Giada Bernardi non è un’avvocata qualunque. Lei è l’avvocata degli animali. Ha fondato e dirige GiustiziAnimale, il primo studio legale italiano dedicato alla difesa dei diritti degli animali e dal 2014 presiede l’associazione di volontariato Zampe che danno una mano Odv.

Giada Bernardi, avvocata degli animali

I suoi clienti non sono né coppie che divorziano, né vittime di incidenti stradali o di errori medici, né lavoratori insoddisfatti. Hanno peli e piume invece che abiti, zoccoli e cuscinetti al posto delle scarpe, zampe, ali e pinne come braccia, come racconta nel suo libro L’avvocato degli animali. Cani, gatti, cavalli, conigli, mucche, pecore, orsi, lupi, pitoni, astici e persino pesci rossi hanno calcato il pavimento del suo ufficio. Le loro storie hanno riempito pagine di diffide, atti di citazione, ricorsi, sentenze, ordinanze e denunce. In un Paese che ancora troppo spesso li considera come cose, Giada Bernardi difende gli animali come fossero persone.

Inizia il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena

Con la sua associazione, il 19 gennaio sarà alla prima udienza dibattimentale del processo per l’uccisione dell’orsa Amarena. L’orsa fu colpita il 31 agosto del 2023 da Andrea Leombruni, un cittadino abruzzese che raccontò di averla trovata nel suo giardino, di aver avuto paura e quindi di aver sparato per difendersi.

orsa amarena attaccata a un albero

Avvocata Bernardi, è plausibile l’argomentazione di Leombruni?
«No, perché l’orsa è stata colpita di spalle mentre era sulle quattro zampe, quindi non si trovava in posizione d’attacco. Abbiamo denunciato Leombruni per uccisione di animale aggravata non solo dall’uso di arma da fuoco, ma anche dal fatto che l’orsa aveva i cuccioli: la sua morte, quindi, ha rappresentato un contribuito all’estinzione di una specie protetta, patrimonio dello Stato. L’orso marsicano, endemico in Italia, è la sottospecie di orso più rara al mondo. Secondo l’ultimo Rapporto Grandi Carnivori, sull’Appennino centrale ne sono rimasti tra i 50 e i 60 esemplari.

Cosa rappresentava l’orsa Amarena?
«Quell’animale era un’icona, molto amata e il simbolo di una coesistenza possibile con questa specie. La sua uccisione è avvenuta al culmine di un grave malessere collettivo contro questi animali, con altissima probabilità scaturito in seguito alla morte di Andrea Papi, il giovane runner aggredito pochi mesi prima, nell’aprile 2023, da un orso in Trentino. Queste vicende hanno quindi sollevato interrogativi cruciali sulla gestione della fauna selvatica, sulla necessità di una maggiore informazione e sensibilizzazione della popolazione locale e sull’efficacia delle misure di prevenzione per evitare incontri pericolosi tra uomo e orso».

La convivenza con gli orsi è possibile

La convivenza con gli orsi, che con 100 esemplari popolano anche le Alpi Trentine, è possibile?
«Certamente. Ricordiamoci però che sono gli orsi i padroni dei boschi, non gli uomini. Occorre quindi mettere in campo tutte le misure possibili per contenerli e gestirli in maniera adeguata, ma questo negli ultimi anni non è stato fatto. E l’amministrazione trentina lo sa. Noi saremo in aula per difendere gli animali. E per dimostrare che se gli esemplari si avvicinano alle case, ci sono dei motivi precisi, la cui responsabilità affonda le radici nelle inadempienze degli uomini».

Accade lo stesso per le aggressioni delle greggi in Abruzzo da parte dei lupi?
«Non è l’abbattimento degli animali il rimedio da applicarsi per risolvere il problema , ma il contenimento e la prevenzione. Occorre mettere cartelli, reti protettive elettrificate, dotarsi di cani maremmani a difesa delle pecore, servizi di vigilanza, installazione delle luci. E poi individuare dove i lupi si concentrano, come si spostano, capire perché si avvicinano ai villaggi. Sta all’uomo insomma governare la convivenza con queste specie selvatiche, chiedersi dove e come abbia sbagliato nella gestione del rapporto con la fauna selvatica e porre rimedio all’errore».

L’importanza della Legge Brambilla

Tutti i giorni lei si occupa dei pets, gli animali da compagnia. Vent’anni fa non sarebbe stato possibile.
«Ho fatto la mia prima denuncia per maltrattamento nel 1997, quando ero ancora una praticante e per il reato di maltrattamento era prevista solo una base di tutela. Poi, piano piano, il clima è cambiato: nel 2004, con la legge che ha introdotto per prima le norme che oggi condannano i delitti contro gli animali. Quindi nel 2012, con la Riforma del Condominio, che stabilisce come nessun regolamento condominiale possa vietare la detenzione di animali. Fino al 1° luglio 2025 con la legge Salva Animali (Legge Brambilla): per la prima volta nel nostro ordinamento una legge non riguarda il sentimento dell’uomo per l’animale, ma l’animale in sé come essere vivente e senziente, destinatario diretto della tutela della norma penale».

Questo segna un passo avanti importante.
«Sì, ma non basta perché l’animale è un essere senziente solo per il diritto penale, cioè di fronte ai reati come maltrattamenti, uccisioni, combattimenti, abbandoni. Ma per gli illeciti civili l’animale è ancora una res, una cosa, un oggetto, perché il diritto civile è rimasto indietro. Per esempio, nella malasanità veterinaria, il medico non finisce sotto processo tranne che nei casi in cui il dolo è manifesto. Negli altri casi, anche se a causa della negligenza e/o imperizia e/o imprudenza del sanitario la bestiola muore o riporta postumi invalidanti permanenti, il veterinario – all’esito di un procedimento civile – viene condannato al risarcimento del danno».

In cammino verso il diritto degli animali

Quindi il diritto degli animali non esiste ancora?
«Il diritto degli animali è un mosaico a cui ogni giorno si aggiunge un tassello estratto a fatica da un groviglio di leggi, normative, ordinanze e decreti che per avere efficacia devono essere letti insieme tra di loro e che ancora oggi non sono adeguati. Vuol dire dover ogni volta individuare per il singolo caso le normative applicabili e, quando si tratta di questioni che non trovano regolamentazione, cercare di rinvenire quella più prossima, che può essere la più calzante, e spiegare al Giudice il perché della scelta.

Può fare qualche esempio di casi che coinvolgano gli animali in cui il Giudice applica le leggi esistenti?
«Per esempio, quando una coppia si separa, il rapporto con l’animale d’affezione – spesso conteso – in caso di mancato raggiungimento di accordo viene demandato ai Tribunali incardinando un procedimento che segue la disciplina vigente in materia di collocamento e affido dei figli. In questi casi, gli animali sono considerati delle “cose”, ma sono tutelati come se fossero dei minori.

Oppure nei casi dei vizi redibitori, cioè quando l’animale viene venduto dall’allevamento con dei problemi di salute “nascosti”: in queste situazioni si applica la disciplina codicistica della compravendita, che è però manifestamente inadeguata laddove il “bene difettato” non è un oggetto, ma una creatura vivente. Per la cui cura occorrono spesso ingenti somme di denaro, che in alcuni casi possono rendersi necessarie per la vita intera della bestiola. Ma sempre più sentenze stanno riconoscendo che il valore del rapporto con cani, gatti e animali da compagnia, è ben superiore alla relazione con un oggetto, perché completa e sviluppa la personalità umana, rientrando quindi nelle attività garantite dalla Costituzione».

La questione degli stalli

Uno degli ambiti che andrebbe più regolamentato, come racconta nel suo libro, è quello degli stalli, case di privati che ospitano a pagamento cani e gatti in attesa che trovino adozione.
«Esistono situazioni assolutamente adeguate e altre decisamente indecenti, con animali che muoiono durante la permanenza a causa dell’incuria di chi dovrebbe occuparsene, se non addirittura maltrattati o picchiati. Bisognerebbe estendere a queste realtà la stessa disciplina delle pensioni per gli animali, con autorizzazione della Asl, verifica degli spazi, delle condizioni igieniche, ispezioni e veterinari a disposizione».

Cosa risponde a quei colleghi che la definiscono ancora con sorriso beffardo “l’avvocato dei cani”?
«Rispondo che è meglio tutta la vita essere un avvocato degli animali che una bestia d’avvocato».