«Mi faceva risparmiare tempo, al mattino potevo dormire di più. Poi, quando facevo la spesa, riuscivo a portare più buste e mi sembravano pure più leggere». La bici, nella vita di Pinar Pinzuti è entrata così. Dopo la laurea in Filologia, arriva in Germania per studiare Pedagogia sociale e, mentre sogna di lavorare aiutando gli altri, un po’ come hanno fatto i suoi genitori e i suoi nonni («Sono stati tutti insegnanti ma io no, non avrei mai potuto farlo!»), si muove su due ruote. Sono pratiche, facili. Un giorno, di quella necessità del viaggiare veloce e libera, fa virtù. La virtù di chi decide di cambiare il mondo usando un mezzo snello come la bici per creare incontri, sviluppo, rinascita.

Pinar Pinzuti condivide con il marito la passione ciclistica

Oggi Pinar, che è nata nel 1979 a Smirne, in Turchia, e parla cinque lingue, è da oltre 10 anni project manager di Bikenomist, dove coordina progetti dedicati alla comunicazione, alla formazione e allo sviluppo di strategie per promuovere la ciclabilità. Non solo. Dirige la rivista bikeitalia.it ed è stata coordinatrice internazionale per 11 anni della Fancy Women Bike Ride, evento che ha mobilitato oltre mezzo milione di donne in 250 città chiedendo strade più sicure per chi pedala.

Quattro anni fa l’Onu le ha conferito il World Bicycle Day Special Award e oggi dirige anche la Fiera del Cicloturismo che ha fondato 6 anni fa. All’amore per la vita vissuta su due ruote, ne ha affiancato un altro: quello per suo marito Paolo, per cui si è trasferita in Italia e con cui porta avanti la sua passione ciclistica.

Intervista a Pinar Pinzuti

Pinar Pinzuti in viaggio con la sua bici
Pinae Pinzuti (Ph. BIKEITALIA

Quali sono le virtù della bici?

«L’indipendenza dagli orari e dal traffico, la libertà nel decidere i luoghi in cui fermarsi seguendo solo il ritmo delle emozioni e del corpo».

E i vizi?

«Sono sempre meno. Fino a 20 anni fa non si saliva con la bici sui treni, si potevano usare solo quelle da corsa per fare certi viaggi ed era difficile organizzare un percorso. Oggi esistono tante app gratuite che suggeriscono le strade migliori e altrettante tipologie di bici, anche assistite, per muoversi su strade sia asfaltate sia sterrate».

L’evento che ha segnato la sua vita?

«Era il 2011. Io e mio marito decidiamo di prenderci un anno sabbatico per testare la nostra coppia, ma anche la nostra resistenza in bici. Andiamo in Sud America e percorriamo 5.000 chilometri in 6 mesi. Test riuscito».

Grazie alla bici ha imparato l’arte della pazienza

Cosa ha scoperto?

«L’arte della pazienza. Ovvero che non si molla mai, né in strada né in coppia. La bici mi ha insegnato che da sola posso farcela, basta andare avanti».

A chi si ispira nei momenti difficili?

«A mio marito. Io e lui siamo due ruote di una stessa bici. Impossibile fare a meno di una. Ci sosteniamo e ci supportiamo per ogni progetto. In due si fa meno fatica!».

Cosa è cambiato da quando ha ideato la Fiera del Cicloturismo?

«La prima, a Milano, era piccola e non poteva contare su alcun dato, perché il cicloturismo era visto come un settore di nicchia. Oggi, invece, abbiamo ogni anno un rapporto sull’impatto economico e uno sugli effetti sul benessere psico-fisico. Nel 2024 si è registrata una crescita pari al 54%, è il settore che in Italia ha avuto margini maggiori. Non è più nicchia».

Il cicloturismo si sta sviluppando molto in Italia

Cos’è, quindi?

«Una fonte di investimenti offerta da ogni chilometro di una ciclabile. Ma non solo. La bici oggi può essere anche un gesto politico e culturale. Basta vedere Women Don’t Cycle, il documentario di Manon Brulard del 2022: racconta un viaggio in bicicletta di una donna dall’Europa al Medio Oriente per incontrare altre donne che pedalano in contesti dove non è scontato».

Cosa vuol fare “da grande”?

«Coordinare a livello nazionale tutto ciò che attualmente nel cicloturismo è gestito solo a livello provinciale. E poi ho un sogno. Con i miei studi e i miei viaggi ho imparato ad ascoltare le persone per trovare le soluzioni. Vorrei fare qualcosa per le donne».

In che senso?

«Siamo la metà della popolazione, ma in bici siamo ancora una minoranza. Sono membro del consiglio di EuroVelo, una rete creata oltre 30 anni fa per collegare con 20 ciclovie tutti i Paesi europei. È stato un sogno realizzato da un gruppo di uomini. Adesso vorrei che nelle prossime decisioni si dia la parola a chi sceglie dove fare le vacanze e cosa mettere in valigia: la donna».

Pinar Pinzuti vorrebbe ripensare le strade in ottica femminile

Cosa farebbe per le donne?

«Ripenserei le piste ciclabili, innanzitutto. Agli uomini possono andare bene quelle strette, ma alle donne no: le loro bici sono più larghe perché hanno i seggiolini per portare i figli e i cestini per mettere la spesa. Durante i loro spostamenti, fanno più tappe: lavoro, scuola, commissioni. Serve ripensare le nostre strade in un’ottica femminile».

Che posto ha la bici nella vita della sua famiglia?

«La usiamo per andare tutti i giorni dalla nostra casa di Casatenovo, nel Lecchese, a Monza, dove c’è la sede del nostro ufficio. Venti chilometri. E poi, se viaggiamo, la portiamo in aereo o in treno. Se la lasciamo a casa, ne noleggiamo altre quando arriviamo a destinazione. In vacanza ci bastano 80 chilometri al giorno per sentirci soddisfatti».

Il viaggio memorabile?

«L’Islanda».

Quello che sogna di fare?

«Quello su una pista che finalmente non conoscerà confini tra Paesi. Ma anche quello di cui parla il libro di Alain de Botton L’arte di viaggiare. Il viaggio non è semplicemente uno spostamento nello spazio, è un modo di guardare il mondo. Parla di intenzione, di attenzione, di trasformazione interiore. È una visione che sento molto vicina al cicloturismo: non una performance da misurare, ma una relazione da costruire con i luoghi, le persone. E con se stessi».

Padova ospita la Fiera del cicloturismo

A Padova c’è la sesta edizione della Fiera del cicloturismo (fieradelcicloturismo.it). Da quando, nel 2024, l’Ue ha adottato la Dichiarazione europea sulla ciclabilità, che riconosce la bici come mezzo di trasporto strategico, sostenibile e inclusivo, in Italia quasi la totalità delle 14 città metropolitane ha adottato il Biciplan obbligatorio: è un piano strategico che riorganizza lo spazio urbano per rendere gli spostamenti più sicuri, programmare parcheggi protetti, promuovere incentivi per il Bike to Work e il Bike to School. E Bologna è la prima città italiana nella top 30 del Copenhagenize Index 2025, rapporto sulla ciclabilità urbana nel mondo in base a infrastrutture, sicurezza e politiche pubbliche.