«Alla mia età non era facile. È stato un dono». Le parole di Veronica Peparini continuano a tenere banco, perché toccano un tema sensibile come quello della gravidanza per una donna over 50 e per il ricorso a quello che la stessa coreografa e insegnante di Amici ha raccontato: il fatto di aspettare due gemelle da compagno Andreas Muller, che di anni ne ha 27. Insomma, diventare madre da ultracinquantenne è ancora un tabù, così come parlare di “aiutini” (come li ha definiti la stessa Peparini) alla fertilità.

Diventare madre over 50 anni: è un tabù?

«Intanto va premesso che in Italia il legislatore non prevede un’età massima per accedere alla fecondazione assistita, perché la Legge 40 del 2004 che disciplina la materia parla solo genericamente di «Età in cui è potenzialmente fertile». Però è chiaro che una donna cinquantenne o over 50 può diventare madre soltanto grazie ad un procedimento di fecondazione eterologa femminile», osserva Maria Rita Rampini, ginecologa esperta in PMA con oltre 30 anni di carriera alle spalle e responsabile del reparto di Fecondazione assistita all’ospedale Sant’Anna di Roma .

Madre over 50: quando serve “un piccolo aiutino”

La storia della Peparini è anche la storia di molte altre donne come lei, che devono fare i conti con un calo della fertilità (lei è già madre di due figli avuti dall’ex compagno): «Abbiamo comunque dovuto avere un piccolo aiutino, per via della mia età. Però poi è stato facile. È venuto subito, non posso dire che sia stato così complicato». Il percorso ha previsto «l’ovodonazione, ovvero l’uso di ovociti provenienti da una donatrice esterna alla coppia. Anche perché, la pratica del social freezing vent’anni fa non era ancora in uso», spiega la ginecologa.

Madre over 50: rischi e opportunità

La PMA, però, non è sempre possibile per tutte: «Il medico, prima di procedere, deve valutare in maniera molto accurata la salute della donna per evitare di sottoporre ad eccessivi rischi lei e il futuro nascituro. In particolare, le valutazioni devono tener conto sia della presenza di malattie sistemiche, come diabete o ipertensione; sia dello stato dell’apparato riproduttivo, in particolare dell’utero, verificando l’eventuale presenza di fibromi multipli o voluminosi. Inoltre sarebbe consigliata anche una valutazione psicologica della coppia, dal momento che una nuova nascita comporta uno stress psico-fisico importante, al quale è bene che i futuri genitori siano preparati», spiega Rampini.

Gli ostacoli psicologici

«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rivoluzione nel modo in cui si parla del corpo femminile, ma nonostante i progressi compiuti, c’è ancora moltissimo lavoro da fare. Il linguaggio che la società utilizza per descrivere l’infertilità o la perdita di un bambino può avere un impatto enorme su come una persona può sentirsi. Potremmo cominciare a parlare di difficoltà di concepimento più che di sterilità o di mancato impianto invece che impianto fallito. Sembrano sfumature, ma non lo sono: diventano messaggi di comprensione, vicinanza e accoglienza che fanno stare meglio l’altro» sottolinea Vincenza Zimbardi, psicologa presso il Centro PMA di IVI Roma, a proposito anche di donne non necessariamente over 50, ma semplicemente ultraquarantenni che chiedono trattamenti di fecondazione assistita.

Il senso di vergogna

Desiderare un figlio quando non si è più giovanissime o non riuscire ad averlo non dovrebbe essere motivo di vergogna, sottolineano gli esperti: «Essere sterili non è qualcosa per cui bisogna sentirsi in colpa o essere costretto a nascondere la necessità di aiuto medico per risolvere questo problema. Nonostante i fattori che determinano l’infertilità possano riguardare sia gli uomini che le donne, forse le donne più degli uomini possono vivere questa esperienza con una sensazione di rimpianto per scelte passate, magari per non aver iniziato prima la ricerca di una gravidanza. Oppure possono provare paura, senso di inadeguatezza o vergogna», spiega Daniella Galliano, specializzata in Ginecologia, Ostetricia e Medicina della Riproduzione, Responsabile dello stesso IVI Roma. E’ partendo da qui che si è promosso un manifesto per un nuovo il linguaggio della fertilità. 

Le parole da evitare

«Io sono una donna infertile e, prima di avere mio figlio, ho vissuto la poliabortività. Durante gli anni di infertilità mi sono scontrata spesso con parole inopportune, pronunciate da persone poco empatiche, che poi ho capito con il tempo non essere crudeli o insensibili, ma piuttosto non abituate ad avere a che fare con questa condizione. Oggi con il mio bambino tra le braccia, ho finalmente quella forza di rispondere che mi è sempre mancata e adesso rispondo sempre che Tommaso è il mio quarto figlio», racconta Martina, una paziente di IVI Roma».

Quando il figlio non arriva

Se Martina è felice e Peparini attende le sue gemelle, c’è chi ha rinunciato ai figli come Liza Minnelli che tempo fa aveva rivelato «Ci ho provato, non ha funzionato, purtroppo»; o come Valeria Golino che in una intervista aveva ammesso: «Credo che non avere figli precluda una serie di cose che mi sarebbe piaciuto avere, però ti dà la libertà di essere te stesso. Detto questo, anche il desiderio del figlio rimane uguale. Non vuol dire che, perché il corpo non può più, lo superi, come sempre ti adatti». Non solo ai vip, però, capita che il desiderio di un figlio arrivi nel momento “sbagliato” o tardivamente: «Occorrerebbe pensare a preservare la fertilità ben prima dei cinquant’anni», spiega Rampini.

Come e quando preservare la fertilità

«Intanto sarebbe utile fare percorsi educativi nelle scuole per informare i ragazzi sul tema della fertilità, che è ancora poco conosciuto. Nello specifico, andrebbe spiegato chiaramente che l’infertilità, nella maggior parte dei casi, subentra ben prima della menopausa e che già intorno ai 35 anni la fertilità femminile comincia a decadere – osserva Rampini – Oggi la migliore opportunità per procrastinare la gravidanza è il social freezing, che consiste nella vitrificazione dei propri ovociti. Questa tecnica offre alle donne sotto i 35 anni che, per ragioni sociali, sentimentali o professionali, in quel momento non possono affrontare una gravidanza, di crioconservare i loro ovociti per poter cercare la maternità in un secondo momento, anche a 50 anni. È un trattamento che in Italia, a differenza dei trattamenti di PMA accessibile solo alle coppie eterosessuali, è consentito anche alle donne single».