Proprio mentre le attenzioni sono puntate sui Giochi olimpici invernali, con performance e dimostrazioni di tenacia su campi da sci e piste di pattinaggio (vedasi Federica Brignone o Francesca Lollobrigida), nel mondo dei social impazza la mania per la danza. O meglio, per il corpo da ballerina, dietro il quale, però, si nasconde più di una insidia per il benessere mentale e fisico. Il “ballerina body”, infatti è il desiderio (o ossessione) di avere una silhouette che ricorda quella delle ballerine di danza classica.

Cos’è il “ballerina body”

Se il sogno di diventare una ballerina classica sembrava ormai scomparso da tempo, soppiantato dalle più moderne versioni da piccolo schermo o social, proprio dalle piattaforme arriva il nuovo tormentone: il “ballerina body”. Diventato virale grazie a TikTok, invoglia giovani e giovanissime a cimentarsi in duri allenamenti alla sbarra, proprio come le ballerine classiche, per modellare il proprio fisico, in alcuni casi arrivando anche a dotarsi di scarpette da ballerina d’ordinanza e tutù coordinato.

I rischi del nuovo tormentone TikTok

Fin qui, tutto bene. Se non fosse per il risvolto della medaglia: i video che circolano, specie su TikTok, con sedute di ginnastica scandite da musiche in pieno stile “Lago dei cigni”, sembrano sì portatori di un messaggio positivo, come quello del fitness e della dedizione, non fosse altro che per il fatto di essere accompagnati dall’ambizione – non troppo nascosta – di poter anche sfoggiare un fisico come quello di Riccardo Bolle, al femminile nel caso delle ragazzine. Il che implica anche un desiderio di perfezione che può non essere del tutto sano, se non è accompagnato dalla passione autentica per la danza.

Il boom di hashtag a tema

Basta farsi un giro su Instagram e TikTok, infatti, per imbattersi in hashtag come #BallerinaBody #BodyImage #CorpiReali #DietCulture e #Algoritmi, per accorgersi che del ballo classico c’è spesso solo un’immagine, dietro la quale si nasconde l’ennesima moda estetica con miraggio di perfezione irreale. Non è un mistero, del resto, che il mondo della danza sia accompagnato anche da esempi di magrezza a volta preoccupanti, frutto di allenamenti molto duri e regimi alimentari rigidissimi. Il “ballerina body”, quindi, rischia di alimentare una nuova fobia, quella per un modello fisico irraggiungibile o ottenibile solo a fronte di sforzi dai risvolti non sempre salutari.

Il rischio di nuove ossessioni

Se tra i ragazzi, dunque, il rischio maggiore è legato alla vigoressia, con ore e ore in palestra tra pesi, panche e calisthenics, tra le ragazze la danza classica sembra il nuovo must. «Si tratta di nuove forme di manipolazione corporea: la vigoressia colpisce prevalentemente i maschi ed è l’ossessione per la massa muscolare, ma senza la gioia per lo sport. L’obiettivo è di costruirsi un’immagine corporea come una sorta di avatar, che assomigli il più possibile a quelle proposte dalle piattaforme social e dalle pagine dei fit-influencer, purtroppo sempre più presenti. Nel caso delle femmine, la danza, come la ginnastica artistica, rappresenta una disciplina che espone moltissimo all’ossessione per il corpo», conferma Laura Dalla Ragione, psichiatra, psicoterapeuta, che da 20 anni si occupa di disturbi del comportamento alimentare, già presidente della Società Italiana Riabilitazione Disturbi del Comportamento Alimentare e del Peso-SDIRIDAP.

L’esposizione del corpo

Anche nella danza c’è un’idea di magrezza, ma accompagnata anche dall’idea di una sorta di “scultura corporea”, di perfezione, che diventa l’obiettivo. In chi la insegue, si crea spesso un’aspettativa che poi diventa insoddisfazione se il corpo non corrisponde a quei canoni. E proprio l’insoddisfazione corporea è alla base dell’insoddisfazione che porta a molti disturbi del comportamento alimentare: è un fattore di rischio dei DCA. Per questo il ballerina body rientra in queste forme di ossessione».

Il bisogno di controllo sul corpo

Dietro al modello del “ballerina body”, inoltre, sembra affermarsi ancora una volta la ricerca di controllo sul proprio corpo o sull’alimentazione, che accomuna questo disturbo ad altri come l’ortoressia, o la più recente “social fame”, a cui Dalla Ragione ha dedicato un libro. «La ricerca estenuante di una forma fisica perfetta, che però non corrisponde a un sano accrescimento specie per ragazze in via di sviluppo, è associata all’idea onnipotente di poter controllare anche le proprie emozioni e di essere così più accettati, amati, inseriti nel mondo, come se la forma fisica fosse un passaporto per la felicità», spiega l’esperta.

Il confine tra fitness e ossessione

Ma come si individua il confine tra il sano fitness, la pratica sportiva – anche artistica, come nel caso della danza classica o della ginnastica – e l’ossessione per un corpo perfetto? «È difficile perché nel mondo dello sport si è diffusa una fortissima richiesta di performance: prova ne è il caso del pattinatore Ilia Malinin, che testimonia la pressione che sta dietro. Lo sport dovrebbe essere stimolato tra i ragazzi, perché in Italia non se ne pratica neppure molto, ma non deve diventare un’ossessione. I campanelli d’allarme possono essere il non uscire più con gli amici o la ragazza, se prima non si sono fatte le ore di allenamento che ci si è prefissati», spiega Dalla Ragione.

I segnali d’allarme

Lo stesso vale per l’alimentazione: «Quando si rinuncia alla socialità se non si può mangiare seguendo un certo protocollo proteico, magari mutuato dal mondo dello sport, e si pensa quindi di non meritarsi il divertimento e la vita sociale: se lo sport, cioè, perde il senso di gioia e bellezza che invece dovrebbe avere, allora questo diventa un indicatore. Purtroppo c’è da dire che in questo momento proprio nel mondo dello sport c’è una grande diffusione dei disturbi alimentari, proprio per la forte pressione sulla performance. A volte neppure gli allenatori si rendono conto che, di fronte a un’epidemia, si dovrebbero cogliere certi segnali, tra i quali anche un possibile cambiamento di carattere, con più tristezza o nervosismo», conclude l’esperta.