«“A big beautiful piece of Ice”. Così Donald Trump ha definito la mia terra. Ma siamo molto più che un gran bel pezzo di ghiaccio». Naja Mathilde Rosing, Miss Groenlandia 2024, rifiuta con forza la definizione che il presidente degli Stati Uniti ha dato del suo Paese.
Naja Mathilde Rosing appartiene al popolo Inuit
Ventisette anni, un lavoro come modella e l’obiettivo di diventare dentista, Naja studia matematica all’Università di Copenaghen e divide il suo tempo tra la terraferma danese – dalla quale mi parla in un inglese robusto – e i viaggi verso l’isola più grande del mondo, dove è nata, cresciuta e dove ancora oggi vive suo padre. Capelli e occhi neri come la pece, appartiene al popolo Inuit, che rappresenta il 90% degli abitanti della Groenlandia.
Il suo popolo ha un legame speciale con la natura
«Inuit significa uomo. La nostra caratteristica principale è il legame con la terra. Veniamo educati fin da bambini a venerare la natura, in chiave quasi spirituale» mi spiega con la voce ferma di chi vuole onorare una missione. Dal giorno dell’elezione, Naja ha voluto farsi interprete nel mondo non solo della bellezza, ma anche della cultura e dei misteri della sua terra. Eccola, la missione. Ed ecco i misteri. La luce del sole, in inverno, arriva alle 10,30 del mattino e sparisce alle 4 del pomeriggio. Il termometro segna -15 gradi. Il ghiaccio occupa l’80% del territorio. E la popolazione, solo 57.000 abitanti, vive perlopiù sulle coste e intorno alla capitale Nuuk.
Per lei identità e libertà sono legate
Come si fa a considerare quest’isola più di un pezzo di ghiaccio? «Tutti voi parlate del buio con angoscia. Ma, quando la luce del Nord si riflette nel ghiaccio, si moltiplica come in uno specchio. Uno spettacolo unico. E quello invernale è per noi il tempo della famiglia, dello stare in casa. La mia è una terra difficile da capire, lo so, ma è magica. E va rispettata nella sua identità e libertà». Identity e Freedom sono le sue parole preferite, per lei indissolubilmente legate.
Spiega che la Groenlandia non sarà venduta a Trump
Da quando, lo scorso autunno, Trump ha messo gli occhi sulla Groenlandia – dove c’è la base aerea americana di Thule e un accordo sulla sicurezza del 1951 dà agli Usa la facoltà di costruirne altre per motivi di difesa – intorno a questo specchio di terra a metà tra l’Atlantico e l’Artico ruotano gli equilibri geopolitici mondiali. «Per lui è solo un gioco di potere» avverte Naja. Un gioco che va dalla minaccia di invasione militare, come nel Risiko, all’acquisto – ammesso sia possibile – dell’intera isola, come a Monopoli. «Non ci corromperà con i suoi soldi. A noi interessa la terra, non la ricchezza» puntualizza. Certo, l’invasione da parte degli Stati Uniti di un Paese dell’Unione europea, nonché membro della Nato, sarebbe un punto di non ritorno.
Trump vuole la Groenlandia per le sue ricchezze nel sottosuolo
Tutti, quindi, guardano alla Groenlandia. «Ma senza capirla» sorride Naja. «Nei miei viaggi all’estero spesso mi chiedono: “Cosa ci troverà in voi Trump?”, “Cosa avrete di tanto speciale?”». A voler essere cinici, la risposta ha poco a che fare con la spiritualità di cui Naja parla con passione. Petrolio, gas, rubini, oro e le famose terre rare: a cercarlo, si può trovare quasi tutto, lì, sotto il ghiaccio. Non solo. La Groenlandia gode anche di una posizione geografica strategica dal punto di vista militare, tanto che Donald Trump la definisce vitale per la difesa americana.
Naja Mathilde Rosing è stata ospite al Parlamento europeo
«Sono stata ospite al Parlamento europeo. Non avrei mai pensato di farlo, ma l’ho ritenuto necessario. La Groenlandia è piena di cicatrici. C’è voluto tempo per guadagnare la nostra autonomia e ora non possiamo perderla» insiste Naja. Quest’isola gigante è in realtà parte del Regno di Danimarca, che ne ha riconosciuto l’autogoverno nel 1979 e poi una maggiore autonomia in seguito al referendum del 2009.
La crisi con gli Usa ha migliorato i rapporti tra danesi e groenlandesi
Tuttavia Copenaghen contribuisce, e molto, circa un quinto del Pil nel 2025, all’economia dell’isola che, per il resto, ruota intorno alla pesca e al turismo. Questa dipendenza, un po’ necessaria e un po’ imposta, ha reso complicati i rapporti tra danesi e groenlandesi. Sono le cicatrici di cui parla Naja, aggiungendo: «La nota “positiva” delle aggressioni americane è che i rapporti tra noi stanno migliorando».
L’Unione europea si è schierata a fianco della Groenlandia
C’è sempre stata voglia di indipendenza nelle strade ghiacciate di Nuuk. Naja vede il suo popolo andare avanti da solo in futuro, ma non oggi. «Ora dobbiamo tenerci stretti alla Danimarca e all’Unione europea, per difenderci da Trump» sostiene. E si dice molto grata ai Paesi Ue per essersi schierati al fianco della Groenlandia – fisicamente, inviando militari, e politicamente, sospendendo l’accordo sui dazi tra Ue e Usa – quando a Davos, a fine gennaio, Trump aveva dichiarato: «Non useremo la forza, ma neanche rinunceremo al controllo sulla Groenlandia». «Chissà cosa sarebbe successo se non ci fosse stata una reazione compatta dell’Europa. Qui abbiamo tutti paura» confessa.
I groenlandesi resisteranno a Trump finché sarà necessario
Pur nella paura, sono stati soprattutto i groenlandesi a dare la risposta più impressionante in quei giorni. In oltre 5.000 sono scesi in piazza a Nuuk per animare la più grande protesta che la storia dell’isola ricordi. Al loro fianco c’erano anche i danesi, a Copenaghen. Un oceano in mezzo tra i due Paesi, ma nessuna differenza negli slogan: dal classico “attivistaankee go home” al nuovo “Non siamo in vendita”. Trump, impegnato sul fronte iraniano, non ha sferrato nuovi attacchi. Ma, quando lo farà, quanto a lungo resisteranno i groenlandesi? Nadja non esita: «Siamo gente capace di opporsi senza piegarsi. Gli Usa hanno già cercato di acquistarci più volte nel corso della storia e le loro offerte sono sempre state respinte. Resisteremo anche a Donald Trump. Per tutto il tempo che servirà».