Svogliati, apatici, abitudinari. Schiacciati tra “il logorio della vita moderna e l’assedio di YouPorn”. Se questa era l’idea che ci eravamo fatti degli italiani in camera da letto, dobbiamo ricrederci. Secondo l’ultimo report del Censis sulla sessualità, realizzato a distanza di 25 anni dall’ultima ricerca – era l’inizio del nuovo millennio, la fase esplosiva della pillola blu – l’Italia investe ancora molto sul sesso. Ma resta impigliato a metà strada tra nuovi modelli e vecchie convinzioni. Ad aver fatto più strada sono di sicuro le donne. Ormai definitivamente affrancate dal mito della verginità e della sessualità a scopo procreativo, sempre più libere dai tabù. È scesa l’età media della prima volta (da 19 a 18 anni, esattamente il contrario dei maschi); è cresciuto il numero dei partner nel corso della vita (con buona pace dell’amore eterno e singolare); la confidenza col proprio corpo ha fatto l’upgrade (masturbazione e rapporti “non tradizionali” sono considerati normali).
I single in Italia fanno meno sesso degli accoppiati
Ma, mentre in entrambi i sessi sale la voglia di sperimentazione, il luogo privilegiato dell’eros resta la coppia tradizionale (lo dice l’80% del campione). In barba alle nuove relazioni liquide e al moltiplicarsi delle separazioni, le relazioni consolidate e durature restano il porto sicuro in cui abbandonarsi alla dimensione intima. E la noia? Si supera.
Così almeno dichiara il 67% degli uomini e il 72% delle donne. Magari guardando un porno insieme o, perché no, usando un sex toy. Che il desiderio cali nel tempo è fisiologico e scontato, eppure, tra “performanti” e “occasionali,” la libido incredibilmente regge. E rende il 68,9% degli italiani soddisfatti della propria vita sessuale. Il dato scende sotto il 30% tra i single. I quali, contrariamente a quanto sostengono certe leggende metropolitane e nonostante le app di incontri, vanno più in bianco degli ammogliati. E questo malgrado sia ampiamente sdoganato il sesso senza implicazioni amorose. Ma non fatto alla cieca. Il 56,2% degli italiani dichiara di avere rapporti occasionali solo con partner di cui si fida.
La paura degli uomini di innamorarsi
Ed eccoci arrivati al punto dolente dell’attuale “congiuntura emotiva”. Il dilagare di un’afasia sentimentale che ha come causa la diffidenza. La gente non ha più voglia di lasciarsi andare. Buttarsi in un rapporto. Perdere la testa. Come se avesse dimenticato cosa significa amare. Cosa si prova. Come si fa. Di qui il timore, prevalentemente maschile, d’impegnarsi, il prendere le distanze per scongiurare tormenti e delusioni. Ma anche il profilarsi di nuovi strumenti per essere rieducati alle emozioni.
Il boom del love coaching
Negli ultimi anni è cresciuto a livello globale il love coaching, uno speciale percorso terapeutico che aiuta a capire bisogni e dinamiche dello stare insieme. Un fenomeno che deve farci riflettere. Non solo sui legami, ma anche sulla chimica dell’attrazione. Lo facciamo partendo da due film appena usciti (Il dio dell’amore e Scuola di seduzione) e provando a indagare con gli esperti da dove nasce la fragilità delle relazioni e come riuscire a riconnetterci con gli alti-e-bassi del cuore. Senza timori né ansie da performance. Concedendoci anche il diritto di sbagliare. Di soffrire e far soffrire. L’amore non è solo quella cosa bella e romantica delle poesie di Prévert. A volte può essere anche sporco e cattivo. Ma vale sempre la pena “affrontarlo”, se decidiamo di essere felici. Se ne abbiamo il coraggio.
La libertà delle donne e l’odio in rete
Ce lo ricorda Beatrice Arnera, attrice poliedrica che trovate questa settimana in copertina, travolta da un’ondata di odio in Rete quando ha lasciato il padre di sua figlia e si è legata a un altro uomo. La vicenda e i protagonisti sono noti e credo che non serva fare i nomi. La sua storia è emblematica di cosa succede quando una donna sfida le convenzioni e non risponde a quel che ci si aspetta. Ma è anche lo specchio della deriva che hanno preso i social, nati come strumento di connessione e diventati spazio di aggressività e polarizzazione, tribunali sommari dove chiunque può ergersi a giustiziere.
Beatrice ha ricevuto insulti, minacce, accuse di essere una cattiva madre, inviti al suicidio, col rischio di compromettere non solo la sua carriera ma anche la sua tenuta psichica. Provate voi a reggere l’onda d’urto di una bomba sganciata col preciso intento di uccidervi. Poteva soccombere, invece è sopravvissuta. Imparando sulla sua pelle cosa significa essere libera. Cercando di fare il minor danno possibile a chi quella scelta l’ha subita. Vuol dire accettare di deludere. Uscire dai binari e dalla favola. Il lieto fine richiede fegato. E un parrucchiere per rifarci la piega.