Per raggiungere obiettivi di bene comune, che abbraccino persone tra loro molto diverse e anche un mondo più ampio dell’azienda, occorrono passione, caparbietà e pragmatismo. Rossella Gangi, direttrice Human Resources di Wind Tre, ha in curriculum tutte e tre le voci. Ne ha dato prova quando ha dovuto gestire, nel 2017, la fusione di Wind e Tre, momento di svolta nel settore delle telecomunicazioni in Europa. «È stata una sfida stabilire un purpose, una cornice di senso per far lavorare insieme le nostre persone» spiega. «Si è trattato di eliminare le barriere e individuare valori che aggregassero queste due popolazioni aziendali che erano state competitor fino a poco prima. Ne abbiamo trovati quattro: responsabilità, fiducia, coraggio e inclusione. Poiché questi valori evolvono, richiedono un impegno costante e noi realizziamo progetti e promuoviamo occasioni di incontro per viverli in modo concreto».
Wind Tre ha ottenuto la Certificazione della parità di genere
Come è andata l’integrazione culturale delle due aziende?
«Che sia stata un successo ce lo mostrano i numeri: oltre il 90% delle nostre 6.700 persone ci dice che consiglierebbe Wind Tre come un buon luogo di lavoro».
Un riconoscimento solido viene anche dalle certificazioni che avete conseguito.
«Wind Tre è stata nel 2022 la prima telco al mondo a ottenere la certificazione di parità salariale dalla Equal-Salary Foundation. Inoltre, con il rinnovo appena avvenuto della UNI/PdR 125:2022 per la Certificazione della parità di genere, confermiamo l’impegno per una cultura aziendale rispettosa delle differenze e centrata sul benessere delle persone. Bisogna individuare obiettivi chiari, monitorarli, fare investimenti: è un approccio di tipo valoriale e anche scientifico. Il mio team fa da guida, ma è uno sforzo a livello aziendale. Abbiamo infatti creato un comitato strategico e ne fanno parte tutti i ruoli chiave del top management. Abbiamo legato anche l’incentivazione manageriale al conseguimento degli obiettivi di parità di genere».
Rossella Gangi spiega che Wind Tre promuove il work life balance
«Preciso che paghiamo uomini e donne nello stesso modo, ma non abbiamo ancora raggiunto una completa parità di genere in azienda. Da noi le donne dirigenti sono circa il 27%, quelle che ricoprono ruoli manageriali intorno al 36%. È una buona media rispetto a quella del Paese, ma c’è ancora strada da fare. Strada che possiamo percorrere stringendo alleanze all’interno dell’azienda con tutti i manager, uomini e donne».
Come favorite il work life balance?
«In vari modi. Per esempio, con il progetto Human Working, che promuove una forma evoluta di smart working, si consente ai dipendenti di scegliere in autonomia, in accordo con le esigenze aziendali, quando lavorare da casa o in ufficio, senza vincoli rigidi. Mentre il programma Time4Me permette di richiedere aspettative non retribuite o part-time personalizzati, per conciliare meglio vita privata e lavoro. Alla base ci sono due dei valori che citavo prima: la fiducia che diamo alle persone e la responsabilità che loro mostrano. Questo modello rafforza l’engagement di chi sta dentro e attira anche talenti dall’esterno».
Una funzione importante per le nuove assunzioni…
«In quanto azienda tech, operiamo in una arena molto competitiva e piccola, quella dei laureati e laureate Stem, ma finora non abbiamo avuto problemi nel reclutamento sia di uomini sia di donne, tanto che sul fronte delle nuove assunzioni abbiamo raggiunto la parità».
Wind Tre sostiene il Centro antiviolenza S.O.S. LEI
Quali attività promuovete per una comunità più ampia di quella aziendale?
«Partiamo da una considerazione: a rendere solida la nostra credibilità è la coerenza tra quello che facciamo all’interno e all’esterno. Tra i progetti che supportiamo c’è Mabasta – Movimento Anti Bullismo Animato da Studenti Adolescenti, per sensibilizzare le giovani generazioni su tematiche importanti e attuali come l’odio in Rete e il bullismo. Poi c’è il nostro fiore all’occhiello: il sostegno al Centro antiviolenza S.O.S. LEI, che abbiamo realizzato con la collaborazione di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e di Associazione Assolei APS. Attivo dal marzo del 2023, rappresenta un’iniziativa tangibile e davvero preziosa che interviene su molteplici fronti, anche a tutela di figlie e figli minori, con consulenze specifiche per i testimoni, assistenza sulla genitorialità e attività di mediazione culturale. Nei primi 24 mesi di attività il Centro ha ricevuto oltre 830 contatti telefonici e sono 133 le donne assistite dal punto di vista legale e psicologico per consentire la loro uscita da contesti di violenza. Abbiamo intrapreso un percorso per aiutare le donne a inserirsi nel mondo del lavoro dando, dove è possibile, anche delle opportunità all’interno della nostra azienda».
Rossella Gangi racconta come azienda e dipendenti supportano S.O.S. LEI

I dipendenti come hanno accolto questa iniziativa?
«Come azienda contribuiamo economicamente ogni anno alle attività del centro, ma abbiamo fatto anche una call to action alle nostre persone. La risposta è stata straordinaria: hanno donato in tanti e, grazie a questo impegno condiviso, siamo riusciti ad aprire il centro un giorno alla settimana in più. È stata davvero una iniziativa corale. Ricordiamo che il Centro è aperto lunedì (9.30-12.30), mercoledì (14-17), e venerdì (9 -12.30), con una reperibilità telefonica h24 al numero 3203464044 raggiungubile anch evia SMS e Whatsapp».
Vedendo i dati e le storie che seguite con S.O.S. LEI, cosa pensa come donna prima che come professionista?
«Che non si possono abbracciare luoghi comuni pensando che la violenza riguardi solo ambienti degradati o solo alcune zone d’Italia. La violenza riguarda tutti i ceti sociali e può purtroppo riguardare ognuna di noi. Spesso le donne vittime di violenza non hanno una comunità che le aiuta, sono sole: i centri come S.O.S. LEI sono fondamentali, fanno un lavoro enorme».
Per Rossella Gangi continuerà l’impegno di Wind Tre per la parità di genere
I vostri progetti per il futuro?
«Continueremo a lavorare sulla parità di genere. Occorre tenere il faro acceso, altrimenti si torna indietro. Cito un dato: il 90% delle persone che chiedono il part-time sono donne. C’è ancora una cultura molto radicata secondo la quale la cura dei figli, degli anziani, della casa è appannaggio delle donne. Ma così avranno sempre stipendi più bassi e resteranno sempre il soggetto debole. Le nuove generazioni fanno ben sperare, però bisogna proporre loro modelli diversi e farlo con tanta determinazione».