Il mare che bagna le coste italiane nasconde segreti che neanche immaginiamo. Mentre noi passeggiamo sulla riva pensando alle vacanze, Francesca Santoro vede un ecosistema complesso, un archivio climatico, una farmacia naturale. Eppure 8 persone su 10 non sanno che proprio quell’acqua blu produce oltre la metà dell’ossigeno generato sul nostro Pianeta in questo momento.
Francesca Santoro è direttrice di un centro che educa sulla situazione degli oceani
«Ogni goccia d’acqua ha una storia da raccontare» spiega questa oceanografa che ha trasformato la divulgazione scientifica nella sua arma segreta per cambiare il mondo. «Non possiamo proteggere ciò che non conosciamo». A Venezia, una delle città più iconiche del rapporto tra uomo e acqua, Francesca, Senior Programme Officer presso la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco, ha appena inaugurato insieme al Gruppo Prada quello che sognava da 10 anni: il Sea Beyond Ocean Literacy Centre, di cui è direttrice. Un luogo che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui gli italiani guardano al mare.
Francesca, partiamo dall’inizio. Come mai è diventata oceanografa?
«È una storia che amo raccontare perché dimostra quanto i media possano ispirare le scelte di vita. Negli anni ’80, per merito del preside del mio liceo, abbiamo iniziato a parlare dei problemi ambientali e in particolare del buco dell’ozono. Qualche tempo dopo ho scoperto, proprio grazie a un articolo su Donna Moderna, che a Venezia esisteva un corso di Scienze Ambientali. Mi sono iscritta nel 1990 e da allora il mio destino è stato segnato».
Secondo Francesca Santoro dobbiamo capire come noi e gli oceani ci influenziamo a vicenda

Cos’è l’ocean literacy? E perché è così importante?
«Ocean literacy significa comprendere l’influenza che l’oceano ha su di noi e quella che noi abbiamo sull’oceano. Non si tratta solo di sapere quante specie di balene vivono nel mare, ma di capire che le nostre azioni quotidiane, anche se abitiamo in montagna, hanno un impatto diretto sugli oceani. Nel momento in cui riesco a spiegare a una persona che vive nell’entroterra quanto sia importante il mare per la sua vita, tutto cambia».
Come stanno i mari?
«Si stanno riscaldando a ritmi sempre più rapidi, assorbono gran parte dell’eccesso di CO2 generato dalle attività umane e diventano più acidi, mettendo a rischio la biodiversità e la sicurezza alimentare. Inoltre, l’inquinamento da plastica, sostanze chimiche e scarichi agricoli sta alterando gli ecosistemi. Le acque italiane si stanno scaldando più velocemente rispetto alla media mondiale – parliamo ormai di ondate di calore marino – favorendo, tra le altre cose, l’arrivo di specie aliene come il granchio blu. Tuttavia ci sono anche segnali positivi: alcune Aree Marine Protette italiane stanno dando risultati concreti in termini di recupero della biodiversità, come per esempio le Isole Egadi».
Gli italiani conoscono poco il mare
L’Italia ha 8.000 chilometri di coste, eppure siamo ignoranti sul mare. Come mai?
«È un paradosso che mi colpisce sempre. Abbiamo una connessione culturale e storica straordinaria con il mare: è stato uno scienziato italiano, Luigi Ferdinando Marsili, a scrivere il primo trattato scientifico di oceanografia. Ma forse nel dopoguerra, guardando al Nord Europa come modello, abbiamo perso il contatto con la nostra identità marina. È come se avessimo dimenticato chi siamo».
Il centro di Venezia è il suo sogno realizzato. Come funziona?
«Il Sea Beyond Ocean Literacy Centre non è un museo né un’installazione artistica, ma un luogo dove le persone possono imparare e sperimentare. Abbiamo tre stanze: nella prima c’è un grande tavolo con acqua vera dove proiettiamo dati oceanografici in tempo reale. La seconda ha la forma della laguna di Venezia: qui i visitatori, con il microscopio, scoprono che quello che credevano un ambiente troppo antropizzato è in realtà ricco di biodiversità. Nella terza, attraverso schermi e giochi di ruolo, le persone sviluppano le proprie idee. Per noi tutto inizia davvero quando lasciano il centro».
L’oceanografa ha anche pubblicato un libro sul mare

Ha da poco pubblicato anche un libro, Dieci storie blu. Qual è stata l’ispirazione?
«L’idea è nata da una conversazione con il segretario esecutivo della Commissione Oceanografica e con la Direttrice Generale Aggiunta per l’Educazione dell’Unesco Stefania Giannini. Ci siamo chiesti: come possiamo ispirare i giovani a intraprendere le carriere del mare, come ha fatto Jacques Cousteau con noi? Il potere emotivo delle storie è in grado di coinvolgere e trasformare, così abbiamo lanciato una sorta di bando, scelto 10 articoli scientifici e li abbiamo trasformati in racconti umani: chi ha scoperto una nuova specie, chi ha realizzato il sogno di bambina quando andava al mare con il padre. La speranza è far innamorare i ricercatori e le ricercatrici di domani».
Quali sono i nuovi mestieri del mare che i giovani dovrebbero conoscere?
«Il futuro è nelle biotecnologie marine, nelle rinnovabili offshore, nella farmaceutica, nell’ingegneria oceanica. Ma a scuola non se ne parla. Il Brasile è stato il primo Paese al mondo a introdurre l’ocean literacy nei programmi scolastici federali proprio grazie a una collaborazione con noi: quello deve essere il prossimo step anche qui».
Il Gruppo Prada sostiene il vostro centro. Come nasce la partnership?
«La collaborazione con il Gruppo Prada è essenziale. Sono al nostro fianco con entusiasmo e passione da tempo per Sea Beyond. E abbiamo annunciato la nascita del Sea Beyond – Multi-Partner Trust Fund for Connecting People and Ocean, un fondo che da gennaio si aprirà anche ad altri donatori: vogliamo creare una rete di centri in tutta Italia».
ll suo sogno è che si insegni a scuola l’ocean literacy
Qual è il suo sogno più grande?
«Che ogni scuola italiana possa venire almeno una volta al centro. Che l’ocean literacy diventi materia scolastica. E che quando qualcuno dirà “Non sapevo che il mare producesse ossigeno”, tutti gli altri lo guardino stupiti».
A volte sembrano sfide troppo grandi per una singola persona…
«Quello che faccio oggi nasce da quello che ho scoperto quando ero una vostra lettrice negli anni ’80. Ogni gesto conta: scegliere cosmetici senza microplastiche, ridurre l’uso di plastica monouso, insegnare ai propri figli ad amare il mare. Non importa dove viviamo: siamo tutti connessi all’oceano. E l’oceano ha bisogno di noi».