Il neologismo circola da qualche tempo, ma di recente è tornato d’attualità. La sexalescenza, infatti, si sta diffondendo, con la voglia degli over 60 di dedicare più tempo a se stessi e se stesse, specie dopo una vita dedicata a lavoro e famiglia. Insomma, i nuovi sessantenni (ma anche settantenni) non si limitano a fare i nonni, ma desiderano vivere la vita in modo attivo. Non senza attirare qualche critica: «Soprattutto nel caso delle donne rimane lo stereotipo dell’angelo del focolare», spiega la sociologa Francesca romana Lenzi, docente all’Università degli Studi di Roma Foro italico.

Cos’è la sexalescenza

A coniare il termine per primo, che indica una sorta di “seconda adolescenza”, è stato il medico ecuadoregno Manuel Posso Zumarraga, che ha voluto così definire quelle persone nella fascia di tra i 50 e i 70 anni, che rifiutano l’idea di essere considerata “anziane”, perché si sentono ancora vitali, energiche, attive e al passo con i tempi. Sono in grado di maneggiare anche la tecnologia e soprattutto hanno voglia di vivere appieno nonostante siano considerati “senior”. «Non si tratta di un termine scientifico, ma divulgativo, che comunque rende bene l’idea. Il fenomeno esiste, anche se è ancora un po’ di nicchia e, soprattutto, soggetto a qualche critica, specie le sexalescenti sono donne», sottolinea Lenzi.

La sexalescenza è una forma di emancipazione

«La sexalescenza rappresenta comunque un fenomeno progressivo, che si sta diffondendo, anche se ad oggi è ancora un po’ di nicchia: è presente soprattutto nei paesi sviluppati e nelle realtà metropolitane: anche nelle grandi città è più facile incontrarlo negli strati sociali più elevati, mentre se ci si allontana dal centro per andare in periferia è ancora poco diffuso e soprattutto è accompagnato da una percezione distorta», aggiunge la sociologa. Questo perché c’è ancora l’idea che una persona, una volta finito di lavorare, debba fare la nonna o il nonno, dedicandosi ai nipoti se li ha, o si ritiri maggiormente a livello sociale

Chi sono i sexalescenti di oggi

A favorire la crescita del fenomeno, però, sono diversi fattori compreso l’allungamento dell’aspettativa media di vita. Secondo i dati ISTAT, oggi supera gli 83 anni, rendendo l’Italia uno dei paesi più longevi al mondo. È chiaro, quindi, che non solo aumenta la popolazione over 60, ma questa vive la propria età in modo più attivo rispetto al passato: «Lo stereotipo della persona anziana di un tempo, già a 60 anni, oggi si è spostato verso gli 80 o 85 anni. Chi va in pensione adesso difficilmente si sente anziano o in terza età», osserva Lenzi. Anche i principali leader mondiali hanno un’età media over 70: Trump ne ha compiuti 79 lo scorso giugno, Xi Jinping è un “fresco” 72enne, Putin ne ha quasi 73.

Rimanere più attivi negli anni

Proprio di recente ha fatto discutere una conversazione “rubata” tra lo stesso leader russo e quello cinese che si confrontavano sull’allungamento della vita. «Prima le persone raramente arrivavano a 70 anni, ma oggi a 70 anni sei ancora un bambino», avrebbe affermato detto Xi Jinping rivolto a Putin, che avrebbe risposto: «Con lo sviluppo della biotecnologia, gli organi umani possono essere trapiantati in modo continuo e le persone possono vivere sempre più giovani, e forse persino raggiungere l’immortalità». D’altro canto secondo uno dell’OCSE è aumentata la popolazione che lavora nella fascia 60-69 anni, registrando un +15% negli ultimi 10 anni.

Più tempo per sè

Anche chi non lavora più, però, sceglie di dedicare il proprio tempo a se stesso: che si tratti di incontrare amiche, concedersi nuove relazioni, andare in una spa o viaggiare, ciò che accomuna i nuovi sexalescenti – specie donne – è il desiderio di pensare al proprio benessere, specie dopo una vita trascorsa a dedicarsi agli altri, che fosse il lavoro o la famiglia. E non occorre darsi alla “follia”, come adolescenti fin troppo maturi e come lascerebbe pensare la definizione di sexalescenti: la tendenza è a sfuggire agli stereotipi.

Gli stereotipi duri a morire

«In larga parte della popolazione resiste lo stereotipo, specie per le donne, che debbano continuare a essere l’angelo del focolare, a maggior ragione dopo essersi ritirate dal mondo del lavoro. In caso di scelta differente si va incontro a critiche, soprattutto da parte di chi avverte questo modello come distante dalla norma. Accade spesso in caso di cambiamenti sociali: ciò che è percepito come diverso fa paura, come se si trattasse di un “alieno”, non fa parte della realtà che si dà per scontata, nel caso specifico che una donna over 60 faccia la nonna, non debba dedicare il proprio tempo a curarsi del proprio benessere o a spendere soldi per sé», spiega la sociologa.

La società sta cambiando

Eppure la società sta cambiando: «Gli studi statistici e demografici confermano un allungamento dell’età media di vita, ma anche una maggiore attenzione alla propria salute non intesa solo come mancanza di malattie, ma come benessere generale, sia nella cosiddetta terza età che nella quarta – prosegue Lenzi – Questo porta a occuparsi maggiormente di se stessi e a far crescere un certo individualismo che è un altro tratto tipico della società attuale. Non si tratta di un fenomeno necessariamente negativo, è solo un “non donarsi” in modo assoluto agli altri, sempre».

I tabù che le donne devono ancora superare

Restano, però, alcuni tabù, che riguardano le donne a tutto tondo, sia come protagoniste di un percorso di emancipazione, sia come prime sostenitrici delle critiche al cambiamento: «La sexalescenza riguarda sia gli uomini che le donne, ma con una differenza sostanziale: il fatto che un 60enne o un 70enne vada alla spa o viaggi invece che prendersi cura dei nipoti è stigmatizzato soprattutto se a farlo è una donna e lo soprattutto da parte di altre donne che non concepiscono questi tipo di scelta. È il paradosso dell’emancipazione, voluta dalle donne e nello stesso tempo criticata da altre donne, che invece rimangono ancorate a quel ruolo storicamente attribuito alle donne (dagli uomini), che faticano a superare», conclude Lenzi.