Il mondo ideale di Matilde Gioli è disegnato, come una premonizione, nei quadri dei bisnonni e prozii toscani, pittori macchiaioli nell’800. Casali immersi nel verde, prati fioriti, cavalli… «Un giorno vorrei vivere in un posto così, all’aria aperta, e andare più spesso a cavallo: mi fa bene al fisico e al cuore» dice lei, che del ramo artistico della famiglia, quello materno, ha preso il cognome d’arte (all’anagrafe si chiama Lojacono).
Destino vuole che anche il suo nuovo film le abbia fatto assaggiare quella vita. La 36enne attrice milanese, popolarissima per la serie Doc – Nelle tue mani (che tornerà in autunno), interpreta una giovane coltivatrice nella commedia di Laura Chiossone Non è un paese per single, su Prime Video dall’8 maggio.
Tratta dal bestseller di Felicia Kingsley, è la storia di Elisa, madre single che gestisce una tenuta agricola a Belvedere in Chianti. La cittadina ha una particolarità: tutti sono in coppia o in cerca dell’anima gemella, chi sta da solo come lei è un incompreso. Il ritorno di Michele (Cristiano Caccamo), con cui giocava da bambina, suscita in Elisa emozioni e desideri nuovi. «La sua vita è quella che vorrei per me, magari fra qualche anno» confida.

Matilde Gioli in una scena del film "Non è un paese per songle"
“Non è un paese per single”, tratto dal romance di Felicia Kinglsey (Newton Compton), è dall’8 maggio su Prime Video. I protagonisti Matilde Gioli e Giovanni Caccamo e la regista Laura Chiossone saranno al Salone del Libro di Torino il 15 e il 16 maggio per un incontro col pubblico e una proiezione speciale del film (info su salonelibro.it).

Il richiamo della campagna: cavalli, natura e il sogno di una vita più semplice

Continuerebbe comunque a fare l’attrice?
«Forse diraderei gli impegni. Interpretare Elisa è stato meraviglioso proprio per la mia passione per la natura. Ho due cavalli in una tenuta a un’ora da Roma, vicino al lago di Bracciano: appena ho un giorno libero, è lì che vado. Non solo per fare equitazione, anche per dare una mano ai proprietari. C’è sempre da fare: la raccolta degli asparagi, del fieno, a settembre e ottobre le olive. Vivrei di queste cose».

È sempre stato un suo desiderio?
«Fin da piccola. Probabilmente perché i miei genitori mi portavano spesso in montagna a Madesimo, dove avevamo una casa, e noi bambini – ho due fratelli e una sorella – potevamo correre nei prati e tuffarci nei laghetti senza che nessuno ci sgridasse perché ci eravamo sporcati. La passione per i cavalli è arrivata più avanti, quando ho preso lezioni di equitazione per girare un film, scoprendone anche il lato terapeutico. Così ho iniziato a frequentare la campagna e ho trovato il mio posto ideale. Fosse per me, in città ci andrei ogni tanto».

Matilde Gioli fotografata da Maddalena Petrosino
Abito con fiori ricamati Dior. Stylist Cristina Nava. Foto Maddalena Petrosino

Un debutto per caso: dagli spalti del basket al set de Il capitale umano

Ha debuttato poco più che 20enne nel film Il capitale umano di Paolo Virzì, senza esperienze precedenti. Davvero non sognava il mondo dello spettacolo?
«No, ho conosciuto Paolo per caso, accompagnando mio fratello a basket. Nella sala accanto alla palestra stavano facendo i provini per il suo film e qualcuno mi ha fermata pensando fossi lì anche io per quello. Ho accettato e, quasi senza rendermene conto, sono stata scelta. Ripensandoci ora, mi sembra di aver vissuto quell’esperienza con fin troppo distacco, proprio perché non era quello che volevo fare. Oggi la affronterei con molta più gioia».

Non temeva di sbagliare, da neofita del set?
«Avevo paura di fare brutta figura e di essere fuori luogo, ma non ne facevo un dramma. Ero pronta a imparare e forse proprio questo mi rendeva sciolta. Al posto mio, una che desiderava davvero recitare si sarebbe bloccata più facilmente».

Matilde Gioli fotografata da Maddalena Petrosino
Total look Louis Vuitton. Gioielli Crivelli. Stylist Cristina Nava. Foto Maddalena Petrosino

Dal colpo di fortuna al successo: la carriera e il nome d’arte di Matilde Gioli

Il caso ha scelto il mestiere giusto per lei.
«Eh sì, l’ho amato subito: è stimolante, dinamico, ogni progetto mi emoziona come la prima volta. Per come sono fatta io, è il massimo. Da allora non ho più smesso di lavorare, il che è una fortuna enorme: persone bravissime non riescono a sfondare solo perché non prendono l’onda giusta».

Era stato Virzì a suggerirle di usare come cognome d’arte Gioli, che appartiene alla sua famiglia materna, toscana. Vista la sua popolarità, è stato un modo per proteggersi dalle curiosità del pubblico?
«Virzì mi consigliò di usarlo come omaggio alla Toscana, oltre che per proteggere la mia identità, e l’idea mi piacque: mi sento a casa lì, pur essendo nata a Milano, forse perché ho tanto ascoltato i racconti dei nonni. E sono contenta di avere il mio vero cognome sulla carta d’identità, è una dualità che mi fa sentire di non appartenere solo al mondo dello spettacolo. Quanto al successo, è cresciuto gradualmente e senza traumi. Ho iniziato a essere fermata per strada dopo le serie tv, che mi hanno fatto entrare nelle case degli italiani, ma non mi pesa, la gente lo fa con delicatezza».

Matilde Gioli fotografata da Maddalena Petrosino
Total look Fendi. Gioielli Crivelli. Stylist Cristina Nava. Foto Maddalena PetrosinoFoto Maddalena Petrosino

Tra tv, musica e reality: la curiosità di mettersi sempre in gioco

Si è messa alla prova anche fuori dalla recitazione. Nel 2016 ha affiancato Fabio Fazio nel remake di Rischiatutto. Nel 2022 ha girato il primo reality di Netflix, Summer Job, e l’anno scorso una puntata del GialappaShow. Ha anche cantato L’amore è con Enrico Nigiotti.
«Ho accettato perché sono curiosa e mi diverto, ma non sono né una conduttrice né una cantante, ho una professionalità diversa. Ma mi sono sentita sempre a mio agio. E resto aperta ai cambiamenti»

Non è un paese per single è una commedia romantica. Le piace girarle?
«Molto. Mi emozionano, anche se nella vita privata sono riservata. Ora sono single. Seguo le storie delle mie amiche e spero sempre nel lieto fine. Sono una sognatrice».

Matilde Gioli fotografata da Maddalena Petrosino
Total look Marina Rinaldi by Teresa Maccapani.
Gioielli Crivelli. Stylist Cristina Nava. Foto Maddalena Petrosino

Madre single e donna indipendente: tra scelte di vita e relazioni

Nel film quanto la singletudine di Elisa influenza il suo essere madre?
«Elisa è una mamma premurosa, ma anche segnata dagli errori del passato. Questo la porta a essere protettiva, nel tentativo di evitare che la figlia possa ripeterli. La sua maternità nasce in modo inaspettato, non era pianificata o inizialmente desiderata. Il fatto che abbia scelto di andare avanti da sola, senza arrendersi, costruendo un rapporto solido con la figlia, la rende, a mio avviso, un esempio importante. Non perfetto, ma autentico».

Lei ha mai pensato di avere un figlio da single?
«Sì, mi è capitato di fantasticare sull’idea. Non l’ho mai percepita come una possibilità così lontana o estranea, anzi è qualcosa che, in qualche modo, continuo a mettere in conto. Un’amica ha preso questa decisione e non se n’è mai pentita. Credo, però, che sia molto soggettivo: dipende dal carattere, dalla sensibilità di ciascuno. Capisco chi considera fondamentale la presenza di entrambi i genitori. Per come sono fatta io, penso che potrei immaginare, un giorno, una scelta di questo tipo. Non mi spaventa».

Le ragazze della sua generazione sono indipendenti: crede che questo renda difficili le relazioni con gli uomini?
«Molti fanno fatica a reggere una donna forte. È una qualità che li attrae, ma che nel tempo può metterli in crisi. Eppure basterebbe accettare l’altra persona per ciò che è, senza paura di perderla».