Secondo il Cambridge Dictionary, la parola dell’anno è “parasociale”: un aggettivo che descrive la tendenza sempre più diffusa a sentirci parte delle vite di persone che non conosciamo realmente. Siano personaggi famosi o serie tv, il mondo intorno a noi è forse oggi più che mai spaventoso, complesso, e ci rifugiamo in vite ideali e confortevoli, talvolta al prezzo di perdere – anche solo momentaneamente – la bussola. E forse mai come nel 2025, davvero, abbiamo avuto modo di vedere i rischi, ma anche i benefici, di questa tendenza.

Dai trend ai nuovi termini slang, passando per fenomeni “instant classic” e artisti emergenti, nel corso di questi mesi non ci siamo certo annoiati. E, nel susseguirsi di notizie, molte sono state le meteore, ma non sono mancati i personaggi e i prodotti che ci sono rimasti nel cuore. Cosa resterà, dunque, del 2025? La nostra risposta è in questo articolo, in cui abbiamo raccolto i nostri “best of” dell’anno passato divisi in categorie: serie tv, libri, uomini e donne dell’anno.

Le serie migliori del 2025

Ci hanno tenuto incollati allo schermo, hanno scandito i nostri mesi oppure ce le siamo divorate in pochi giorni: queste sono le serie tv che hanno definito il 2025 secondo noi.

L’estate nei tuoi occhi (ultima stagione)

È la serie che ha diviso il pubblico in fazioni: team Conrad o team Jeremiah (in alcuni casi anche team anti-Belly). The Summer I Turned Pretty (Prime Video) è una delle serie che ha dominato il 2025. Quello che sembrava essere un tormentone adolescenziale, anche nella stagione finale, ha conquistato tutti, anche il pubblico adulto. La serie segue in questa terza stagione Belly nel momento più complicato della sua crescita: scegliere.

Tra Jeremiah, affascinante ma ancora immaturo, e Conrad, il fratello tormentato con cui il passato non è mai davvero passato, il cuore oscilla tanto quanto il futuro. Restare nella rassicurante città di villeggiatura o partire per studiare a Parigi, bella quanto lontana. L’adattamento dei romanzi di Jenny Han gioca con la nostalgia dei teen drama alla The O.C. e Dawson’s Creek, ma prende sul serio le emozioni della sua protagonista. Il risultato è una storia che promette una felicità sospesa nel tempo, dolce e luminosa come una pesca comprata lungo la strada.

Scissione (seconda stagione)

Chi siamo fuori dal lavoro? Sembra una domanda banale, e invece molto spesso per performare meglio siamo costretti a spogliarci di molte delle cose che formano la nostra identità. In ufficio non possiamo portare drammi personali, traumi, nemmeno distrazioni “positive” come cotte e innamoramenti. Nell’universo di Scissione è possibile scindersi, appunto, in due persone diverse: quella fuori è completa di tutte le gioie e i dolori della vita, quella dentro al luogo di lavoro è “svuotata” di tutto ciò che potrebbe rallentarla. Il successo di ogni stagione agli Emmy parla da sé, Scissione è un prodotto imperdibile per tutti, soprattutto ora.

M – Il figlio del secolo

Luca Marinelli, armato del suo talento e di una protesi a regola d’arte, ha dato vita al personaggio più controverso della storia italiana: Benito Mussolini. In M – Il figlio del secolo, l’attore in primis ha dovuto cercare di prenderlo sul serio, perfino di capirlo, per potergli dare vita al meglio. E come lui, il resto del cast, che ha ricreato con accuratezza storica la formazione dei Fasci di combattimento e l’epoca del Ventennio. Una serie scomoda, ironica eppure amara, che ci ha ricordato l’importanza della valorizzazione dei nostri talenti (apprezzati in tutto il mondo) e della Storia, che non va mai dimenticata.

Stranger Things (ultima stagione)

L’ultima stagione dell’amatissima serie dei Duffer Brothers è divisa in quattro parti e ha debuttato lo scorso novembre. La trama è partita con uno stacco di pochi mesi rispetto alla fine della quarta stagione, e ci ha teletrasportati in un’Hawkins reduce da una sorta di lockdown controllato dal corpo militare. Vecna e i pericoli del Sottosopra, però, non hanno tardato ad arrivare e per i ragazzi è arrivato finalmente il momento di sciogliere tutti i nodi, sconfiggere definitivamente il Male e – last but not least – riportare “a casa” Max. Per il finale dobbiamo attendere ancora qualche giorno, e non potremmo essere più in trepidazione.

The White Lotus (terza stagione)

Dopo una stagione ambientata nella nostra Sicilia (che ha visto emergere a livello internazionale Sabrina Impacciatore) e una alle Hawaii, per la terza stagione dell’acclamata serie di Mike White la location era l’immaginario resort The White Lotus in Thailandia. Anche se la terza stagione è stata forse la meno amata, tutti i personaggi sono stati in grado di ritagliarsi il loro spazio nel pianeta-meme (da «Piper, nooo!» a «He’s my soulmate») e soprattutto ci hanno regalato momenti di riflessione. Sulle conseguenze del consumismo, sull’ipocrisia delle classi borghesi e imborghesite, sull’eterno dibattito che ci spinge a chiederci se, nei loro panni, agiremmo diversamente oppure no. E quindi, ancora una volta, The White Lotus ci è rimasta nel cuore.

I libri che hanno definito il 2025

Li abbiamo letti nel corso dell’anno e oggi che ci prepariamo a leggere le ultime pagine del 2025 non abbiamo dubbi su quali siano stati i nostri preferiti: te li raccontiamo qui.

Il giorno dell’ape (Paul Murray)

Non c’è libreria che non lo metta nello scaffale degli “imperdibili”, e non c’è dubbio che sia stato il libro dell’anno. Con un abile intreccio di quattro storie e quattro punti di vista, ne Il Giorno dell’Ape Murray (già autore di successi editoriali come Skippy muore, 2015) ha portato i lettori dentro le menti dei suoi strani, a volte odiosi eppure sempre autentici personaggi. Ha obbligato chiunque si addentrasse nel suo mondo a farsi carico di segreti, tradimenti, cospirazioni e avventure scriteriate, intrecciando stili diversi e compiendo un viaggio nelle varie anime della sua Irlanda. Tra romanzo di formazione, realismo magico e saga familiare, il primo vero capolavoro dell’autore è tanto coinvolgente quanto impossibile da etichettare.

Una catastrofica visita allo zoo (Joel Dicker)

Libro della svolta, libro politico, libro per lettori dai 7 ai 120 anni. Sono alcune delle definizioni attribuite al nuovo romanzo di Joël Dicker, La catastrofica visita allo zoo (La Nave di Teseo), che ha una narratrice molto speciale, la piccola Josephine che – anche se cresciuta – narra una storia avvenuta nei suoi 8 anni con la stessa voce di allora. Quando era il capo geniale (e l’unica femmina) di una sgangherata banda di bambini di una scuola “speciale”, e in un venerdì prenatalizio una serie di eventi a catena ha portato a una catastrofe durante la gita scolastica allo zoo. L’autore svizzero da oltre 20 milioni di copie vendute nel mondo ha scritto una favola moderna che mantiene i misteri del crime ma affronta temi attuali e universali: i rapporti tra genitori e figli, la diversità, il bullismo, i social media, l’inclusione.

The Let Them Theory (Mel Robbins)

The Let Them Theory è un manuale di self-help nato da un video pubblicato in rete nel maggio 2023 dalla speaker motivazionale Mel Robbins che ha collezionato 33 milioni di visualizzazioni. Instant bestseller negli Stati Uniti, è stato il vero caso editoriale dell’anno. Il suo obiettivo? Semplice, impedire che le opinioni degli altri influenzino la nostra vita. Un’amica ti ha tagliato fuori dalla sua vita? Lasciala fare. Tua cugina sta ancora con quel fidanzato arrogante? Lasciala fare. Tuo figlio non vuole iscriversi alla facoltà perfetta per lui? Lascialo fare. «Ogni volta che stai per fissarti sulle azioni di qualcun altro, ripeti a te stessa: “Let them”, lasciali fare!» esorta Robbins nel suo libro. E, pagina dopo pagina, ci cambia la vita.

Raccontami tutto (Elizabeth Strout)

Vincitrice del Premio Pulitzer per il romanzo Olive Kitteridge, Elizabeth Strout ci riporta nel Maine. E a guidarci in queste nuove trame sono ancora i personaggi iconici che abbiamo incontrato e amato nei suoi libri precedenti: Lucy Barton, Bob Burgess e Olive Kitteridge. Ci ritroviamo a passeggiare nei boschi con loro e a riflettere sulle tante “vite ignorate” che ci circondano, esistenze che solo in apparenza passano su questo pianeta inascoltate e non viste.

Ma per nostra fortuna ci sono Lucy, scrittrice dall’infanzia difficile che si è rifugiata a Crosby dopo aver vissuto a New York, e Olive, una burbera insegnante in pensione che si apre al racconto di vite che l’hanno toccata, che cercano di capire il senso di ogni storia. E al centro del libro non c’è una sola storia ma, come nelle Mille e una Notte, ci sono tante storie che si intrecciano e che, tra presente e passato, ci guidano a riflettere su amicizia, amore, solitudine, lutto e il “mistero che tutti quanti siamo”.

Quello che possiamo sapere (Ian McEwan)

Il mondo è finito. O almeno così ci raccontano. Mari che inghiottono le città, guerre che ridisegnano le mappe, tecnologie che smettono di salvarci. Eppure, anche quando tutto crolla, l’amore, il desiderio, la vanità e le ossessioni restano esattamente dove li avevamo lasciati. Quello che possiamo sapere, l’attesissimo romanzo di Ian McEwan uscito in questo 2025, parte da una catastrofe globale per arrivare a una verità molto più scomoda e sorprendentemente umana.

Tra università salvate sulle alture, biblioteche in fuga dall’acqua e una ricerca quasi avventurosa di una poesia perduta, il libro parla di desiderio, di matrimonio, di tradimento, di vanità intellettuale e di amore. La distopia, alla fine, si incrina: il futuro non trascende il presente, lo replica. Cambia il mondo, non l’umano. È questa la morale che finisce per smentire il manifesto stesso del romanzo: anche dopo la catastrofe, sentimenti, ossessioni e bellezza restano identici. Il mondo crolla, ma la vita — ostinata, fragile, eterna — continua a raccontarsi sempre allo stesso modo.

Le donne del 2025: attiviste, leader, simboli

Shani Louk, il simbolo del 7 ottobre, e le donne di Gaza

Shani Louk
Shani Louk aveva 22 anni, era figlia di papà israeliano e mamma tedesca. Era una tatuatrice, pacifista convinta tanto da aver rifiutato il servizio militare in Israele

Shani Louk è stata forse il volto più noto dei 364 ragazzi israeliani massacrati da Hamas il 7 ottobre, molti rapiti e portati a Gaza. Dopo averla stuprata, le sono state rotte le gambe. Ecco perché gli arti di Shani sono divaricati e piegati in modo innaturale nella scena del pickup che ha fatto il giro del mondo, in cui la gente balla per le strade attorno al cadavere della ragazza e un ragazzino salta sul pianale per sputarle addosso.

Immagini rivoltanti di un orrore senza fine che ancora oggi, nonostante la tregua tra Israele e Hamas, prosegue a Gaza. Dove, riferisce Emergency ancora presente nella Striscia, malnutrizione e condizioni di vita al limite provocano danni continui alla salute delle donne e ragazze. E anche a quelle delle madri, prima e dopo il parto. La maggior parte delle donne e ragazze di Gaza è stata sfollata almeno 4 volte, 250.000 necessitano di supporto nutrizionale urgente. La loro salute fisica, riproduttiva, mestruale e ginecologica è precaria, oltre a quella psicologica. Il blocco degli aiuti pesa sia sulla disponibilità di cibo, che su quella di articoli indispensabili per la cura personale, durante il ciclo mestruale, come gli assorbenti.

Francesca Albanese, divisiva anche nelle scuole

Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, non smette di far discutere. La sua presenza è divisiva anche nelle scuole. Alcuni incontri organizzati in istituti toscani avrebbero violato, secondo il ministro Valditare, una circolare che prevede sempre il contraddittorio per le iniziative di stampo politico. Secondo alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, in questi incontri Albanese avrebbe accusato il governo Meloni di essere “composto da fascisti“ e di “sostenere il genocidio“, Leonardo di essere un’azienda criminale e avrebbe incitato gli studenti a occupare le scuole. Alcune accuse si sono spinte oltre, arrivando al giustificazionismo di Hamas.

Il ministro ha quindi ordinato ispezioni, che verificheranno il rispetto della circolare per incontri organizzati durante l’anno scolastico. Andranno quindi chiarite tante cose, ma secondo noi dovrebbe essere in primis chiarito cosa consideriamo divisivo e politicamente delicato: raccontare i crimini contro l’umanità che avvengono in Palestina è divisivo? E cosa c’è di politicamente delicato nel difendere i diritti umani e condannare chi li viola? Stiamo comunque parlando di una relatrice delle Nazioni Unite, una giurista e un’esperta. Si può discutere del personaggio, però il lavoro che Albanese ha fatto è approfondito e importante. Che tipo di contraddittorio dovrebbe essere previsto? Un funzionario del governo israeliano, che minimizza la devastazione della guerra a Gaza? Un qualche negazionista dei crimini contro la popolazione palestinese?

Amanda Zurawski, l’attivista per il diritto all’aborto

Amanda Zurawski, nel 2023, ha fatto causa allo Stato del Texas, dopo essersi vista negare un aborto medicalmente necessario nel 2022, fino a entrare in shock settico e trascorrere tre notti in terapia intensiva. Il suo bambino era nato morto mentre lei aveva vissuto un’esperienza di pre-morte. Oggi è diventata un’attivista per i diritti riproduttivi contro il divieto di aborto nel suo stato d’origine, il Texas, e non solo. Anche se la Corte Suprema le ha dato torto, porta avanti la battaglia per i diritti delle donne, affinché a nessuna capiti quello che è successo a lei. Per noi

Le donne iraniane che hanno corso senza velo

Il nostro cuore batte per loro, le donne iraniane che – pare in cinquemila – il 5 dicembre hanno corso una maratona senza velo sull’isola di Kish. BBC Global Women, l’iniziativa editoriale rivolta alla donne di tutto il mondo lanciata nel novembre 2025 dalla BBC, è riuscita a parlare con due maratonete, in lacrime per la gioia di potersi ritrovare tutte insieme in una libertà – seppur momentaneamente – riconquistata. Da quanto sappiamo, due degli organizzatori sono in carcere, mentre gli organi di stampa conservatori hanno definito la manifestazione «indecente e irrispettosa» delle leggi islamiche in vigore dopo la Rivoluzione del 1979. La morte di Mahsa Amini, uccisa nel 2022 dalla polizia islamica perché colpevole di avere una ciocca che fuoriusciva dal velo, ha segnato una svolta. Le proteste da allora non si sono fermate.

AfroféminasGPT, l’AI antirazzista e decoloniale

A fine ottobre l’attivista, direttrice e fondatrice della piattaforma Afroféminas Antoinette Torres Soler ha inaugurato AfroféminasGPT, un modello di AI generativo antirazzista e decoloniale, definito una scommessa politica ed educativa. I testi analizzati sono opere libere appartenenti ad autori come Bell Hooks, Franz Fanon, Chiamamanda Ngozi Adichie, Victoria Santa Cruz e la stessa Torres. Puoi trovarci dentro riflessioni su sessualità, piacere, corpi e autonomia da uno sguardo non vittimizzante; approcci pedagogici per educare le persone più piccole all’autodeterminazione e alla cura; analisi su razza, genere, rappresentazione e pensiero decoloniale. È rivolta a qualsiasi persona abbia un interesse genuino a decostruire il razzismo e vuole una guida chiara ai femminismi neri. A noi sembra una bella novità soprattutto per chi ha “paura” dell’AI e cerca un approccio inclusivo e privo di bias di genere e razziali.

Le donne del 2025: artiste, innovatrici, campionesse

Non è facile sceglierne solo cinque, perché quest’anno le donne che hanno cambiato le cose e ci hanno emozionato sono state tantissime. Nonostante questo, in tempo di bilanci, abbiamo fatto questa selezione: ecco le nostre leader del 2025.

Rosalía, La Perla

Anche se il suo terzo album, LUX, è uscito da meno di due mesi, Rosalía ha ancora una volta alzato l’asticella per tutti gli artisti e ricordato al mondo che la musica che resta è quella che nasce dall’impegno, dalla cura e dall’amore. Per realizzare i brani ha imparato ben 13 lingue, dialetti compresi, e si è immedesimata nelle vite dei Santi: bel modo di concludere quello che è stato a tutti gli effetti l’anno delle Christian girl. I biglietti per il suo tour del 2026 non siamo riuscite a prenderli (ci abbiamo provato tutte), e non l’abbiamo superata.

Bhavitha Mandava, l’apripista

Oggi sembra di aver visto tutto ed è raro poter ancora identificare qualcuno che ha fatto qualcosa per la prima volta. E poi ci sono persone come Bhavitha, che semplicemente esistendo cambiano tutto. Fino a qualche anno fa era una studentessa come le altre – anche se un po’ più illustre, essendo laureanda alla NYU (una delle università più prestigiose della Ivy League) – fino a quando alla fermata della metro non è stata scoperta da un casting director. Da allora, Bhavitha ha sfilato per Bottega Veneta, Dior, Chanel. E quando qualche settimana fa ha aperto (proprio in metro!) la sfilata di Chanel Métiers d’art per Matthieu Blazy, è stata la prima. La prima a mostrare i nuovi look, la prima modella indiana ad avere un onore simile (e che emozione, il video dei genitori che la guardano da casa), la prima a prendere d’assalto il web con uno dei look più semplici della passerella. La storia a volte si fa così, passo dopo passo.

Doechii, la fuoriclasse

Alligator Bites Never Heal ha infranto tutte le regole. È uscito in un periodo atipico per i lanci di album, contiene quasi 20 brani, è un mix di generi che incrocia rap, R&B, pop e sound di nicchia. E Doechii, che pure fa musica da anni, per molti era completamente sconosciuta. Ma quando un progetto è autentico e di qualità, non c’è algoritmo che tenga: nonostante i più non l’avessero vista arrivare, Doechii si è presa tutto e – dal Met Gala alle classifiche della musica – è stata la vera regina del 2025. Persino con il singolo Anxiety, con un sample (quello di Somebody that I used to know) a dir poco intoccabile, ha preso d’assalto radio e charts. Inarrestabile, incontrollabile, imprevedibile.

Valeria Bruni Tedeschi, la Duse

Il suo Duse era uno dei film più attesi al Festival di Venezia, e il suo ritratto della diva per eccellenza è stato perfetto. Nella sua interpretazione, la divina è già agee, e guarda alla sua carriera con lo sguardo dato dall’esperienza e non più l’attrazione per l’avventura tipico della giovinezza. Eppure è una donna forte, intelligente, libera, come sappiamo è stata in vita anche se ci è rimasto troppo poco per poter ricostruire con cura la sua storia. «Oggi abbiamo bisogno di grandi personaggi femminili liberi e loro sono due figure davvero femministe», ci ha raccontato Valeria Bruni Tedeschi parlando della Duse e di Sarah Bernhardt, la “rivale” francese. E chi meglio di lei per realizzare questo splendido seppur arduo compito?

Jasmine Paolini, la vincitrice

Non è stato un 2025 lineare, ma è stato un 2025 enorme. Quello di Jasmine Paolini è l’anno della consacrazione, fatto di vittorie pesanti, scelte coraggiose e di una solidità che ormai non sorprende più. Il momento simbolo arriva a Roma: Paolini vince gli Internazionali d’Italia in singolare, poi completa la doppietta in doppio con Sara Errani. Un’impresa rarissima che la inserisce di diritto nella storia del tennis italiano. Da lì in avanti, il filo conduttore della stagione è proprio la coppia Errani-Paolini: trionfo al Roland Garros, successi nei WTA 1000 e ruolo decisivo nella Billie Jean King Cup, vinta dall’Italia per il secondo anno consecutivo. Nonostante qualche passaggio a vuoto, Paolini chiude l’anno da numero 8 del ranking e con un riconoscimento che pesa: l’ITF incorona lei e Errani campionesse del mondo 2025 in doppio. Più che una sorpresa, la conferma di una stagione che l’ha trasformata da promessa a certezza.

Gli uomini dell’anno, la nuova mascolinità che ci piace

Sono belli e bravi, ma li amiamo perché non temono di mostrarsi fragili e non credono nell’ideale del macho infallibile con cui sono cresciuti. Dal campione che abbraccia gli avversari al primo uomo gay più sexy dell’anno, ecco i nostri gentlemen del 2025.

Jonathan Bailey, eterno principe azzurro

Iniziamo proprio con lui, la star di Bridgerton e Wicked, che la rivista People ha eletto l’uomo più sexy del mondo 2025. Addominale scolpito sì ma animo sensibile: finalmente un ideale di uomo diametralmente opposto alla mascolinità tossica alla quale siamo state abituate da troppo tempo. Grazie People per raccogliere questo cambio di mentalità. Dichiaratamente gay, Jonathan Bailey è una voce importante per la comunità LGBTQ+: ha creato un suo ente benefico, The Shameless Fund, a sostegno della causa. Hollywood, e non solo, è ai suoi piedi.

Pedro Pascal, bello e possibile

Prima che arrivasse Il Trono di Spade – e Narcos, The Mandalorian, The Last of Us, Il Gladiatore II – il curriculum di Pedro Pascal era fatto di teatri Off-Broadway e qualche particina in serie tv. Poi, nel 2014, ha interpretato lo spietato Oberyn Martell e tutto è cambiato. Oggi Pedro incarna un nuovo modello di sex symbol: riflessivo, umile, gentile. Un uomo dalla parte delle donne, che si tratti di sostenere la sorella Lux nel percorso di transizione di genere o di chinarsi cavallerescamente sul red carpet del Festival di Cannes per sistemare lo strascico dell’abito della collega Emma Stone. La sua è una mascolinità femminista, e forse è parte del suo successo: di sicuro, a noi convince.

Bad Bunny, che ha sfidato Trump

Sul palco del suo attesissimo tour lo si vede in rosa, svestito, ballare sculettando e bere qualche bicchiere di birra o mate. Badbunny con il suo Debí Tirar Más Fotos ha raccontato la Porto Rico che gli Stati Uniti vogliono gentrificare, e ora che gira il mondo con la sua musica guarda Trump negli occhi: andrà ovunque tranne che nello stato in cui i suoi compatrioti vengono ricercati per essere deportati, legalmente o meno. Anzi, un salto ce lo farà, giusto per concedersi l’esibizione più importante di tutte: quella del Super Bowl.

Jannik Sinner, il campione

Numero due nel ranking, ma numero uno nell’immaginario (e nei premi che contano). Il 2025 di Jannik Sinner si chiude con una sorpresa che sa di rivincita: l’ITF lo incorona campione del mondo del singolare maschile, beffando Carlos Alcaraz, che pure aveva chiuso l’anno in vetta alla classifica ATP. Una scelta inattesa, che rompe la tradizione e racconta un’altra storia: quella di un campione premiato per continuità, solidità e resilienza, nonostante tre mesi di stop. Un riconoscimento che pesa, perché arriva dall’organo che governa Slam e competizioni storiche. Non è un caso se il nome di Sinner è stato anche il più cercato dagli italiani su Wikipedia nel 2025: oltre 3,8 milioni di visite, più di qualsiasi altra figura pubblica. Segno che il tennis è diventato racconto collettivo, passione nazionale, specchio di ambizione e riscatto. E che Jannik oggi non è solo un campione: è il volto di un anno intero.

Jacob Elordi, lo scapolo d’oro

Un nome che solitamente dopo che lo pronunci lo fai seguire da un sospiro, o da aggettivi che sottolineano la sua immensa figaggine. Insomma, c’è chi lo vorrebbe come boyfriend e chi mente. Ma facciamo le serie e andiamo oltre la sua bellezza. Jacob Elordi vanta una carriera che è una vera e propria scalata verso il successo, dalle rom-com adolescenziali fino ai ruoli drammatici e di spessore l’attore australiano è uno dei più talentuosi e richiesti della sua generazione. Ha conquistato il grande pubblico prima nella trilogia The Kissing Booth interpretando Noah Flynn e poi con Euphoria nei panni del controverso Nate Jacobs. E quest’anno l’abbiamo ammirato (e riconosciuto anche coperto sotto strati di make up e vestiti) nei panni della Creatura in Frankenstein nella nuova versione diretta da Guillermo del Toro. Tieniti pronta perché l’anno prossimo l’appuntamento con Jacob Elordi è al cinema per vederlo in Cime Tempestose nel ruolo di Heathcliff accanto a Margot Robbie. Sussulti di cuore assicurati.