci è stato chiesto, e uno intermedio», spiega Ziliani. Ebbene, il mondo classico non sembra aver perso il suo potere fascinatorio. Lo dimostra anche l’interesse crescente dell’editoria. «Nel mercato si moltiplicano i titoli dedicati alla classicità. Credo che le persone abbiano bisogno di una sapienza che sembra non esserci più. Quindi, ricercano i grandi autori del passato che hanno parlato di temi universali», aggiunge la professoressa.
Insomma, se il presente non è all’altezza delle nostre domande, cercarle nelle nostre radici può essere confortante e gratificante. Sebbene 15 appuntamenti non possano bastare a esaurire la conoscenza della lingua che altro non è che l’espressione di un modo di pensare e di una cultura, sicuramente sono un mezzo per riflettere sulle fondamenta della nostra civiltà. Inoltre, l’appuntamento nell’Aula Magna del Berchet per qualcuno è anche un modo per fare i conti con il proprio passato. «Da ragazzo non ho potuto terminare i miei studi perché mio padre ebbe delle difficoltà. Quando vengo qui penso che sto mantenendo una promessa a lui», a parlare è un signore di 88 anni, in cattedra per salutare le prof. al termine della lezione.
Allora ho capito che la conoscenza talvolta può essere un lusso, ma nel paradosso di questo tempo in cui tutte le informazioni sembrano a portata di mano, il greco ci restituisce qualche privilegio che stiamo dimenticando. Dedicarci alle cose, anche quando sembrano non avere un risvolto concreto nella nostra vita. Prendersi il tempo che ci vuole per pensare. Accettare di non sapere tutto e dirsi che va bene lo stesso. Perché il processo spesso conta più della meta e il pensiero bulimico non ha mai fatto bene a nessuno.