«Questo film è dedicato a te che vivi nel 2050. È girato senza Intelligenza artificiale fra il 2014 e il 2024. Per mostrare chi eravamo, cosa sapevamo, di cosa avevamo paura. E soprattutto cosa speravamo di raggiungere: solo tu sai se ci siamo riusciti o meno». Così l’artista e filmaker Anne de Carbuccia introduce ogni episodio di Choose Earth, la serie che ha realizzato per documentare in chiave antropologica i cambiamenti del clima e della vita sul Pianeta.

Il lavoro di Anne de Carbuccia si può vedere su Prime Video

La serie tv Choose Earth di Anne de Carbuccia
La serie tv Choose Earth realizzata da Anne de Carbuccia

Per farlo ha girato il mondo, ha esplorato foreste e ghiacciai, si è immersa negli oceani. Ovunque ha incontrato persone che hanno “scelto la Terra”, come suggerisce il titolo, e si battono per preservare la natura dei luoghi che amano. Ai quattro episodi disponibili su Prime Video se ne aggiungerà uno finale il 22 aprile, Giornata della Terra. I suoi docufilm arrivano al cuore perché, parlando a chi li vedrà fra 25 anni, ci fanno sentire in una strana piega del tempo: tra un passato prossimo di cui abbiamo già nostalgia e un futuro che possiamo ancora migliorare, come fanno gli attivisti a cui sarà dedicato l’ultimo episodio. È una chiamata a uscire dal senso di inevitabilità.

Con la sua arte mostra come stiamo distruggendo gli ecosistemi naturali

«La nostra specie è distruttiva ma anche così creativa. Siamo invasivi ma anche poeti, sognatori e possiamo immaginare nuove invenzioni per salvarci» continua l’artista. E sottolinea la contraddizione più grande dell’Antropocene, l’era in cui l’uomo è dominante e «gioca a essere Dio con le altre specie viventi: da un lato puntiamo alla longevità, dall’altro distruggiamo gli ecosistemi che ci aiuterebbero a raggiungerla». Esploratrice. Fotografa. Ecologista. Regista. Anne de Carbuccia, 57 anni, è cresciuta tra la sua Corsica e Parigi. Figlia di un’americana, ha studiato Storia dell’arte e Antropologia alla Columbia University di New York, dove per molti anni ha esposto le sue opere, principalmente di videoarte.

La sua fondazione si chiama One Planet One Future

«Il mio cuore, però, è in Italia» sorride lei, sposata a un italiano dal quale ha avuto 3 figli, che oggi hanno 25, 23 e 18 anni. Dal 2016 ha aperto a Milano, zona Lambrate, la sua fondazione, One Planet One Future, che offre progetti educativi e ospiterà una mostra fotografica sulla montagna durante i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026: Stormy Peaks – Cime tempestose (dal 26 gennaio al 22 marzo, oneplanetonefuture.org).

Oggi molti la definiscono “artista ambientale”.

«Dal 2013 mi sono focalizzata, attraverso la fotografia, sugli elementi della natura che stiamo perdendo o abbiamo già perso. Per il progetto Time Shrines ho creato e fotografato “altari del tempo” in vari luoghi del mondo, creando immagini ispirate alle nature morte del XVI e XVII secolo che simboleggiavano la caducità della vita. Mi portavo in borsa una clessidra e un teschio, aggiungendo elementi che trovavo sul posto. Per ricordarci che, da esseri mortali, dobbiamo fare delle scelte: riflettere da dove veniamo e come vogliamo che sia il futuro».

Anne de Carbuccia fin da bambina ha amato il mare

Arte e natura: quale passione è nata per prima?

«Fin da bambina ho amato il mare. Mio padre era l’editore di Jacques Cousteau, l’oceanografo che per primo accese una luce sott’acqua mostrando colori che nessuno aveva mai visto. Conoscevo il suo team, ho imparato a fare immersioni. Sulla Calypso, la sua nave-laboratorio, c’era anche un filosofo e ricordo quando discutevano della bellezza della natura: è destinata all’uomo o, invece, è l’umanità a essere parte di qualcosa di più grande e meraviglioso? La risposta cambia la prospettiva: siamo parte del cerchio o in cima alla piramide?».

Com’è nato il progetto Choose Earth?

«Pratico il free diving da molti anni e, dopo il 2010, ho visto quanto l’oceano stesse cambiando: i colori erano diversi e pensavo ai miei figli che non avrebbero visto lo stesso mondo che ho conosciuto io. Quest’ansia, personale e materna, mi ha portato a filmare aree del mondo che cambia. Mi sono chiesta: “Come ci racconteranno fra 30 o 40 anni?”. Ho voluto farlo io stessa, anche in chiave storica e sociologica. E ho rintracciato persone, in tutto il mondo, che stanno facendo qualcosa non solo per l’ambiente, ma anche per le culture in via d’estinzione».

Nonostante tutto Anne de Carbuccia è fiduciosa per il futuro

Tutto questo in un periodo storico segnato anche dalle guerre.

«Lo racconto nella puntata girata in Siberia, tra gli attivisti che cercano di preservare foreste e riserve d’acqua, ma vivono le conseguenze del conflitto. Purtroppo i megafuochi che devastano alberi dappertutto saranno ancora più distruttivi delle guerre. La pace è necessaria per occuparsi di questa emergenza anziché crearne altre».

Cosa la rende fiduciosa?

«La nostra capacità di ideare, di inventare soluzioni anche tecnologiche. Credo nell’umanità, perché ha un cuore, perché ha saputo risolvere i problemi attraverso i sentimenti: è quello che ci tocca e sconvolge a farci migliorare, la nascita della democrazia ne è uno degli esempi più forti. Credo nel dialogo, anche tra i Paesi occidentali e quelli in piena crescita: si possono iniziare conversazioni affinché loro imparino dai nostri errori e noi dalla loro connessione più forte con la sapienza antica. E soprattutto credo nelle giovani generazioni: il 30% del mio lavoro con la Fondazione è l’attività educativa».

In questi ultimi 10 anni si è divisa tra la famiglia e un lavoro fatto, fra l’altro, di esplorazioni e viaggi. I suoi figli l’hanno seguita?

«Non ho mai imposto nulla, per evitare forzature che avrebbero potuto essere controproducenti. La mia primogenita, oggi 25enne, scrive e lavora per il cinema, ma nel suo storytelling entra molto la relazione con il Pianeta. La seconda, che ha 23 anni, ha lavorato per la stilista Stella McCartney e ora per Textile Exchange, una ong che si occupa della sostenibilità nel settore tessile. L’ultimo, mi ha seguito spesso nei viaggi ed è stato un attivista dei Fridays for Future, sulla scia di Greta Thunberg: adesso ha preso un anno sabbatico per esplorare le potenzialità dell’Intelligenza artificiale. Sono molto impegnati e io, inutile dirlo, ne sono felice. Ora che sono cresciuti, ho più libertà per il mio lavoro di artista».