Reduci dalle vacanze di Pasqua e con la mente già alla prossima pausa estiva, la ricerca della meta pare che sarà all’insegna di un must: niente wi-fi, ma soprattutto niente notifiche. Insomma, spazio alla quietcation, ossia la “quiet vacation”, la “vacanza silenziosa”. In altre parole, la nuova tendenza è a staccare, a cercare di essere il meno raggiungibili possibile, quantomeno dal superfluo e dai social.

Cos’è la quietcation

Se fino a qualche tempo fa i viaggi erano accompagnati dal costante corredo di foto da postare in tempo quasi zero sul proprio account social e le mete erano dettate anche dalla loro“instagrammabilità”, il trend del 2026 è l’opposto: cresce, infatti, la voglia di allontanarsi dalle vetrine social, dal bisogno di dover mostrare dove ci si trova e con chi. Oggi, quindi, prevale il desiderio di più discrezione e di protezione della propria privacy, che passa da un minor numero di comunicazioni online e aggiornamenti che ci raggiungono sempre e ovunque.

Rendersi temporaneamente invisibili

Se già mentre si lavora diventa sempre più difficile raggiungere la concentrazione necessaria, a causa di notifiche costanti e da canali diversi (email, social, WhatsApp, ecc.), oggi quello stesso bisogno di vivere il “qui e ora” è diventato impellente anche – e soprattutto – in vacanza: i dati indicano che le vacanze “silenziose” sono cresciute del 50%. «Direi che è una conseguenza naturale di come abbiamo vissuto negli ultimi anni. Siamo stati immersi in una dimensione dove ogni esperienza doveva esser condivisa e questo ha creato una sorta di sovraccarico sia cognitivo che soprattutto emotivo», conferma Irene Bosi, career coach.

Basta stanchezza emotiva, anche in vacanza

«Non solo facciamo più fatica a concentrarci durante il lavoro, ma anche nei momenti che dovrebbero essere di pausa continuiamo a essere attivi, connessi, esposti – prosegue Bosi – Le persone iniziano a rendersi conto che essere sempre connessi è stancante. Non solo a livello mentale, ma anche emotivo: ci tiene in uno stato costante di attenzione, di confronto, di leggera ansia da performance. Così oggi il desiderio che sta emergendo è quello di tornare a vivere le esperienze in modo diretto, senza mediazioni. Non è un rifiuto dei social, ma una ricerca di equilibrio».

Più di un digital detox

In altre parole la quietcation è la nuova forma di digital detox, ancora più profonda: «In vacanza a maggior ragione cerchiamo uno spazio di decompressione, di autenticità, di contatto con noi stessi e con gli altri. Il “qui e ora” smette di essere uno slogan e diventa (finalmente) una necessità reale», sottolinea Bosi, secondo cui «è un segnale positivo. Vuol dire che stiamo iniziando a riconoscere i nostri limiti e a rimettere al centro la qualità dell’esperienza, invece della sua rappresentazione». Il beneficio è poi anche fisico, perché è provato che le notifiche contribuiscono ad aumentare il cortisolo, cioè l’ormone dello stress.

Meno cortisolo, più benessere

«Le notifiche continue, l’iperconnessione e la frammentazione dell’attenzione tengono il nostro sistema nervoso in uno stato di attivazione costante. Ridurre questi stimoli, quindi, ha effetti molto concreti sul corpo: abbassa i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress), migliora la qualità del sonno, favorisce una maggiore variabilità della frequenza cardiaca (indice di resilienza del sistema nervoso) e aiuta a riportare l’organismo in uno stato di recupero e rigenerazione. Gli effetti benefici sul corpo sono davvero tangibili e la cosa bella è che bastano tempi anche brevi per attivare benefici concreti», ricorda l’esperta.

Quietcation: alle donne fa ancora più bene

Della quietcation possono giovarne tutti, ma soprattutto quelle «persone che vivono in uno stato di connessione continua e frammentazione dell’attenzione. Sicuramente gli smart workers, che spesso non hanno più un confine chiaro tra lavoro e vita privata, e le donne, soprattutto le madri, che oltre al lavoro gestiscono anche un carico mentale fatto di comunicazioni costanti, organizzazione e responsabilità diffuse. La quitecation è un bisogno davvero trasversale», sottolinea Bosi, nonostante per qualcuno possa risultare difficile dire “stop” al contatto con il mondo “online”.

Chi, invece, ne soffre

“Disintossicarsi” può non essere facile a causa della forza dell’abitudine e, soprattutto, della FOMO (“fear of missing out, la paura di perdersi notizie e aggiornamenti dalla rete, dai social e dai contatti): «È normale, perché siamo immersi in strumenti letteralmente progettati per tenerci continuamente agganciati. Credo, però, che il modo più efficace per superare la FOMO sia molto pratico: imporsi, con tanta disciplina, di staccare da notifiche, chat e social, dandosi la possibilità di sperimentare davvero cosa succede senza quel flusso continuo – esorta la coach – Quando lo fai, emerge un senso di benessere reale che avrai tanta voglia di riprovare. È proprio questo che renderà, nel tempo, sempre più naturale riuscire a staccare più spesso».

La vera rivoluzione

D’altro canto, anche i device sono diventati onnipresenti: se un tempo c’erano solo i computer, poi affiancati da portatili e tablet, oggi agli smartphone in tasca spesso si uniscono dispositivi indossabili, che permettono le notifiche in ogni luogo e momento, notte compresa. Per questo la quietcation diventa una vera sfida individuale e una rivoluzione culturale: «La quietcation introduce l’idea che non dobbiamo essere sempre disponibili, aggiornati, raggiungibili. Non si rifiuta la tecnologia, ma se ne ridefinisce il ruolo: da qualcosa che guida le nostre giornate a qualcosa che scegliamo consapevolmente quando usare. Più che una fuga, è una ricerca di equilibrio. Probabilmente è proprio da qui che passerà il modo in cui impareremo a convivere con la tecnologia nei prossimi anni», conclude Bosi.