Avere tutte le attenzioni su di sé, essere in qualche modo coccolati in quanto “primi” o “prime”, ma nello stesso tempo portare su di sé il peso proprio di dover soddisfare le aspettative, di dover essere d’esempio. Essere la prima figlia (o figlio) è tutto questo e molto di più, ma soprattutto spesso porta a sentirsi esaurite (o esauriti). Lo sanno bene Kate Middleton o il marito, il principe William, entrambi primogeniti. Ma la storia e il mondo dei vip è pieno di esempi. Ecco come gestire questo ruolo sfidante, ma anche impegnativo.

Le prime figlie famose: da Oprah Winfrey a Hillary Clinton

Prendiamo Virginia Wolf: un talento non comune nella scrittura, che le ha dato un posto di primo piano nel mondo della letteratura. Ma che rapporti avrà avuto con la sorella minore Vanessa? E, venendo giorni nostri, che dire di Oprah Winfrey o Christine Lagarde, rispettivamente anchorwoman di fama mondiale e guida della Banca centrale europea? O ancora di Beyoncé e Hillary Clinton? Ad accomunarle c’è il fatto di essere prime figlie: un ruolo importante, per certi tratti appagante – soprattutto nei primi anni di vita – ma che poi può diventare anche difficile da gestire, soprattutto se messo in relazione con una sorella o un fratello minore. E se i secondi possono soffrire della sindrome del confronto, sentendosi da meno, i primi scontano l’onere di essere sempre da esempio e di essere spesso oggetto di maggiori aspettative da parte dei genitori.

Cos’è la sindrome da prima figlia

Intendiamoci: il “problema”, come dimostrano i nomi illustri, è sempre esistito. Ma oggi, nell’era dei social, a tutto viene dato un nome, o meglio un hashtag, e così anche a questa condizione di prima figlia è associata una serie di riflessioni, più o meno serie, su ciò che implica. Come minimo si va dal sentirsi in dovere di contribuire alla felicità della famiglia, in quanto attesa per prima e al centro dell’attenzione, almeno fino all’arrivo del secondogenito o secondogenita. A questo si aggiunge l’idea che i genitori investano molto (di più?) sul primo figlio in termini di risultati scolastici prima e di carriera dopo. Il carico da novanta, però, arriva se si tratta di femmine, perché a loro la società attribuisce ancora i principali compiti di cura: tradotto, significa doversi prendere cura anche dei fratelli o sorelle minori.

The “eldest-daughter syndrome”

Per tutto questo oggi il mondo social parla di “eldest-daughter syndrome” che, seppure non sia una vera e propria “sindrome”, sembra avere dei tratti peculiari. Secondo Susan McHale, professoressa emerita esperta in dinamiche familiari alla Penn State University, lo stress principale deriva dal fatto che con la figlia più grande si insiste molto sui doveri – suoi, ma anche dei genitori stessi, per esempio con la preoccupazione per la sua salute, per il rendimento scolastico, per la scelta degli amici, ecc. In genere, invece, con i figli successivi ci si sente più rilassati e si trasmette loro anche meno ansia.

Esiste davvero una sindrome da sorella più grande?

«Certamente sulla serenità del primo nato o della prima nata influiscono molti fattori, a partire dall’impostazione educativa in famiglia. Ma sono importanti anche gli anni di differenza tra i primogeniti e i secondi o gli altri fratelli: in genere potrebbe esserci più rivalità nel caso siano di età ravvicinata. È chiaro che l’atteggiamento di madre e padre sono determinanti», osserva Anna Oliverio Ferraris, professore emerita di Psicologia evolutiva e autrice, tra gli altri, del libro “Madri e figlie” (Gallucci Ed.).

Dalla sorella custode alla primogenita “moderna”

«In Italia mi sento di dire che la società è fortemente cambiata negli anni, anche solo per il fatto che ormai il 45% delle famiglie ha un solo figlio o figlia. Pochi nuclei arrivano a due, ancor meno a tre, quindi il problema – se di problema dobbiamo parlare – si pone sempre meno. Ma in altre società e culture questa condizione esiste ancora. Pensiamo ad alcuni popoli del continente africano: gli antropologi hanno persino coniato la definizione di “sorella custode”. Si intende la figlia più anziana, non importa che sia la primogenita, che spesso fa le veci della madre. Capita nelle famiglie numerose, dove la madre quindi è più impegnata con i fratelli più piccoli o neonati, dunque affida molte responsabilità alla figlia maggiore», ricorda Olivero Ferraris.

Il rischio del carico eccessivo

In questi casi il rischio è che la figlia in questione sia investita di un carico di responsabilità eccessivo. «Qui entra in gioco la componente caratteriale della figlia più grande: se è affettuosa e paziente, forse risentirà meno, ma nel caso sia poco incline o più nervosa potrebbe ribellarsi al ruolo che le è stato assegnato. Oppure potrebbe crearsi molta tensione con i fratelli e le sorelle minori, che potrebbe andare ben oltre la normale competizione», sottolinea la psicologa.

Maschi e femmine: cosa cambia?

Il fatto di essere femmina, però, potrebbe anche complicare ulteriormente le cose, perché tradizionalmente alle figlie sono affidati ancora oggi più compiti di cura rispetto ai loro fratelli. Si tratta del cosiddetto ruolo di nursering. Anche in questo caso la società sta cambiando: pure in Italia si tende a prestare maggiore attenzione a questo aspetto, riducendo il divario e le differenze educative tra figli di genere diverso. Ciò che ancora fa la differenza, invece, può avere più a che fare con i modelli che i figli hanno davanti a loro, che sono differenti se si tratta di primogeniti o secondogeniti.

Cambiano i modelli di riferimento

«Ci sono famiglie che mantengono maggiormente il proprio ruolo genitoriale, sia con i primogeniti che con i secondi o terzi figli, mentre altre tendono col tempo a delegare ai figli stessi alcuni ruoli, anche solo di esempio. Ma è indubbio – sottolinea Oliverio Ferraris – che i più grandi, i primi nati, hanno davanti a loro un unico modello, quello dei genitori. I loro fratelli, invece, avranno sia i primi che i fratelli o le sorelle. Questo è uno dei fattori che può spiegare perché i primi tendono a essere più saggi e razionali, proprio perché davanti a loro hanno solo gli adulti e mai più si ispireranno nel corso degli anni ai fratelli minori. Questi, invece, possono guardarsi intorno e avere come esempi appunto i fratelli sia per capire come comportarsi in famiglia, sia a scuola o con gli amici».

Tante responsabilità e molto “allenamento”

Sta di fatto che, a osservare esempi di personaggi famosi, si ritrova spesso una certa maggiore “rigidità” nei primogeniti e una maggiore leggerezza o spensieratezza nei loro fratelli o sorelle. Volente o nolente i primi nati in famiglia hanno una sorta di palestra nella quale allenarsi anche alle sfide future, a un carico di stress che a volte sopportano in modo migliore. «Certo ci sono aspetti positivi e negativi di questa condizione: l’affetto tra fratelli in genere rimane, e se proviene una minaccia dall’esterno, si tenderà a fare gruppo, ma potrebbero comunque esserci tensioni e persino liti e rivalità maggiori se il rapporto dovesse risultare troppo sbilanciato», conclude l’esperta.